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CHIVASSO. Ai Pogliani riprende l’attività dell’impianto dei pneumatici

CHIVASSO. Ai Pogliani riprende l’attività dell’impianto dei pneumatici

“Non si tratta di una discarica” L’assessore all’Ambiente Pasquale Centin conferma la ripresa dell’attività dell’impianto dei pneumatici, all’interno dell’area delle discariche di Chivasso

Nel cosiddetto impianto “pneumatici”, all’interno dell’area discariche, nel luogo dove nel 2014 scoppiò un incendio, l’attività riprenderà. Non si tratta di una attività di discarica, ma di un impianto di trattamento di rifiuti, non solo pneumatici ma anche altri materiali. Si trova nella parte Est dell’area: si vede il capannone percorrendo la strada della Carletta fra Pogliani e Chivasso.

Ce lo conferma l’assessore all’ambiente del Comune di Chivasso Pasquale Centin: “L’attività riprenderà. Ma non è una discarica. Si tratta di una vecchia autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Torino per il trattamento e valorizzazione di rifiuti speciali non pericolosi (cartoni, cartonati della grande distribuzione e materiali plastici sempre legati alla grande distribuzione). Separano i materiali, li compattano e li rivendono come materie prime alle industrie di filiera. I residui finiscono in altre discariche”.

L’allarme è stato lanciato alcuni giorni fa dai residenti delle frazioni, che avevano notato la comparsa della nuova sigla Green Up, e degli estremi di una determina del maggio 2020 di Città Metropolitana, nel totem all’ingresso delle discariche.

Ricostruiamo la vicenda.  All’interno dell’area delle discariche, da decenni di proprietà della società SMC del Gruppo Waste Italia di Milano, non si trovano soltanto le quattro “colline di rifiuti” da oltre 4 milioni di metri cubi di rifiuti e un impianto per lo sfruttamento del gas prodotto dalle discariche medesime.  Esiste anche da molti anni una tettoia dove vengono stoccati provvisoriamente degli pneumatici. Il sito è stato interessata da tre incendi nel 2002, nel 2003 e nel febbraio 2014, dopo il quale l’attività era stata interrotta per circa un anno.

L’impianto, definito di “messa in riserva di rifiuti speciali non pericolosi”, era stata autorizzata dalla Provincia di Torino nel 2006 per dieci anni. Già nel 2009 SMC ottiene l’autorizzazione a incrementare la potenzialità della linea di triturazione mediante installazione di un nuovo trituratore, e nel 2013 l’autorizzazione a installare due nuovi nastri trasportatori.

All’avvicinarsi della scadenza dei dieci anni, nel SMC chiede e ottiene da Città Metropolitana, con la determina del 9 agosto 2016, un rinnovo per altri dieci anni. Non un mero rinnovo però, ma anche un nuovo potenziamento dell’impianto: l’installazione di una pressa imballatrice per carta, cartone, plastica, nylon; un altro trituratore con deferrizzatore; l’inserimento dell’attività di recupero R12 “scambio di rifiuti per sottoporli” alle attività da R1 a R11; inserimento dell’attività di recupero R3 “recupero sostanze organiche non utilizzate come solventi”.

A questa determina del 9 agosto 2016 è allegato l’elenco dei codici CER autorizzati: legno, plastica, RAEE, vetro, rifiuti della lavorazione della pelle e dell’industria tessile, imballaggi di materiali misti, pastiglie per freni, serbatoi per gas liquefatto, cavi, rifiuti dell’attività di costruzione e demolizione, ecc. 

Dunque SMC fruisce di una autorizzazione a svolgere queste attività fino al 2026. Ma dopo l’incendio del 2014 ci sembra che l’impianto sia rimasto di fatto inattivo. Però adesso, come ci conferma l’assessore, l’impianto ricomincerà a lavorare.

Ricomincerà non più come SMC ma come Green Up, una società nata nell’ambito dello stesso Gruppo Waste Italia più Innovatec. Con la determina dirigenziale del maggio 2020 Città Metropolitana ha infatti preso atto che la titolarità dell’autorizzazione passa da SMC srl, sede legale via Giovanni Bensi 12/3, Milano, a Green Up srl, sede legale via Giovanni Bensi 12/3, Milano.

Che dire? Dopo che nel 2017 Città Metropolitana aveva definitivamente bocciato il progetto Wastend che prevedeva un ennesimo ampliamento delle discariche, dopo che nello stesso anno la nuova amministrazione di Claudio Castello aveva espresso un orientamento nettamente favorevole alla cessazione delle attività di discarica, i chivassesi avevano pensato “è finita”, la discarica chiuderà definitivamente.

Quelle discariche hanno procurato molti guai ai chivassesi e molte grane al Comune. Non ci sono stati solo gli incendi. Fra il 2003 e il 2017 la Provincia e poi Città Metropolitana hanno inflitto ai gestori ben 16 diffide per irregolarità per irregolarità circa odori, incendi, biogas, fluff, percolamento esterno, nerofumo, garanzie finanziarie. Attualmente le tre “colline” Chivasso 1, 2 e 3 sono ufficialmente chiuse, ma continuano a rilasciare percolato che i conduttori non raccolgono, con la conseguenza che deve occuparsene il Comune a spese nostre. Fin dal 2023 nella falda acquifera venne rilevata la presenza di ammoniaca, manganese e nichel in quantità superiore al consentito: nel 2012 il conduttore è stato obbligato a

effettuare una bonifica, ma a quanto ci risulta la bonifica non è mai stata portata a termine. L’incidente più grave accadde nel marzo 2011, quando i carabinieri scoprirono che nelle discariche veniva portato anche il “nerofumo”, proveniente dalla bonifica dell’ex Cisas di Pioltello: una sostanza pericolosa che la discarica non era autorizzata a ospitare. Alla fine del 2013 la Procura di Milano emise un’ordinanza di carcerazione nei confronti dei presunti responsabili: il processo è finito l’anno scorso in prescrizione a Roma.

Ecco perché nel 2017 i chivassesi tirarono un sospiro di sollievo. Ma l’hanno tirato troppo presto. Purtroppo quella grande area è destinata a continuare a fare gola a chi tratta rifiuti. Non ci sarà pace finché non sarà chiusa per sempre.

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