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Una mostra per alimentare i pregiudizi sui bianchi. E' la provocazione della leghista Anna Bono

La Lega è la Lega e i leghisti sono leghisti, non c'è niente da fare. Però ci sono leghisti più leghisti di altri e tra questi c'è sicuramente lei, la consigliera comunale Anna Bono. Impossibile non pensare questo di fronte all'ultimo suo articolo pubblicato l'8 ottobre sul sito "La Nuova Bussolo quotidiana" (https://lanuovabq.it) sulla mostra fotografica #IMMAGINEDEIPREGIUDIZI realizzata nel 2018 e allestita a Ivrea per la seconda volta nell'androne del Municipio dall'Associazione Lucy di Gabriella Colosso. E parliamo di alcune delle 64 foto scattate, nell’ambito del progetto uno@uno una classe un migrante, dagli studenti di sei classi (tre quarte e tre quinte) dell’Istituto Albe Steiner di Torino insieme a Moussa, della Costa d’Avorio, richiedente protezione internazionale ospite della cooperativa Progest. Bene! Che cosa dice Bono? Che la mostra invece di stigmatizzare l'odio per il diverso, finirebbe per avallare l'odio per una particolare categoria umana: i bianchi, nativi, accusati di non accogliere e discriminare gli immigrati. Solo se clandestini ed extracomunitari "È possibile - si chiede Bono - che un progetto concepito con l’intenzione manifesta di sensibilizzare gli studenti di una scuola superiore al problema dei pregiudizi, della discriminazione, dell’intolleranza manchi l’obiettivo e anzi induca ai comportamenti che pretende di stigmatizzare? La risposta è “sì” se in realtà la sua funzione latente è suscitare ostilità e odio nei confronti di qualcuno...". "Ci sarebbe subito da ridire - scrive ancora Bono - sul fatto che i ragazzi autori delle fotografie siano indicati con nome e cognome mentre il richiedente asilo solo per nome, Moussa. Inoltre disturba l’uso nelle didascalie dell’espressione del tutto inappropriata “ragazzo di colore” tutte le volte che nelle fotografie compare un ragazzo non europeo. Ma il peggio è che la mostra è stata chiaramente ispirata da un pregiudizio nei confronti della società italiana e ha come obiettivo ed esito di instillarlo in chi la visita. Il messaggio che le fotografie trasmettono, attraverso diverse soluzioni grafiche, è infatti che gli italiani sono intrisi di pregiudizi e che le persone “di colore” sono vittime della loro intolleranza...". Insomma secondo Bono "un progetto in apparenza buono, contro il pregiudizio, servirebbe in realtà per sgretolare la società italiana, per instillare pregiudizi antioccidentali nelle nuove generazioni usando un metodo collaudato: far sentire quelli che partecipano all’iniziativa virtuosi e fieri di sé in un mondo di cattivi...". E qui ci cascano le braccia. Ma davvero questa donna (che è poi anche quella che non crede al riscaldamento globale) s'è convinta che la mostra serva a instillare pregiudizi nelle nuove generazioni e non sia invece un messaggio che le nuove generazioni inviano alla sua e a chi continua a voler considerare "sacrosanta" una battaglia politica al fenomeno dei migranti e ai profughi? Vabbè poco importa! Basta che sia chiaro a tutti chi è Anna Bono .... Ricercatore in Storia e istituzioni dell’Africa presso il Dipartimento di culture, politica e società dell’Università di Torino fino al 2015,  dal 1984 al 1993 ha soggiornato a lungo in Africa svolgendo ricerche sul campo sulla costa swahili del Kenya. Dal 2004 al 2010 ha diretto il dipartimento Sviluppo Umano del Cespas, Centro europeo di studi su popolazione, ambiente e sviluppo  e fino al 2010 ha collaborato con il Ministero degli Affari Esteri nell’ambito del Forum Strategico diretto dal Consigliere del Ministro, Pia Luisa Bianco. Quello di Anna Bono è un nome e un cognome molto conosciuto nella Lega di Matteo Salvini. Una specie di ideologa di partito, a cui i giornali di tutta Italia fanno riferimento quando si tratta di smontare le politiche sull’acoglienza o certi presunti “miti” sui migranti. E ci sono sue interviste su Formiche.net, su nicolaporro.it, su ilgiornale.it, addirittura su dagospia. Scrive “Direttanews24”: “Si è assunta da anni – in pressoché totale solitudine accademica – un compito tanto arduo quanto meritorio su un tema incandescente, quello dell’immigrazione. E lo fa – il che è ancora più meritorio – in modo non urlato, non aggressivo, non disumano: se è consentito a un laico come me metterla così, lo fa con autentica carità cristiana, con pietas, ma senza pietismo….”. Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri, aggiunge “ha i titoli per farlo. Dodici anni di studi e ricerche passati in Kenya, autrice del saggio Migranti!? Migranti!? Migranti!? edito dalla friulana Segno.” E cosa sostiene la Bono? Semplicemente che gli immigrati non son poveri ma ceto medio… non foss’altro che “per affrontare un viaggio clandestino bisogna affidarsi ai trafficanti e i costi sono elevati, nell’ordine delle migliaia di dollari…”. E poi sempre la Bono spiega un po’ ovunque che «in Africa c’è una percentuale di popolazione giovane convinta che l’Occidente sia talmente ricco che basta arrivarci per fare fortuna». E ancora che tra gli immigrati “gli europei, agli occhi dell’africano medio, sono tutti ricchi”, che “l’europeo è il turista che frequenta alberghi di lusso, oppure il dipendente dell’azienda occidentale che frequenta buoni ristoranti, ha una bella casa, l’automobile, magari l’autista…”. S’aggiunge che “da decenni in Africa arriva dall’Occidente di tutto: medicine, cibo, vestiti. Le Ong scavano pozzi e costruiscono (ottimi) ospedali. Tutto gratis. Questo contribuisce all’idea di una prosperità senza limiti dell’Occidente” e ci sono i trafficanti che “per alimentare il loro business hanno tutto l’interesse ad illudere le persone sul futuro roseo che troveranno in Europa”. Nel suo libro Anna Bono smonta peraltro anche una serie di fake-news, almeno a suo dire. La prima sui profughi che scappano dalla guerra. “Non è vero – spiega in lungo e in largo – Dati alla mano viene fuori che, grosso modo, su 100 migranti che arrivano in Italia, solo 4 si vedranno riconoscere lo status di profugo o rifugiato di guerra. Gli altri 96 sono sostanzialmente migranti economici…”. La seconda sulle condizioni economiche. Non è vero che sono poveri “… sono persone provenienti da paesi stabili (spesso democrazie imperfette, fragili, giovani, ma pur sempre democrazie), e persone che sono state in grado di raccogliere i non pochi soldi (da 5 a 10 mila dollari) necessari a pagare le organizzazioni criminali che lucrano su questo traffico di esseri umani…” L’ultima su “aiutiamoli a casa loro…”. “Tenga conto – dichiarava ad un giornalista di interris.it – che l’Africa da oltre 20 anni registra una crescita economica notevole, e in prima fila ci sono i Paesi da cui proviene la maggior parte dei migranti, solo che queste risorse vengono dilapidate o se ne giovano poche elite”. Morale di Bono? I migranti non scappano nè dalla guerra, nè dalla fame… E può anche essere vero, ma cosa c’è di cristiano o di sbagliato, in tutto questo? Evidentemente nulla, considerando che anche gli italiani che tra il 1861 e il 1985 hanno lasciato il Paese, senza farvi più ritorno (circa 18.725.000). Anche loro avevano acquistato un biglietto e avevano dei soldi in tasca. Ieri come oggi in cerca di un futuro, se non migliore, comunque diverso. E tutto si dovrebbe e potrebbe fare, salvo che impedire ad un uomo, ad un ragazzo e ad una famiglia di “sognare” una vita diversa…    
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