Un’ultima intervista prima di morire, prima di salutare il mondo, i figli, la sua città, le persone che aveva tanto amato e che gli avevano voluto bene. Un’ultima intervista concordata (proprio così) con Giovanni Ossola il giorno dell'inaugurazione di un'agenzia grafica della figlia Pamela in un nuovo quartiere a Chivasso.
"Ci vediamo la prossima settimana..." mi disse. E si presentò puntuale. Correva il marzo del 2011, l'intervista venne pubblicata su un'edizione straordinaria del giornale il giorno dei funerali, celebrati sabato 2 luglio 2011, due giorni dopo la morte. Non sappiamo perché scelse noi o perchè scelse me. O meglio, lo possiamo immaginare, considerando che ero rimasto uno dei pochi giornalisti che conosceva, considerando che a "La Nuova" il settimanale concorrente, di "vecchi" non ne era rimasto neanche più uno. Mi chiese solo di non preannunciare prima le sue condizioni di salute. Sapeva che sarebbe morto di lì a poco e così fu.
(da La Voce del 2 luglio 2011)
Si comincia conl’Aics, l’Associazione Italiana Cultura e sport. C’era una volta l’Aics, anzi no, a Settimo Torinese è cresciuta con lui, con Giovanni Ossola.
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Presi la tessera nel 1963, me lo ricordo bene. All’inizio davo solo una mano, poi Renzo Orio mi chiese di aprire un circolo affiliato e io lo feci. Con Furfaro (vice presidente del Settimo) fondammo la società Calcio La Torre...”
Lo sport, il calcio, quasi tutto a Settimo Torinese passa da qui… A 14 anni, giovanissimo, il primo lavoro, la prima assunzione alla Farmitalia.Di giorno in fabbrica, poi, la sera, di corsa a Torino, all’Istituto tecnico industriale “Casale” di via Ciriè per prendere il diploma. E’ così, di anno in anno, Giovanni Ossola si divide tra lo studio, il lavoro e l’amore per lo sport. “
Ah, quante cose riuscivo a fare. Se penso ai giovani di oggi e a com’eravamo noi alla loro età…!”.
La politica arriva qualche anno più tardi, con in tasca il sogno del partito socialista che a quei tempi già conta tra le sue fila il sindaco Ermanno Bonifetto della componente Lombardiana, ma anche Salvatore Balbo.
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In quegli anni o si era socialisti o democristiani. Non c’erano vie di mezzo. A Settimo le cose stavano più o meno così, con le solite eccezioni che confermano la regola. I contadini votavano democristiano, i lavandai come me e la mia famiglia stavano con i socialisti...”.
Quasi una predestinazione, dunque, per gli Ossola, originari di Settimo da generazioni. Socialista
Giovanni, socialista il papà
Giuseppe (anche lui operaio alla Farmitalia) e socialista pure la mamma Bruna Pederiva (chiamata Ermelinda), mezza veneta dalla parte di mamma.Una famiglia tutta d’un pezzo e di sani principi. “
Sono nato alla Moglia, poi ci siamo trasferiti in via Amendola e quando in casa sono cominciati ad arrivare un po’ di soldi, perché tutti lavoravamo, mio papà decise l’acquisto di una casa un po’ più grossa in via Fantina, che vendemmo per costruirne un’altra tutta nostra in via Pavia….”.
Una sorella:
Felicita. “
E’ del 46. Ha 65 anni. Abita a Rivoli. Di altri parenti diretti non ne ho, a parte l’ingegner Franco e poi c’è Carlo, docente di lettere all’università e figlio dimio zioAntonio che fu assessore della Dc. Di Ossola in giro ce ne sono tanti, ma non li conosco. Per esempio c’è un Giovanni Ossola all’Ativa che ha una tomba di famiglia qui a SettimoTorinese,ma non è mio parente. Ci confondono sempre…”
A 18 anni Giovanni Ossola parte per il militare. Il Car a Bra, poi la scuola artiglieri di Roma e infine la restante naja nel battaglione Susa di Pinerolo. Nel 1964, mentre la sinistra esce dal partito dando vita al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), il PSI va a governare l’Italia nell'esecutivo guidato da Aldo Moro.E’ la prima di una lunga serie di unioni e separazioni che costelleranno per sempre l’idea stessa del socialismo italiano, diviso tra l’essere un po’ più “comunista” o al governo con la Democrazia Cristiana. A Settimo Torinese, caso non più unico che raro, riesce la sintesi: governare con il Pci. Una convivenza che andrà avanti, inossidabile, passando indenne la bufera di tangentopoli.
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Al ritorno dal militare è proprio il sindaco Bonifetto a offrirmi un incarico, nella commissione igienico edilizia. Mi ricordo che c’era Gabetti…”.
Era il 1965. Cinque anni più tardi, nel 1970, Giovanni Ossola assume l’incarico di segretario di sezione. A lui tocca il difficile compito di “galleggiare” dentro e fuori le correnti. Se ne contano cinque anche in città. C’è l’area che si rifà a Francesco De Martino, la più grossa, con quasi il 50 per cento degli iscritti. Segue a ruota quella di Giacomo Mancini, cui aderisce Belfari. Quella di Pietro Nenni e quella piccolissima di Gino Bertoldi, in cui militano, tra gli altri, anche Balbo e Arrotini.
Infine quella di Riccardo Lombardi. E’ quest’ultima a convincere Giovanni Ossola. “
Io non sono mai stato Craxiano. Però un po’ lo sono diventato. Ti dico anche quando. Esattamente dopo l’ultimo suo intervento in Parlamento. Che coraggio! E gli altri? Te li ricordi. Tutti zitti. Nessuno ha parlato. Se solo la politica avesse avuto la forza di uscire allo scoperto per trovare una soluzione. Non sono mai stato craxiano però è a lui che si deve quel concetto sull’ideologia che può anche cambiare il mondo. Ideologia come spinta propulsiva. La storia gli ha dato ragione: il mondo è cambiato e cambierà ancora. Lo farà con la forza delle idee e dei giovani. E’ successo in Italia e sta succedendo ovunque. Resto socialista perché tutto questo, oggi, è ancora più vero. Resto socialista perchè il Partito Democratico di idee non ne ha. Ne ha di vecchie, ma non per il futuro. E poi non si può continuare a sperare di andare a governare vincendo la battaglia politica per via giudiziaria…”
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Cosa voleva dire essere socialisti? Per uno come me che lavorava di giorno e studiava la sera? Per intanto voleva dire non essere democristiano. Allora la Dc era una vera e propria destra conservatrice. I socialisti erano progressisti e i comunisti erano solo comunisti. E poi si era socialisti proprio perché non eravamo così convinti che il socialismo fosse quella roba lì, quello del Pci. Ecco qual’era il senso. Allora molto più di adesso, essere socialisti significava scendere in piazza con i radicali e a fianco dei liberali, per dare battaglia su un’idea moderna della società. Io non mi ricordo di averla mai pensata come il Pci o come la Dc… Non c’è mai stato nulla che ci accomunasse. E quando dico nulla dico zero. Eravamo diversi anche nell’amministrazione della cosa pubblica. Facevamo riunioni interminabili che nascevano da un’ideologia forte. Le sezioni erano una vera palestra, che si condividesse o meno un’opinione….”.
“Dire che oggi il Partito Democratico assomigli un po’ ai socialisti di ieri è una falsità storica. Non sono riformisti. Hanno una cultura comunista e dopo tangentopoli si sono fusi con una cultura democristiana che per alcuni tratti è anche peggiore, perchè più conservatrice…”
Diciamo che il 1970 e gli anni successivi sono per Ossola quelli delle grandi decisioni. Tra le tante, una in particolare.
Il matrimonio con Orianna Zacchi, da cui nacquero Pamela nel 1972 e Riccardo nel 1980. Poi la separazione nel 1983 e la decisione di tenere un figlio a testa. Con Giovanni resta Pamela e con Orianna Riccardo.
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Con Orianna siamo sempre andati d’accordo. Anche adesso. Nel momento del bisogno ci si è sempre ritrovati…”.
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Ho conosciuto Orianna dallo zio, titolare di un Bar a Settimo, il bar Milano…”. “
Dopo il matrimonio abbiamo abitato per tanti anni in via Italia 88. Poi ci siamo trasferiti in via Pavia, dove abito ancora adesso nella casa dei mie genitori…”
Per il primo incarico nell’esecutivo della città occorrerà aspettare il 1980. Alle elezioni Giovanni Ossola è il primo eletto della sua lista. Entra in giunta, vicesindaco di Tommaso Cravero, altro torinese catapultato in città.
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Da lui ho imparato molto. Ho imparato tutto…”. Le deleghe sono quanto di più complicato ci si sarebbe potuto immaginare.
Il bilancio e i lavori pubblici. “
Quell’incarico mi costò una fatica immane. In termini di lavoro. Non bastava avere una medaglia al petto, bisognava poi guadarsela sul campo…”. Intanto a Roma, proprio quell’anno, si inaugura la stagione del "Pentapartito", costituito dal PSI insieme a DC, PSDI, PLI e PRI, formalizzato con guida socialista nel 1983 (Governo Craxi I e II) e con guida democristiana nel 1987.
Solo per fare dei numeri. Nel 1975 il Pci vale a Settimo il 50,5 per cento e il Psi poco più del 10 per cento. Alle elezioni del 1990 il Pci è al 30 e il Psi al 27. Evidentemente merito di Giovanni Ossola, anche considerando le medie nazionali e l’onda lunga di Bettino Craxi, che eliminando la falce e il martello dal simbolo fa salire il garofano (media nazionale) dal 9,8 per cento nel 1979 al 14,3 nel 1987, fino al 18 per cento del 1990. Dall’80 all’85, gli scontri, in giunta e fuori, tra socialisti e democristiani si fanno sentire.
Scontri politici, per carità. “
Una grande battaglia nacque intorno all’asse sud. Contro di me l’assessore all’urbanistica Giuliano Rivoira della Democrazia Cristiana e Villaschi che era socialista. A quei tempi via Milano e via Torino erano due assi importanti di comunicazione. L’ipotesi che facevo io, e che poi fu realizzata, fu quella di spostare il traffico fuori dal centro storico, per l’appunto in un asse a sud ancora tutto da disegnare. Molti anni più tardi, durante un convegno, Rivoira ammise che io avevo visto giusto e lui no…”
Anche sullo sviluppo urbanistico si discute molto. Da una parte la visione Ossoliana contraria ai quartieri ad hoc per evitare la creazione di ghetti, che pure a quei tempi andavano per la maggiore. “
Già allora i socialisti credevano nella possibilità di amalgamare classi sociali e diversi modi di intendere la vita o di viverla. Creare meccanismi di contatto tra meridionali e settentrionali, ricchi e poveri, avrebbe fatto la differenza e a mio modo di vedere a Settimo Torinese l’ha fatta…”
Talmente convinto Giovanni Ossola che dall’urbanistica dipendesse tutto e il contrario di tutto, che quella delega fosse la più importante in assoluto, da tenersela stretta per tutto il tempo in cui fu lui a governare, tolto una breve parentesi con Bigone.
Un ritorno di fiamma tra socialisti e comunisti scoppia a Settimo nel 1985, con un accordo che passerà alla storia, stretto tra Piero Fassino e Carta, presidente della Confesercenti per il Psi provinciale. “
Un accordo semplice semplice. Dal 1985 al 1989 il sindaco l’avrebbe fatto per metà mandato Cravero e per l’altra metà io. Peccato che con un colpo di mano nel 1987 il Pci, disconoscendo l’accordo, fa fuori Cravero, portando alla ribalta Teobaldo Fenoglio….”.
Una vicenda che si chiude con la crisi di giunta, l’avvento del pentapartito e il Pci all’opposizione. “
Finchè il Pci non si convinse
che non ce n’era. Ecco perchè Aldo Corgiat, nel 1995 venne con me a fare il vicesindaco. Prima Corgiat e poi Bisacca, con Corgiat all’Asm…”. “
Nessun accordo sul dopo. Anche perché, dopo di me, trovare o fare un sindaco socialista sarebbe stato velleitario. Ad un certo punto, dopo tangentopoli, in effetti, chiesero alle segreterie provinciali quanti sindaci socialisti fossero rimasti in circolazione. Ne contarono due, uno a Settimo torinese e uno in Sicilia...”.
Già, tangentopoli. E’ il 1992. E’ l’anno dell'inchiesta "Mani Pulite", che colpisce il segretario nazionale Bettino Craxi, ma mette in crisi (quasi) tutti i partiti della cosiddetta Prima Repubblica. Il partito socialista cambia rapidamente molti segretari, fino al definitivo sfaldamento in tante parti. Alle elezioni dell'aprile 1992, il Psi raccoglie il 13,5% dei consensi (perdendo l'1% rispetto alle elezioni politiche precedenti, ma il 4,5% rispetto alle elezioni regionali del 1990) ed elegge 92 deputati e 49 senatori. Il Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, chiede a Craxi una terna di candidati all'incarico di Presidente
del Consiglio e ne riceve l'indicazione: Amato, De Michelis, Martelli, in ordine rigorosamente alfabetico. La presidenza del Consiglio sarà così affidata al socialista Giuliano Amato, il cui governo durerà meno di un anno, indebolito dalle critiche al finanziamento pubblico dei partiti e, soprattutto, dalla sconfitta dei partiti di governo ai referendum del 18 e 19 aprile 1993. Nel maggio 1992 arrivano i primi avvisi di garanzia a molti parlamentari, tra cui spiccano i nomi dei due ex-sindaci di Milano, Paolo Pillitteri e Carlo Tognoli.
A novembre del 1992 l'On. Sergio Moroni e l'amministratore del PSI, Vincenzo Balzamo, sono indagati per ricettazione, corruzione e violazione della legge sui finanziamenti ai partiti. Lo è anche Bettino Craxi, proprio alla vigilia delle elezioni amministrative. Il PSI ne esce decimato, a tutto vantaggio della Lega Nord e del Movimento Sociale Italiano, unici partiti non pesantemente coinvolti dalle inchieste. Craxi lascia la segreteria l'11 febbraio 1993, dopo le rivelazioni sul "conto protezione" che coinvolgono anche il suo delfino Claudio Martelli. L’accusa è di bancarotta fraudolenta.
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In quegli anni andavo in Federazione Torino e tutti mi dicevano che in giro i socialisti non avevano più diritto di parola, che venivano insultati e schifati. A me non è mai successo. Settimo Torinese ha vissuto tutta un’altra storia. Di denunce ne ho prese anch’io ci mancherebbe. Una per una firma apposta, nei panni di assessore, su un’autorizzazione ad una gara di bocce, che avrebbe dovuto firmare il sindaco. Un'altra per i lavori al Palazzo Municipale. Tirato in ballo sebbene fossi fresco di nomina… Detto questo è evidente che in quegli anni si fosse raggiunto l’apice di un malgoverno che era anche malcostume. Molti si consideravano intoccabili. In molte amministrazioni comunali i lavori se li aggiudicavano le imprese che, guarda caso, avevano fatto offerte che erano la media esatta delle offerte presentate. Come si poteva pensare che non ci fossero dei truschini? Questo non era giusto. Altra cosa i partiti. Di sicuro le organizzazioni politiche, per come erano strutturate allora, non avrebbero potuto fare a meno dei finanziamenti illeciti. I partiti facevano tutto. Accusare l’intero sistema fu “falso moralismo”. Quei soldi servivano per permettere a chiunque di far politica. D’altro canto è vero che chi i soldi li ha, come Berlusconi, non ha bisogno di finanziamenti illeciti. La domanda che ti faccio è questa: meglio lui?... Altra domanda. Siamo così sicuri che il mondo sia poi così cambiato? Esistono ancora oggi imprenditori pronti a metterti i soldi sotto il naso. Se esistono gli imprenditori senza scrupoli, esistono pure i politici. Io dico oggi e dicevo allora che un conto era essere segretari di un partito, che potevano anche essere legittimati a prenderli, altro paio di maniche era essere amministratori e io non li ho mai presi. Diciamo che ero un personaggio anomalo e in molti me lo hanno riconosciuto…”
Nel 2004 la famosa staffetta con Aldo Corgiat, alla guida della città di Settimo. A Giovanni Ossola, che dal 1990 è consigliere provinciale, il presidente Saitta assegna la delega alla viabilità.
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In realtà il primo a proporre la candidatura di Corgiat fui proprio io. Lo dico adesso. Non so se feci un errore di valutazione. So solo che a metà del suo primo mandato gli dissi che avrei voluto discutere di un paio di cose. Ci abbiamo messo un anno per incontrarci e quando lo abbiamo fatto i socialisti sono usciti dalla giunta e dalla maggioranza. Non condividevo quasi nulla del suo operato, a partire dal progetto di Laguna Verde, che non ha concordato con Torino. Mi ha sempre definito “risorsa” e avrebbe voluto farmi fare il presidente di Seta o di Asm. In realtà non ha mai voluto condividere le scelte o utilizzare la mia esperienza...”.
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