Chiamateli pure irriducibili, incoscienti, infantili. Chiamateli come volete ma solo chi ha il
Carnevale nelle vene può capirli. E loro, aranceri di vecchia data, tutti gli anni entusiasti come se fosse la prima volta, lo stop alla battaglia di Ivrea, deciso domenica scorsa e entrato in vigore dalla mezzanotte, proprio non sono riuscito a mandarlo giù.
Appuntamento dunque nei pressi del campo sportivo di Borgofranco, ad una manciata di chilometri dalla città “rossa”. Quando il “tam tam” si è messo in moto sui social, le adesioni sono cominciate a crescere a vista d’occhio. Sarebbero dovute passare inosservate e, invece, qualcuno (sempre il solito) ha pensato bene di informare le forze dell’ordine.
Morale?
All’appuntamento c’erano gli aranceri e pure i poliziotti.
Qualche parola, uno scambio di vedute e poi la decisione di sotterrare l’ascia, pardon l’arancia di guerra. Niente da fare. Impossibile aggirare l’ordinanza firmata dal Governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio in tandem con il Ministro della salute Roberto Speranza.
Ci riproveranno domani, cioè oggi, a Bollengo, fors’anche a Strambino e a Montalto, questa volta senza troppi “tam-tam”. Luogo “top secret”. Orario “top secret”. Adesioni “top secret...”.
Insomma non se ne esce. Questa davvero non gliela dovevano fare.
Ivrea non si arrende e torna in piazza a cantare
A Ivrea ieri, manco a dirlo e come era immaginabile, sembrava di immergersi dentro ad un altro pianeta. Un’atmosfera surreale. Tra negozi chiusi e semichiusi e qua e là gli incaricati delle varie ditte che smontavano tutto ciò che doveva essere smontato.
Poi in lontananza senti che qualcosa si muove. Ed eccoli lì, ai giardinetti.
Decine di aranceri impegnati a sfidare il divieto di “aggregazione” e a cantare, cantare, cantare, tra le altre cose anche canzoncine contro i “giornalisti” colpevoli e pure rei confessi di aver dato troppo spazio al “Coronavirus”.
Il sindaco Sertoli disobbedisce a sè stesso
Infine, come per magia, intorno alle 18, di nuovo in tanti davanti al Municipio, in piazza di Città ad applaudire Violetta e il Generale e poi lungo via Palestro.
Ed è di nuovo l’ora della musica dei pifferi, di nuovo gente in strada, di nuovo lacrime.
Incredibile ma vero, in prima fila, quasi a dire “bravi”, anche il primo cittadino, probabilmente a sua insaputa, roba da denuncia, ma tant’è.
Ha fatto anche di più. “Vi aspetto domani!”, ha aggiunto.
E i vigili? E i carabinieri? E la polizia? E le forze dell’ordine così solerti a Borgofranco?
Sembra o non sembra una barzelletta? Il sindaco che firma l’ordinanza e poi è il primo a disobbedirsi? Ce n’è abbastanza perchè, non domani, ma al primo consiglio comunale utile qualcuno gli chieda le dimissioni...
Per la cronaca la festa in città è continuata fino a notte inoltrata.
Ed è certo che in tanti si ripresenteranno anche martedì in divisa e con i propri colori
A bocce ferme ci si chiede davvero se, a questo punto, la decisione presa in accordo con il Prefetto, sia stata saggia, più o meno saggia o per niente saggia.
Se Sertoli l’abbia presa lui o il suo Avatar. Alla fine, com’era ampiamente prevedibile, infatti, la città e gran parte dei cittadini non hanno affatto gradito e non si sono arresi.
“Con che diritto ci hanno rubato la festa...?” dicevano ieri.
“Chi sono loro per dirci se possiamo tirare o meno...?” han continuato.
Parole dure, incomprensibili per chi non è di queste parti. E solo chi è nato qui sa che questa è qualcosa di più di una semplice battaglia, pittoresca quanto si vuole, ma pur sempre una battaglia. E’ un rituale. Una roba che appartiene ai muri, alle strade, ai cubetti di porfidi, agli alberi, a tutti ma non ad Alberto Cirio. Nè a lui, nè al turista, nè al gitante fuori porta. Anzi, per dirla proprio tutta, meno visitatori ci sono e,
per chi il Carnevale lo fa, meglio è. Una roba tutta loro, insomma. Ed è come se fosse entrato in casa un ladro a rubargliela...
Il sindaco Sertoli disobbedisce a sè stesso
Infine, come per magia, intorno alle 18, di nuovo in tanti davanti al Municipio, in piazza di Città ad applaudire Violetta e il Generale e poi lungo via Palestro.
Ed è di nuovo l’ora della musica dei pifferi, di nuovo gente in strada, di nuovo lacrime.
Incredibile ma vero, in prima fila, quasi a dire “bravi”, anche il primo cittadino, probabilmente a sua insaputa, roba da denuncia, ma tant’è.
Ha fatto anche di più. “Vi aspetto domani!”, ha aggiunto. Sembra o non sembra una barzelletta? Il sindaco che firma l’ordinanza e poi è il primo a disobbedirsi?
Ed è certo che in tanti si ripresenteranno anche martedì in divisa e con i propri colori
A bocce ferme ci si chiede davvero se, a questo punto, la sua decisione presa in accordo con il Prefetto, sia stata saggia, più o meno saggia o per niente saggia.
Se l’abbia presa lui o il suo Avatar. Alla fine, com’era ampiamente prevedibile, infatti, la città e gran parte dei cittadini non hanno affatto gradito e non si sono arresi.
“Con che diritto ci hanno rubato la festa...?” dicevano ieri.
“Chi sono loro per dirci se possiamo tirare o meno...?” han continuato.
Parole dure, incomprensibili per chi non è di queste parti. E solo chi è nato qui sa che questa è qualcosa di più di una semplice battaglia, pittoresca quanto si vuole, ma pur sempre una battaglia. E’ un rituale. Una roba che appartiene ai muri, alle strade, ai cubetti di porfidi, agli alberi, a tutti ma non ad Alberto Cirio. Nè a lui, nè al turista, nè al gitante fuori porta. Anzi, per dirla proprio tutta, meno visitatori ci sono e,
per chi il Carnevale lo fa, meglio è. Una roba tutta loro, insomma. Ed è come se fosse entrato in casa un ladro a rubargliela...