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SETTIMO. Signore e signori

SETTIMO. Signore e signori

Vedendo così tante donne agli incontri per le elezioni amministrative (un pubblico che di solito è composto di uomini), occorre chiedersi se ci siamo trovati davanti non solo ad una forte partecipazione delle donne alla competizione elettorale, ma anche alla loro affermazione. Cioè se possiamo dire che, a Settimo, non tanto per l’elezione della sindaca (un fatto emblematico in sé) si è davvero rotto quel soffitto di cristallo che, in concreto, impedisce alle donne di rappresentarsi anche in politica. Sono andata a compulsare le carte, trovando una ricerca del Consiglio regionale del Piemonte che risale a circa trent’anni or sono. Io ero tra le consigliere allora intervistate.

I dati del 1990, pur segnando una robusta crescita quantitativa femminile nelle istituzioni locali piemontesi (passando da 371 donne nel 1970 alle 1.406 del 1985) erano sconfortanti: alle elezioni amministrative del 1985, nei comuni sopra i 30 mila abitanti, nessuna donna era stata eletta sindaco, 172 le assessore (il 7 per cento del totale), 639 le consigliere (poco più del 12 per cento).

Nelle elezioni politiche del 2018, all’aumento delle candidature femminili ha fatto seguito un aumento delle elette, portando l’Italia al 29,3 per cento, cioè al di sopra della media dell’Unione europea. Per andare a bomba: dopo queste elezioni regionali, solo tre donne siederanno a Palazzo Lascaris; a queste si aggiungeranno le quattro presenti nel listino del presidente Alberto Cirio. Su undici assessori sono state indicate solo tre donne. Peggio della precedente legislatura, che con dodici donne su cinquantuno consiglieri, l’assemblea regionale piemontese non brillava certo per presenza femminile.

Guardando i dati di questa tornata elettorale per Settimo, le candidate erano moltissime in tutte le liste, merito anche della legge che obbliga i partiti a non sottostimare un genere rispetto all’altro (almeno quattro ogni dieci candidati devono essere di sesso diverso). In caso di vittoria sia dell’una che dell’altro candidato alla carica di sindaco, le consigliere sarebbero state circa un terzo degli eletti, un risultato importante. A urne chiuse e risultati proclamati, le donne elette sono nove (sei nella maggioranza e tre per l’opposizione) su ventiquattro consiglieri, il 37 per cento. In giunta due assessore: una del Pd e l’altra della lista Più Europa. Con i subentri (per effetto delle nomine ad assessore che prevedono la decadenza dal consiglio), nella maggioranza il numero sale a otto, portando la presenza femminile tra le elette a oltre il 45 per cento.

Questo dato ha un precedente: alle comunali del 1990, nella sola lista del Partito comunista italiano, le candidate furono sedici (il 40 per cento): ne risultarono elette ben sei su tredici consiglieri del Pci.

Per la storia: alle elezioni amministrative del 1946 non entrarono donne nel consiglio comunale di Settimo. E neppure con le elezioni del 1951 del 1956. Nel dicembre 1957, però, in conseguenza delle dimissioni di un consigliere comunista, subentrò Emma Guglielmo, la prima donna a entrare nel consiglio comunale di Settimo. Per avere la prima assessora (supplente) si tratterà di aspettare le elezioni del 1960, con la socialista Teresina Fusina.

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