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10 Aprile 2019 - 19:17
“Ho dovuto sopportare ogni giorno un peso enorme, a casa era un insulto continuo”. In tribunale ad Ivrea, dinnanzi al giudice Elena Stoppini, Umberto P., 64 anni, ha ripercorso un’intera storia di rapporti burrascosi con la moglie, i figli, la nuora. L’imputato, residente a Caluso, è accusato di maltrattamenti contro i familiari e lesioni personali. Vicende che sarebbero accadute tra Gassino e Castiglione.
“Non sono un santo, sono una persona come tutte le altre - ha cominciato -. Ho amato e amo i miei figli all’inverosimile, mentre con mia moglie l’amore non c’è mai stato, ci siamo sposati solo per la nascita di nostro figlio”.
Un matrimonio mai decollato, che negli anni è andato sempre più a peggiorare, con liti continue. “Ma non ho mai insultato mia moglie senza che prima mi insultasse o mi provocasse lei - ha spiegato -. Le dicevo tutto quel che mi veniva in mente: “Vergognati, non ti sopporto, mi fai schifo, cerca di curarti”. Frasi che mi venivano fuori di getto, che fanno parte del mio modo di esprimermi. Ma non le ho mai messo le mani addosso”.
Il pm ha chiesto conto di alcune frasi che avrebbe proferito alla moglie: “Ti pesto come una frittella, guardati da qualsiasi cosa, brutta schifosa, grande troia”.
“Può darsi che le abbia dette - ha ribattuto Puopolo -. Ma sono state strumentalizzate, ho sempre solo risposto alle sue provocazioni. Mi chiamava bastardo, figlio di puttana, diceva che la mia è una famiglia di merdosi. Ero io ad avere paura, tanto da chiudermi in camera, mica lei”.
Oltre alla moglie, i rapporti non erano buoni neanche con il figlio. “Parlai con lui perché avevo sentito che la sua futura moglie avrebbe voluto vendere tutto e tenersi i soldi. Volevo che mio figlio le spiegasse che se avesse davvero venduto tutto, i soldi non sarebbero stati suoi ma miei, perché si trattava di beni di mia proprietà”.
Il 23 maggio 2015 i due si sposarono e Puopolo non partecipò alle nozze. Una settimana dopo padre e figlio si incontrarono. “Gli dissi che ognuno avrebbe dovuto pagare le proprie spese, non ce la facevo più ad andare avanti. Mi rispose: “Guarda come ti sei ridotto”. Mi avvicinai e lui mi tirò un pugno, io feci lo stesso”.
Il legame era turbolento anche con la figlia. “Una volta, quando aveva 17 anni, litigammo per una festa. Volevo mi dicesse l’ora a cui sarebbe tornata, le spiegai che sarei rimasto lì ad aspettare per tornare a casa insieme. Ma lei cominciò ad insultarmi e si chiuse in camera. Buttai giù la porta e aprendo la presi sul muso, poi le tirai due sberle come si fa con i propri figli. Fosse stata una bambina, sarebbero state sculacciate”.
In passato Puopolo diede anche una bastonata al figlio. “Aveva passato la giornata a farsi le canne con i suoi amici, puzzava di hashish. Gli tirai una verga flessibile sulle gambe”.
Puopolo e la moglie si sono separati a fine 2015. In aula l’uomo ha detto di averla tradito. “Non l’ho mai ammesso prima - ha concluso -. Ma non ero un traditore, ero una persona che cercava una donna per rifarsi la vita”.
Attualmente l’uomo vive a Caluso, a casa del fratello.
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