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CHIVASSO. Massimo Giuliano e Carla Scalise: insieme nella vita e nel lavoro

CHIVASSO. Massimo Giuliano e Carla Scalise: insieme nella vita e nel lavoro

Massimo Giuliano e Carla Scalise nel loro "Caffè Firenze"

Ho il ricordo di me da piccolo che entro nel bar del nonno ed è come se avessi davanti il parquet, il lunghissimo bancone rosa e i ghiaccioli con lo stecchino, inseriti dentro le formine di acciaio, che mi dava la nonna”...è così che Massimo Giuliano, classe 1959, esordisce quando gli chiedo di parlarmi di lui fin dall’infanzia. E aggiunge: “Mai avrei pensato che avrei riaperto il locale del nonno”. Il locale di cui parliamo è il “Caffè Firenze” oggi sito in via del Collegio 12/c, ma che fino al 1967/68 era in piazza della Repubblica.

Massimo studia al Liceo Classico e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, per poi interrompere gli studi giuridici e iscriversi all’ Isef. La sua gioventù è molto legata al calcio, infatti dai 10 ai 36/37 anni di età gioca come portiere nel “La Chivasso” e nell’ “Amicizia Chivasso”. E’ tifosissimo del “Bologna”, come il papà Pietro Bartolomeo e come suo figlio Ermanno.

Lavora come rappresentante in vari ambiti e come pubblicitario, si impegna per parecchio tempo all’ interno della “Croce Rossa” e scrive anche per quella che allora era una nascente testata locale. Una grande soddisfazione arriva, però, nel 2006, quando col fratello Flavio Giuliano aprono una rivista di scherma a livello nazionale, dal nome “Passione Stoccata”, e vivono insieme questa avventura nel mondo olimpico (e non solo) schermistico. Girano il mondo con atleti del calibro di Aldo Montano, Valentina Vezzali e Andrea Baldini. “A quest’ ultimo sono molto legato” ci confessa Massimo. E continua: “Era emozionante andare alle gare. Molto gratificante. Stando a stretto contatto con gli atleti conoscevi anche un po’ tutte le loro piccole ‘manie’ ”. Nel 2010 purtroppo devono chiudere la rivista, perché è molto dura sostenerne i costi.

Ma non possiamo parlare di Massimo Giuliano senza parlare di sua moglie Carla Scalise. Sono davvero l’espressione vivente del testo di una nota canzone che dice: “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Si conoscono sui banchi di scuola del Liceo Classico “Gioberti” di Chivasso. Fidanzati per 10 anni, fino al 1989, per poi perdersi di vista senza mai, e davvero mai, più incontrarsi per i successivi 10 anni. Ognuno fa la sua vita in quel lasso temporale.

Carla Scalise, anche lei classe 1959, è una donna che è la dimostrazione reale che nella vita può davvero succedere anche l’inaspettato e che possiamo stravolgere in toto ogni nostro aspetto, ogni nostra abitudine e idea. Fin da piccola ha una grande passione per la danza classica, che però pratica solo nei suoi primi anni, per il teatro e il balletto. Voleva fare il medico pediatra da grande, ma si rende conto che non è la scelta adatta a lei, in quanto troppo emotiva, e così si iscrive alla Facoltà di Lingue dove studia russo, giapponese e polacco. “Il mio obiettivo era diventato quello di fare l’interprete e scelgo volutamente lingue diverse dalle solite. E’ una decisione di cui non mi sono mai pentita” ci racconta. Una volta laureata inizia a viaggiare in giro per il mondo, soprattutto in Russia, a Mosca ma anche nei sobborghi, come interprete. “E’ stata una bellissima esperienza di vita, mi ha permesso di conoscere tante belle persone di tutti i tipi, dai più alti livelli a quelli più umili. Mi ha dato la possibilità, in generale, di vedere come viveva la gente. Ho conosciuto tantissimi registi russi, scrittori e ho stretto dei legami fortissimi sia lavorativi che non” ci racconta Carla.

Ma come si incontrano nuovamente Massimo e Carla? Galeotta fu una cena organizzata nel 1999 dai compagni di liceo. A questa cena i due si rivedono e i compagni fanno di tutto per farli sedere vicini. Si raccontano le reciproche vite, riprendono a sentirsi e a vedersi fino a rimettersi insieme. Non si sono mai più lasciati. Evidentemente quando è destino che una cosa succeda poi succede.

Nel 2000 vanno a vivere insieme e si recano a Mosca per un matrimonio e fanno una lunga vacanza. Partono in due e tornano in tre. “A 40 anni ho rivoluzionato la mia vita. - ci dice Carla Scalise. Il sogno primario della mia vita non era avere una famiglia e dei figli. Ma poi ho scoperto che non era così. Soprattutto relativamente ai figli. Quando, nel 2001, è nato nostro figlio non mi riconoscevo più. Ero sempre attentissima a tutto. Da ‘ragazza con la valigia’ ero diventata tutto l’opposto, pur non avendo mai vissuto molto il focolare domestico. Sembrava che lo scopo della mia vita fosse avere un figlio. Sentivo che sarebbe stato un maschio e io lo volevo maschio. Il nome era già deciso, si sarebbe chiamato Ermanno. Lo decisi io, ma appoggiata da Massimo. Era il nome del fratello di un nostro caro amico, un nome che mi è sempre piaciuto, tanto che avevo cercato di convincere diverse amiche a usarlo come nome per i propri figli ed era quello che, da sempre, avrei dato al mio eventuale figlio” conclude.

Carla decide di fare la mamma a tempo pieno e riprende a lavorare dopo 3 anni. Questa volta come interprete di russo libera professionista, ma viaggiando solo in Italia. Nel 2006 viene coinvolta dal marito Massimo Giuliano per collaborare con la rivista di scherma, vista la sua ottima conoscenza del russo e anche considerato il fatto che in Russia e nei paesi della ex Unione Sovietica la scherma è uno sport molto in voga. Ma come già detto nel 2010 la rivista chiude. “Sono stata molto contenta quando, a 6 anni, Ermanno ha scelto la scherma come sport e sono felice che lo abbia fatto decidendolo di testa sua, senza che noi lo influenzassimo. Ora, essendo impegnato su altri fronti, non la pratica più da un anno e mezzo, ma sono comunque entusiasta che l’abbia praticata” ci dice Carla Scalise.

Arriviamo ora al 6 giugno 2016. Questa è la data in cui, insieme, riaprono il “Caffè Firenze”. Data scelta in modo non casuale, in quanto è quella di nascita del nonno, Biagio Giuliano, vecchio proprietario del locale, e anche del papà di Massimo. L’ idea è sua, è determinato a mettere in piedi qualcosa di suo, di creato da lui. Carla è un po’ titubante all’inizio, ma lo appoggia. Vogliono dare vita a qualcosa di diverso dal classico bar, un luogo tranquillo e che abbia un risvolto culturale. “Volevamo e vogliamo rifletterci la nostra vita dentro, tutte le nostre passioni, i nostri studi classici. Il mondo della cultura non è facile, è difficile coinvolgere le persone, ma è molto gratificante - ci raccontano all’unisono. Vorremmo che prendesse sempre più piede l’idea del caffè letterario, artistico e culturale. Qui organizziamo presentazioni di libri, mostre e eventi culturali a vario titolo. Sarebbe molto più facile puntare su altro, ma non fa parte della nostra forma mentis, noi stiamo bene nel nostro piccolo mondo. Anche i colori che abbiamo scelto per il locale, le ambientazioni sono molto legati ai nostri gusti, la nostra casa ha questi colori” aggiungono.

Sono soddisfatta della mia vita, rifarei tutto quello che ho fatto. Questo lavoro è molto impegnativo ma riempie di soddisfazioni. Mai avrei pensato di gestire un locale e di lavorare l’intera giornata con mio marito. Il colmo è che lavoro in un caffè e il caffè neanche lo bevo e proprio non mi piace” ci racconta ridendo Carla.

Anche io sono molto soddisfatto – ci dice Massimo. Ci siamo resi conto che in questi 2 anni e mezzo i nostri sforzi sono stati ripagati. E questo grazie anche alla collaborazione con persone che credono nel progetto e continuano a crederci. Mi riferisco a scrittori ed artisti. Noi ci crediamo, ci mettiamo passione e amore. Siamo contenti di accogliere scrittori emergenti e non e ci fa molto piacere collaborare con l’associazione “Prisma Laboratorio Artistico” facendo esporre ogni mese artisti adulti, ma anche giovani artisti, consentendogli un mese di notorietà, spronandoli a credere un po’ in loro stessi, incitandoli a continuare e a fargli vedere che c’è chi crede in loro. Vogliamo continuare su questo percorso. Per noi è come rinnovare ogni mese il locale grazie a quadri e libri diversi. Cambiare i quadri è come ridipingere ogni volta le pareti di casa, ma dando un senso di continuità” conclude.

Molto interessante è l’ iniziativa di “Bookcrossing” del “Caffè Firenze”. Massimo Giuliano e Carla Scalise hanno immediatamente eliminato le slot machines prima di inaugurare il locale. Al loro posto hanno messo una bella libreria aperta a tutti. Qui non devi acquistare il libro, c’ è un libero scambio. Prendi un libro che ti piace e te lo tieni, in cambio ne porti uno, ma senza obbligo di farlo. “Lo slogan è: ‘se ami il tuo libro lascialo andare’ - ci racconta Massimo. All’ inizio abbiamo collaborato con le biblioteche di Susa, Avigliana e Chivasso, poi con i privati” ci fa sapere.

Belle iniziative, belle e “salutari” per la nostra città. La cultura va incentivata, ne abbiamo tutti bisogno per ampliare i nostri orizzonti, e ognuno di noi può contribuire facendo, anche in piccolo, la sua parte.

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