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CHIVASSO. A processo per il business delle "case fantasma"

CHIVASSO. A processo per il business delle "case fantasma"

Il tribunale di Ivrea

Verranno sentiti tutti. Nessuno escluso. Le vittime, che sono ancora tante e di ogni dove, da Borgaro Torinese a Saronno, nel milanese. E forse  anche l’imputato, se mai si presenterà in aula.  Giovedì mattina, in tribunale a Ivrea, di fronte al giudice Ombretta Vanini, s’è tenuta una nuova udienza del processo a carico di Marco M., 44 anni, di Chivasso, accusato di una serie di truffe online commesse tra il 2014 e il 2015. La Procura eporediese aveva ipotizzato l’eventualità di contestare un’aggravante all’imputato: un’ipotesi, alla fine rimasta tale, che avrebbe consentito d’agire d’ufficio e non solo per querela di parte nei confronti dell’uomo. Il “problema” s’era manifestato un mese fa, alla prima udienza del dibattimento, quando sette testimoni su sette avevano ritirato la denuncia sporta anni addietro in preda alla rabbia e alla frustrazione.  Se anche le altre undici vittime faranno altrettanto quando saranno chiamate a testimoniare, essendo il reato contestato una truffa “semplice”, quindi procedibile solo d’ufficio, la vicenda è destinata a concludersi, per Marco M., con un lungo sospiro di sollievo. Per evitare questo il Pubblico Ministero aveva ipotizzato la contestazione di un’aggravante. All’udienza di giovedì, ha definitivamente accantonato l’idea. Marco M., difeso dall’avvocato Maurizio Pettiti del foro di Torino, continuerà quindi ad essere chiamato a rispondere solo del reato di truffa “semplice”. E amen come andrà a finire. Anche se le truffe, e le vittime, sono tante.  Il chivassese è finito a giudizio per diciotto denunce di altrettanti cittadini furiosi che avrebbero risposto ai suoi annunci sui principali siti di vendite online e che, in cambio, dopo aver versato una caparra o addirittura l’intera cifra pattuita, si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano e qualche centinaio di euro in meno sul conto in banca. Parliamo delle più classiche truffe in cui si può incappare nella rete: cerchi una casa vacanza, versi un acconto, e il sedicente proprietario, come per magia, “simsalabim”, sparisce. Marco M. proponeva alloggi per l’estate a Varazze, Ceriale, Alassio, Loano e Pietra Ligure o case per le vacanze sulla neve a Courmayeur o al Sestriere. Qualche fotografia di un bel panorama, la spiaggia e le piste da sci, la camera da letto, la cucina e il bagno, et voilà il gioco è fatto. Il chivassese ha anche “venduto” due console Playstation e X-Box e due Iphone 6. “Venduto” è, chiaramente, un eufemismo. Tra gli ignari acquirenti c’è chi s’è presentato, il primo giorno di ferie, all’indirizzo indicato nell’annuncio: macchina carica, alloggio occupato e via sulla strada del ritorno, con la poco lusinghiera prospettiva di un ferragosto a casa anziché sotto l’ombrellone. Per queste diciotto vendite non consumate l’imputato s’è portato a casa oltre 7.600 euro: gli importi versati da ciascuna vittima vanno dai 200 euro in su. In un caso c’è chi ha pagato addirittura l’intero costo della casa vacanza, 1.800 euro, salvo poi dover correre subito dai carabinieri il giorno successivo, appena fiutata la puzza di bruciato. Il chivassese sinora non s’è mai presentato in aula. Chissà se lo farà alla prossima occasione. Il 13 dicembre, quando verranno sentiti tutti gli altri undici, arrabbiati, testimoni.
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