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IVREA. Il “patto della frittata fatta”? Reggerà se qualcuno non romperà le uova nel paniere

IVREA. Il “patto della frittata fatta”? Reggerà se qualcuno non romperà le uova nel paniere

Avetta Alberto

“Alla fine si sono guardati negli occhi, proprio come dei teneri amanti, si sono dati due pacche sulle spalle et voilà, di nuovo amici come prima....”. Così scrivevamo la scorsa settimana descrivendo una di quelle scene concepibili solo in una scuola materna. E scrivevamo così per annunciare che nel Partito Democratico di Ivrea, dopo una riunione di maggioranza, (micio micio, bau bau) era di nuovo tornato il sereno tra i “renziani”  e  “pepiani”. Un “patto della frittata fatta” che avrebbe portato di lì a poco i responsabili di tutti i litigi a considerare lettera morta ogni genere di discussione sul Cic e sull’amianto nelle scuole. La richiesta a Enrico Capirone di fare un passo indietro? Lettera morta! Gli annunci apocalittici di dimissioni del sindaco Carlo Della Pepa prima della fine dell’anno? Cancellati anche quelli. Morale? Si arriverà fino alla fine della legislatura, parlando un po’ di meno e cercando maggiore condivisione sulla scelte da fare e su come sbattere, o fracassare, le “uova” degli altri. Tutti rigorosamente zitti almeno fino al prossimo congresso del Pd che si dovrebbe tenere, salvo posticipi non  prevedibili, entro la fine del prossimo mese di ottobre. Epperò, un’altra verità c’era e c’è, almeno per chi sostiene che un diktat sia arrivato direttamente da Torino. E quando si dice Torino, come tutti sanno, almeno a Ivrea, è come se si leggesse “Avetta“, braccio destro del segretario regionale del partito Davide Gariglio, nonchè vicesindaco della Città Metropolitana. Insomma, uno che conta Sarebbe stato lui a dire ai suoi, cioè ai renziani, di prenderla più bassa, di non esagerare, di utilizzare meno i social network. C’è chi dice che avrebbe fatto loro una di quelle ramanzine che di più dure non se ne sarebbero potute inventare. “La politica – avrebbe detto loro – è scienza, non fantascienza. Se andiamo a casa adesso, andiamo a casa tutti e forse per sempre…”. Poteva essere finita qui? Macchè! Quasi a rinvigorire una sua partecipazione alla diatriba vestito da “pompiere” e stato proprio Avetta, nei giorni seguenti, a commentare “Non so se a Ivrea abbiamo  fatto una frittata  - ci ha detto tra il serio ed il faceto -  So che, dopo un po’ di tensione, è prevalso il “buon senso”, da parte di tutti. La politica non è fantascienza e forse nemmeno scienza ma, almeno nella mia esperienza, è una continua tensione alla sintesi fatta di contenuto, di modi e anche di riconoscimento dei ruoli. I Consiglieri sono quelli che prendono i voti dai cittadini e il consenso è elemento irrinunciabile in politica. In Consiglio si affrontano i problemi, i contenuti e si fanno proposte. Le prese di posizione del Consiglio sono legittime e doverose e come tali debbono essere considerate e rispettate. Vivo da anni le tensioni che si generano tra giunta e consiglio: si tratta di una relazione impegnativa che richiede tantissima fatica e altrettanta determinazione da parte di tutti....”. E poi c’è il PD “Si, ci stavo arrivando - continua Avetta - In Canavese alle recenti Europee abbiamo fatto un risultato straordinario e questi tanti elettori ci hanno dato fiducia per governare, ad ogni livello. Il Canavese non si governa senza Ivrea. La Città è troppo importante per il PD, per la sintonia che il nostro partito ha saputo generare con i propri elettori e con tutto il territorio. Insomma questa volta le uova le abbiamo amalgamate in una frittata: ma se non si farà attenzione la prossima volta si potranno anche rompere nel paniere!”. Come dire: Della Pepa avvisato, mezzo salvato”
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