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1300 trapianti a Torino, il cuore della sanità che salva vite: trent’anni di eccellenza alla Città della Salute

Alla Città della Salute una storia fatta di innovazione, équipe e vite salvate

Mauro Rinaldi

1300 trapianti a Torino, il cuore della sanità che salva vite: trent’anni di eccellenza alla Città della Salute

Un numero che non è solo statistica, ma racconto concreto di vite salvate, di attese trasformate in speranza, di medicina che evolve. La Città della Salute e della Scienza di Torino ha raggiunto il traguardo dei 1300 trapianti tra cuore e polmone, confermandosi uno dei poli più importanti a livello nazionale in un settore dove competenza, organizzazione e innovazione fanno la differenza tra la vita e la morte.

Il dato racchiude oltre trent’anni di attività: il primo trapianto di cuore risale all’aprile del 1990, mentre quello di polmone è stato effettuato nel settembre del 1993. Da allora il Centro, oggi diretto dal professor Mauro Rinaldi, ha costruito un percorso di crescita costante, sia in termini numerici sia sul piano tecnologico e clinico. Dei 1300 interventi complessivi, 800 riguardano il cuore – con anche casi combinati – mentre 500 sono trapianti polmonari, tra singoli, doppi e interventi complessi.

Dietro questi numeri c’è un sistema articolato che negli anni ha saputo adattarsi e innovarsi. Il trapianto cardiaco, in particolare, ha conosciuto un salto di qualità con l’introduzione, a partire dal 2006, dei programmi di assistenza meccanica al circolo, fondamentali per sostenere pazienti in condizioni critiche, sia in attesa dell’intervento sia come terapia definitiva.

A fare la differenza sono state anche le nuove tecnologie. L’utilizzo del sistema OCS, che consente di mantenere il cuore in condizioni ottimali durante il trasporto, ha rappresentato un cambio di paradigma nella gestione degli organi. Allo stesso modo, strumenti come il sistema PerTravel hanno migliorato la logistica, rendendo più sicuro e rapido il trasferimento degli organi destinati al trapianto. Un ambito, quello del trasporto, spesso invisibile ma cruciale per la riuscita dell’intervento.

Non meno rilevante l’avvio dei programmi di trapianto da donazione a cuore fermo, una frontiera che amplia le possibilità di reperire organi e che richiede competenze avanzate e protocolli rigorosi.

Parallelamente, anche il settore del trapianto polmonare ha registrato sviluppi significativi. L’introduzione precoce di sistemi di supporto extracorporeo come ECMO, Decap e Novalung ha reso possibile intervenire su pazienti in condizioni estremamente critiche, offrendo una possibilità di sopravvivenza anche nei casi più complessi.

Tra i passaggi più innovativi, l’avvio del programma di ricondizionamento polmonare ex vivo, che permette di recuperare organi inizialmente non idonei, aumentando così il numero di trapianti possibili. Una tecnica che ha ampliato il bacino dei donatori e migliorato l’efficacia complessiva del sistema.

Torino si distingue inoltre come unico centro italiano ad aver sviluppato il trapianto combinato cuore-polmone in blocco, una procedura altamente complessa che richiede un livello di specializzazione elevatissimo.

Il risultato dei 1300 trapianti non è però solo il frutto della chirurgia. È il prodotto di un lavoro collettivo che coinvolge una rete ampia: cardiochirurghi, pneumologi, anestesisti, intensivisti, infermieri, perfusionisti, oltre ai coordinatori dei trapianti. Un sistema che funziona grazie alla collaborazione con la rete nazionale della donazione, elemento essenziale per garantire continuità e tempestività negli interventi.

A sostenere questo percorso anche la ricerca e gli investimenti tecnologici. La collaborazione tra Fondazione DOT e Reale Foundation ha dato vita al progetto InnovaTrapianto a Torino, un’iniziativa che punta a rafforzare ulteriormente l’eccellenza del Centro. Nel 2025, grazie a questo programma, sono state introdotte nuove apparecchiature, tra cui un ecografo di ultima generazione utilizzato quotidianamente in terapia intensiva e sistemi avanzati per il trasporto degli organi.

Strumenti che non rappresentano solo un aggiornamento tecnologico, ma incidono direttamente sulla qualità delle cure e sul monitoraggio dei pazienti, soprattutto nelle fasi delicate del post-trapianto.

Il traguardo raggiunto assume quindi un significato più ampio. Non si tratta soltanto di un risultato sanitario, ma di un indicatore della capacità di un sistema di lavorare in modo coordinato, di investire nella formazione e di guardare al futuro.

In un contesto in cui la domanda di trapianti resta elevata e la disponibilità di organi limitata, ogni innovazione che consente di ampliare le possibilità terapeutiche diventa decisiva. Torino, in questo scenario, si conferma un punto di riferimento, capace di coniugare esperienza e ricerca.

Dietro ogni intervento c’è una storia: quella di chi dona e quella di chi riceve. Un intreccio che rende il trapianto non solo un atto medico, ma anche un gesto di solidarietà. Il traguardo dei 1300 interventi racconta proprio questo: un percorso lungo decenni, fatto di competenze, scelte difficili e risultati concreti. E mentre il Centro continua a investire in innovazione e formazione, l’obiettivo resta quello di migliorare ulteriormente gli esiti clinici e ampliare l’accesso alle cure. Perché, in fondo, ogni numero raggiunto è solo un punto di partenza per il successivo.

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