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28 Aprile 2026 - 11:10
Sanità, in Piemonte oltre 3mila operatori “invisibili”: allarme dell’Ordine dei medici
Più di tremila operatori sanitari presenti sul territorio, ma fuori dai percorsi ordinari di riconoscimento professionale. In Piemonte prende forma il fenomeno degli “invisibili” della sanità, medici, infermieri, fisioterapisti e dentisti provenienti da Paesi extra-Ue che lavorano senza un titolo formalmente riconosciuto dal Ministero della Salute. A sollevare la questione è l’Ordine dei medici, che richiama l’attenzione su un sistema definito fragile e costruito su equilibri precari.
I numeri delineano un quadro significativo: sono 3.224 i sanitari in questa condizione, con una presenza trasversale che coinvolge diverse professioni. La componente più numerosa è quella infermieristica, seguita da 518 medici e oltre 160 odontoiatri. Le provenienze sono ampie e diversificate, dall’America Latina all’Est Europa, fino al Nord Africa e all’Asia.
Il nodo centrale riguarda il riconoscimento dei titoli. Senza questo passaggio, i professionisti non possono essere iscritti agli ordini e quindi non rientrano pienamente nel sistema sanitario regolato. Tuttavia, la necessità di garantire i servizi ha portato la Regione a utilizzare strumenti straordinari, consentendo l’impiego temporaneo di personale formato all’estero. Una scelta che si inserisce in un contesto segnato da una carenza strutturale di medici e infermieri, problema che interessa l’intero Paese ma che in Piemonte assume dimensioni particolarmente rilevanti.
La Regione ha infatti prorogato fino al 2029 il ricorso a questi professionisti, permettendo alle strutture sanitarie, pubbliche e private, di mantenere operativi reparti e servizi. L’elenco dei sanitari autorizzati all’esercizio temporaneo viene aggiornato periodicamente, ma secondo l’Ordine dei medici restano criticità significative nei meccanismi di controllo.

Il sistema di accesso, basato su una dichiarazione di possesso del titolo, non prevede una verifica approfondita attraverso canali ufficiali. In pratica, le istituzioni regionali si limitano a controlli documentali, senza poter valutare nel dettaglio il percorso formativo o le competenze effettive dei professionisti. A questo si aggiunge un ulteriore elemento: l’assenza di requisiti stringenti legati alla conoscenza della lingua italiana, aspetto fondamentale nel rapporto con il paziente.
Il risultato è un modello che riesce a tamponare l’emergenza ma espone a rischi sul piano della qualità dell’assistenza. L’Ordine parla di un equilibrio instabile, sospeso tra la necessità immediata di coprire i vuoti negli organici e il pericolo di consolidare un sistema basato su soluzioni temporanee.
Tra le proposte avanzate emerge la richiesta di interventi strutturali. Non solo proroghe, ma investimenti nella formazione, programmazione del fabbisogno sanitario e accelerazione delle procedure di riconoscimento dei titoli esteri. A questo si affianca la necessità di rafforzare i controlli e costruire percorsi di stabilizzazione per il personale già presente.
Particolare attenzione viene posta sulla categoria degli odontoiatri, per i quali l’Ordine chiede una valutazione separata. La specificità della professione, legata a competenze tecniche e responsabilità dirette sul paziente, rende necessario un approccio più rigoroso. Da qui la richiesta di escluderli dagli elenchi dei professionisti autorizzati in via temporanea, almeno fino a quando non saranno garantiti criteri di verifica più stringenti.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la tenuta del sistema sanitario. La carenza di personale, aggravata negli ultimi anni da pensionamenti e difficoltà di reclutamento, ha spinto le amministrazioni a cercare soluzioni rapide. L’apertura a professionisti formati all’estero rappresenta una risposta concreta, ma pone interrogativi sulla sostenibilità nel lungo periodo.
La questione degli “invisibili” diventa così un indicatore di una trasformazione in atto. Da un lato la necessità di mantenere operativi i servizi, dall’altro l’esigenza di garantire standard elevati di sicurezza e qualità. Un equilibrio che richiede scelte strutturate e non solo interventi emergenziali.
Nel frattempo, i numeri continuano a crescere e il sistema resta in una fase di transizione, dove ogni decisione incide direttamente sull’organizzazione della sanità e sulla fiducia dei cittadini.
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