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Teatro delle Vittorie in vendita, rivolta delle star: “È un crimine”. La Rai tira dritto

Fiorello, De Martino e Arbore contro la cessione dello storico palcoscenico: scontro sul futuro della tv pubblica

Star della tv contro la cessione del Delle Vittorie, la Rai difende la scelta

Star della tv contro la cessione del Delle Vittorie, la Rai difende la scelta

Lo storico Teatro delle Vittorie finisce al centro di uno scontro acceso tra grandi nomi dello spettacolo e Rai. La decisione di mettere in vendita lo storico palcoscenico romano, insieme ad altri 15 immobili, ha scatenato la protesta di volti noti della televisione italiana, da Fiorello a Stefano De Martino, passando per l’appello lanciato da Renzo Arbore.

Proprio Arbore, in un’intervista, aveva definito l’operazione «avvilente», invitando lo showman siciliano a trasferire lì il suo programma. Una chiamata raccolta subito da Fiorello, che insieme a Biggio ha affisso due cartelli all’ingresso del teatro per protestare contro la vendita. Il messaggio è netto: «E' un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non si dovrebbe vendere, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo, per quello che si è vissuto là dentro».

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Sulla stessa linea anche Stefano De Martino, che si prepara a essere l’ultimo conduttore Rai a lavorare dal Delle Vittorie prima del trasferimento di Affari Tuoi negli studi di Milano. Il conduttore non nasconde l’emozione: «Sin dal primo momento in cui ho messo piede al Delle Vittorie, dove sono in questo momento, ho vissuto questo luogo come un privilegio». E aggiunge: «Mi fa una certa impressione pensare che io sia l'ultimo tra i colleghi della Rai a vivere questo teatro storico e voglio pensare che, come dicono i grandi Arbore e Fiorello, si possano trovare soluzioni diverse».

STEFANO DE MARTINO  - CONDUTTORE TELEVISIVO

Dall’altra parte, la posizione della Rai resta ferma. L’azienda difende la scelta parlando di costi non più sostenibili e di una struttura ormai obsoleta: «i costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura e delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico». La vendita, spiegano, era già stata deliberata nel luglio 2022 dal precedente consiglio di amministrazione: «Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata». E precisano: «L'obiettivo della Rai non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture».

Il Teatro delle Vittorie, simbolo della grande stagione dei varietà televisivi italiani, rientra in un piano immobiliare più ampio che coinvolge 15 strutture per un valore complessivo stimato intorno ai 230 milioni di euro. Solo la sede di via Sempione a Milano rappresenta quasi metà della cifra. Per il teatro romano, il prezzo stimato è di circa 7 milioni di euro, a cui si aggiungerebbero altri 7 milioni necessari per la ristrutturazione.

CAMERA ARDENTE PIPPO BAUDO - USCITA DEL FERETRO DAL TEATRO DELLE VITTORIE RAI

Sull’immobile grava inoltre un vincolo delle Belle Arti, che impone l’autorizzazione del Ministero della Cultura e consente allo Stato di esercitare il diritto di prelazione entro 60 giorni. Proprio su questo punto, all’interno della Rai, c’è chi auspica un intervento del governo per salvare il teatro.

Anche sul fronte interno all’azienda emergono posizioni critiche. Il consigliere Rai Davide Di Pietro ricorda di aver chiesto più volte l’esclusione del teatro dal piano di dismissione, sottolineando come il risparmio derivante dalla vendita sia limitato rispetto all’operazione complessiva. Sulla stessa linea Roberto Natale, che chiede un confronto in Commissione di Vigilanza.

Proprio dalla Commissione arriva un ulteriore segnale politico. La presidente Barbara Floridia, sostenendo la protesta di Fiorello, sollecita un intervento immediato: «superare immediatamente lo stallo in Commissione di Vigilanza» e «consentire la convocazione con urgenza dei vertici della Rai per un'audizione sul piano immobiliare».

Intanto, mentre cresce la mobilitazione del mondo dello spettacolo, resta sullo sfondo l’ipotesi che un grande fondo internazionale possa acquistare l’intero pacchetto immobiliare. Una prospettiva che alimenta ulteriormente il dibattito su memoria, identità culturale e futuro del servizio pubblico.

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