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Cronaca

Si spegne a 106 anni Maria Concetta Tripodi: Strambino perde la sua nonna

Si è spenta a 106 anni la vedova Giancotta, simbolo di un secolo di storia e amore: dal sole della Calabria alla sua casa in Canavese, oggi l’ultimo commosso saluto di un’intera comunità

Si spegne a 106 anni Maria Concetta Tripodi: Strambino perde la sua nonna

La visita della sindaca del 2024

Strambino oggi si è fermata davvero. Non è una frase fatta, non è retorica: è quello che si percepiva nell’aria, nei passi lenti davanti alla chiesa, negli sguardi bassi e nelle parole sussurrate. Perché quando se ne va una persona come Maria Concetta Tripodi, vedova Giancotta, per tutti “nonna Concetta”, non si perde soltanto una donna di 106 anni. Si spegne una memoria, un pezzo di storia, una presenza che sembrava destinata a non finire mai.

Se n’è andata il 23 aprile, in silenzio, come aveva vissuto negli ultimi anni: circondata dall’affetto, protetta da mani familiari, accompagnata da quello stesso amore che lei aveva seminato per una vita intera. E oggi, nel giorno dell’ultimo saluto, quel filo invisibile che la legava alla sua comunità si è fatto improvvisamente tangibile, quasi doloroso.

La sua storia comincia lontano, lontanissimo da qui. A Polistena, in provincia di Reggio Calabria, dove era nata il 19 agosto 1919. Un’altra Italia, un altro mondo. Una ragazza tra gli ulivi, il sole che brucia la pelle, la fatica che arriva presto, quando si è ancora troppo giovani per chiamarla vita. Maria Concetta raccoglieva olive sulle colline della sua terra, con le mani già segnate e lo sguardo pieno di quella dignità antica che non si insegna, si eredita. Nessuno, allora, avrebbe potuto immaginare che quella ragazza avrebbe attraversato più di un secolo, portando dentro di sé guerre, speranze, lutti e rinascite.

Ha attraversato il fascismo, ha visto la guerra e la paura, ha respirato la miseria e poi il lento risveglio del Paese. Ha visto partire e tornare, ha visto cambiare tutto. E poi, negli anni Settanta, anche lei ha fatto quella scelta che ha segnato la vita di tanti: lasciare il Sud, inseguire un futuro diverso. Il viaggio verso il Piemonte, verso Strambino, insieme al marito Domenico Giancotta. Non solo un trasferimento, ma uno sradicamento, una ferita che però lei ha saputo trasformare in radice nuova.

A Strambino non è stata mai “una forestiera”. È diventata casa, e la casa è diventata lei. In quelle strade ha costruito una seconda vita, lunga decenni, fatta di gesti semplici, di quotidianità, di legami veri. Con Domenico, fino a quando lui se n’è andato nel 1982, lasciando un vuoto che però non l’ha mai piegata. Avevano avuto tre figli, e anche quel dolore, quello più grande, quello di doverli salutare tutti, lei lo ha portato con una forza silenziosa, senza mai smettere di guardare avanti.

Negli anni, attorno a nonna Concetta, è cresciuta una famiglia che è diventata il suo mondo. Nipoti, pronipoti, parenti. E soprattutto la nipote Patrizia, che le è rimasta accanto fino all’ultimo respiro, nella casa di via Perrone. Una presenza costante, fatta di cura, di attenzioni, di piccoli gesti quotidiani che diventano tutto quando il tempo si assottiglia. In quella casa non è mai mancato l’amore. E forse è anche per questo che Maria Concetta Tripodi ha saputo vivere così a lungo: perché era circondata da affetto vero.

il ritratto del nipote

Il ritratto del nipote

Era diventata la decana del paese, un simbolo. A 104 anni, quando la sindaca Sonia Cambursano e l’assessore Gianni Ciochetto erano andati a trovarla per portarle fiori e una pergamena, lei aveva accolto tutti con quel sorriso che non l’ha mai abbandonata. Un sorriso leggero, quasi timido, ma capace di raccontare più di mille parole. A 105, a 106 anni, era ancora lì, testimone viva di un tempo che per gli altri è solo nei libri.

E quel volto, segnato ma luminoso, qualcuno aveva provato a renderlo eterno. Il pittore Simone Deluca, uno dei suoi nipoti, le aveva dedicato un ritratto. Non un semplice quadro, ma un gesto d’amore. Esposto nel 2025 nel salone municipale, quel dipinto oggi assume un valore diverso: non è più solo arte, è memoria che resta, è presenza che continua.

La sera del rosario, il 26 aprile, la chiesa si è riempita di voci e di silenzi. Oggi, durante i funerali celebrati da don Maurizio Morella, Strambino si è stretta tutta attorno a lei. C’erano gli anziani che l’avevano conosciuta da sempre, c’erano i più giovani che magari l’avevano incrociata poche volte ma sapevano chi fosse. Perché nonna Concetta era una di quelle persone che non hanno bisogno di presentazioni.

E quando la bara ha lasciato la chiesa, accompagnata verso il cimitero, è stato impossibile non sentire un nodo alla gola. Perché quel percorso non era solo un tragitto. Era un ritorno. Il ritorno definitivo nel luogo che aveva scelto come casa, il luogo dove aveva messo radici dopo aver lasciato la sua Calabria. Due terre, una sola vita.

Una vita lunga 106 anni. Una vita che ha attraversato epoche, dolori, cambiamenti. Una vita che ha saputo resistere, adattarsi, amare. Senza clamore, senza rumore. Con quella forza discreta che appartiene alle donne della sua generazione.

Oggi Strambino la saluta così, con gli occhi lucidi e il cuore pieno. La saluta ricordandola com’era: con il sorriso, sempre. Quel sorriso che ha visto passare un secolo e non si è mai spento. Quel sorriso che oggi, mentre tutto sembra più vuoto, resta l’eredità più grande.

Perché persone come Maria Concetta Tripodi non scompaiono davvero. Restano nei racconti, nei ricordi tramandati, nei gesti che si ripetono. Restano nelle case, nelle strade, nelle vite di chi le ha amate.

E allora sì, oggi Strambino si è fermata. Ma dentro questo silenzio c’è qualcosa che continua a vivere. È la sua storia. È il suo sorriso. È nonna Concetta. Sempre.

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