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27 Aprile 2026 - 10:59
“Padri fuori dalla vita dei figli”: la denuncia di Codici contro i tribunali
L’affido condiviso resta spesso un principio scritto nelle sentenze, ma lontano dalla realtà. È la denuncia dell’associazione Codici, che torna a puntare il dito contro un sistema giudiziario ritenuto sbilanciato, dopo una recente decisione del Tribunale di Torre Annunziata che riaccende il dibattito sulla bigenitorialità.
Nel provvedimento, formalmente viene disposto l’affido condiviso dei figli, ma nella sostanza la gestione quotidiana resta concentrata sulla madre. I minori vengono collocati stabilmente presso di lei, con l’assegnazione della casa familiare, mentre al padre viene riconosciuto uno spazio limitato, scandito da tempi di visita e condizionato dagli impegni lavorativi.
Un assetto che, secondo l’associazione, si ripete con frequenza nelle aule di giustizia. «Formalmente si parla di affido condiviso, ma nei fatti si realizza un affidamento esclusivo», sottolinea Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici. «Il padre finisce per essere una figura marginale, senza un reale ruolo nella quotidianità dei figli».
Alla questione dei tempi si aggiunge quella economica. La sentenza impone al genitore obblighi significativi: dal mantenimento dei figli al contributo per le spese straordinarie, fino all’assegno per l’ex coniuge. Un insieme di oneri che, secondo l’associazione, spesso non tiene conto della reale capacità economica e rischia di tradursi in un peso eccessivo.
Il risultato, evidenzia Codici, è un sistema che non solo limita la presenza del padre, ma contribuisce ad alimentare tensioni e conflitti. «Non si tratta solo di una questione di tempi – prosegue Giacomelli – ma di un equilibrio complessivo che viene meno. Diritti e tutele finiscono per concentrarsi su un solo genitore».

Il tema della bigenitorialità, sancito dalla legge come diritto del minore a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, torna così al centro del confronto. Secondo l’associazione, il problema non è normativo, ma applicativo: le decisioni dei tribunali seguirebbero schemi consolidati che privilegiano automaticamente la figura materna, senza una valutazione concreta caso per caso.
«Quando le sentenze sono costruite su modelli ripetitivi, si svuota il senso stesso della legge», osserva ancora Giacomelli. «Parlare di affido condiviso rischia di diventare un artificio giuridico, se non si traduce in una reale partecipazione di entrambi i genitori alla vita dei figli».
Una critica che si inserisce in un dibattito più ampio, che da anni coinvolge giuristi, associazioni e operatori del settore. Da una parte, la necessità di tutelare i minori garantendo stabilità; dall’altra, l’esigenza di evitare squilibri che possano compromettere il rapporto con uno dei genitori.
L’associazione Codici, impegnata sul tema attraverso la campagna “Voglio papà”, invita i padri separati a segnalare situazioni analoghe e a chiedere supporto. Un’iniziativa che punta a portare alla luce un fenomeno ritenuto diffuso, ma spesso poco visibile. Sul fondo resta una questione aperta: come trasformare il principio della bigenitorialità in una pratica concreta e quotidiana. Una sfida che riguarda non solo i tribunali, ma l’intero sistema di tutela familiare.
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