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Bosconero, cresime senza proteste ma lo striscione divide: “Io sto con don Mario”

Nessuna contestazione durante la cerimonia, ma uno striscione ribadisce il sostegno della comunità al parroco dimissionario

BosconerA Bosconero, per una mattina, il silenzio ha avuto più forza di qualsiasi parola. Dentro la chiesa parrocchiale, domenica 26 aprile, le cresime si sono svolte in un clima composto, senza conte

Bosconero, cresime senza proteste ma lo striscione divide: “Io sto con don Mario”

A Bosconero, per una mattina, il silenzio ha avuto più forza di qualsiasi parola. Dentro la chiesa parrocchiale, domenica 26 aprile, le cresime si sono svolte in un clima composto, senza contestazioni dirette al vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Fuori, però, la comunità ha parlato in modo chiaro, affidando il proprio messaggio a uno striscione: “Io sto con don Mario”. Due piani distinti, ma profondamente intrecciati. Da una parte il rispetto per una celebrazione importante, dall’altra una ferita che resta aperta e che continua a segnare la vita della comunità.

La funzione si è svolta senza tensioni visibili. Il vescovo ha presieduto la cerimonia senza ricevere manifestazioni particolari, né di contestazione né di sostegno. Un clima apparentemente neutro, ma in realtà frutto di una scelta precisa: non trasformare un momento religioso in un terreno di scontro.

Le cresime rappresentano un passaggio fondamentale per i giovani e le loro famiglie, e la comunità ha dimostrato di voler preservare questo significato. La prudenza ha prevalso sulla protesta, almeno all’interno della chiesa. Ma quel silenzio non è stato sinonimo di serenità. Piuttosto, è apparso come una forma di contenimento del dissenso, una pausa in una vicenda che da settimane divide e interroga il territorio.

Alla base del malessere c’è la vicenda di don Mario Viano, parroco molto conosciuto e radicato nel tessuto locale, che poco più di un mese fa ha rassegnato le dimissioni. La decisione è arrivata il giorno successivo a un controllo dei carabinieri forestali nella canonica, nell’ambito di un’indagine della procura di Ivrea. Le dimissioni sono state poi accettate dal vescovo Salera, segnando di fatto la fine del suo incarico pastorale.

Da quel momento, la comunità si è trovata improvvisamente senza una figura di riferimento. Non solo un sacerdote, ma un punto di equilibrio umano e relazionale. Nei piccoli centri, il parroco non è soltanto una guida religiosa: è spesso un presidio sociale, un interlocutore quotidiano, una presenza costante nella vita delle persone. Ed è proprio questo legame che rende la vicenda particolarmente delicata. Se dentro la chiesa ha prevalso la discrezione, fuori il messaggio è stato netto. Lo striscione “Io sto con don Mario” è diventato il simbolo di una posizione condivisa da una parte significativa della comunità.

Non si tratta di una protesta organizzata nel senso tradizionale, ma di una presa di posizione pubblica, semplice e diretta. Un gesto che non alza i toni, ma che non lascia spazio a interpretazioni. In quelle poche parole si concentra un sentimento diffuso: la volontà di esprimere vicinanza al parroco dimissionario e, allo stesso tempo, di chiedere chiarezza su quanto accaduto.

È un messaggio che non rompe formalmente con le istituzioni ecclesiastiche, ma che segnala una distanza crescente. Una richiesta implicita di spiegazioni, di trasparenza, di dialogo.  La giornata delle cresime ha restituito un’immagine complessa. Da una parte una comunità capace di mantenere il rispetto per un momento importante, dall’altra un disagio che non si nasconde. Non ci sono stati scontri, ma nemmeno segnali di riconciliazione. È una situazione di equilibrio fragile, in cui il dissenso non esplode ma continua a esistere, visibile e condiviso.

Questo tipo di dinamica è tipico delle realtà locali, dove i rapporti personali si intrecciano con quelli istituzionali. Le decisioni prese a livello ecclesiastico non restano astratte, ma si riflettono direttamente nella vita quotidiana delle persone. La figura del vescovo Salera si trova inevitabilmente al centro di questa fase. Non tanto per la celebrazione in sé, quanto per le decisioni legate alla gestione della vicenda Viano.

La sua presenza a Bosconero, in occasione delle cresime, rappresentava un momento delicato. Il fatto che non ci siano state contestazioni dirette può essere letto come un segnale di rispetto, ma non necessariamente di condivisione.

Il rapporto tra comunità e diocesi appare oggi attraversato da una tensione latente, che richiede probabilmente un lavoro di ricostruzione e ascolto. La vicenda di Bosconero non riguarda solo una parrocchia. Tocca temi più ampi: il rapporto tra fedeli e istituzioni, la gestione delle crisi, la comunicazione nei momenti difficili.

In contesti come questo, la dimensione emotiva gioca un ruolo centrale. Il legame con un parroco non è solo funzionale, ma anche affettivo. E quando questo legame viene interrotto bruscamente, le reazioni possono essere forti e durature. A distanza di settimane, il sentimento che emerge è quello di una comunità che non ha ancora elaborato quanto accaduto. Lo striscione all’uscita della chiesa non è solo un gesto simbolico, ma il segno di una richiesta ancora aperta.

Bosconero ha scelto la via della compostezza, evitando lo scontro diretto. Ma questo non significa che la vicenda sia chiusa. Al contrario, il silenzio della chiesa e le parole fuori dalle sue porte raccontano la stessa cosa: una comunità che continua a interrogarsi, che chiede risposte e che, soprattutto, non ha dimenticato.

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