Cerca

Attualità

Raccolta firme per don Mario: la comunità si mobilita davanti all’abbazia. "Non è una notizia da vendere. È il nostro parroco!"

Dopo la fiaccolata, nuova iniziativa a San Benigno: tra sostegno e dubbi, il caso divide ancora

Canavese, raccolta firme per don Mario

Canavese, raccolta firme per don Mario: la comunità si mobilita davanti all’abbazia

Non solo la fiaccolata. Dopo le luci accese nella sera, ora arrivano le firme, i messaggi, le testimonianze scritte. La vicenda che ha coinvolto don Mario Viano continua a muovere la comunità e lo fa con una nuova iniziativa: una raccolta firme in presenza organizzata davanti all’Abbazia di Fruttuaria, in concomitanza con la messa del mattino.

L’appuntamento è stato fissato alle 8.45, con l’obiettivo dichiarato di raccogliere non soltanto adesioni formali, ma anche parole personali, pensieri, racconti. «Non è una notizia da vendere. È il nostro parroco», si legge nel messaggio diffuso dai promotori. Una frase che riassume il senso di un’iniziativa che si muove sul terreno della vicinanza umana, prima ancora che su quello delle posizioni pubbliche.

Accanto ai moduli per le firme, è stato predisposto anche un “libro della comunità”, uno spazio aperto dove chi lo desidera può lasciare una testimonianza scritta, firmata, da consegnare direttamente. «In momenti come questi non servono parole perfette, ma parole vere», è l’invito rivolto ai cittadini.

L’iniziativa arriva a pochi giorni dalla fiaccolata che ha attraversato le strade tra San Benigno e Bosconero. Due momenti diversi, ma legati dallo stesso filo: la volontà di una parte della comunità di esprimere sostegno al sacerdote, nonostante l’indagine in corso.

La vicenda, ormai nota, ha avuto origine da un controllo partito da una segnalazione su alcuni animali. Un accertamento che si è progressivamente allargato fino alla canonica, dove (forse) sono stati rinvenuti animali, una quantità di marijuana e denaro contante. Elementi che hanno portato all’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Ivrea.

Da quel momento, la comunità si è trovata davanti a una frattura. Da un lato, chi continua a difendere don Mario, richiamando anni di presenza sul territorio e rapporti costruiti nel tempo. Dall’altro, chi chiede chiarezza e prudenza, in attesa degli sviluppi dell’indagine.

Le dimissioni del sacerdote, presentate subito dopo la perquisizione e accolte dalla diocesi, hanno segnato un passaggio decisivo. Non un provvedimento imposto, ma una scelta che ha comunque lasciato un vuoto. Un vuoto che si riflette anche nella vita quotidiana delle parrocchie, oggi affidate a una gestione temporanea.

La raccolta firme si inserisce proprio in questo contesto, dove il bisogno di prendere posizione convive con l’incertezza. Partecipare significa esporsi, ma anche cercare di tenere insieme un tessuto comunitario che negli ultimi giorni ha mostrato segni di tensione.

Non tutti, però, scelgono di aderire. C’è chi preferisce restare in attesa, chi osserva da distanza, chi ritiene prematuro esprimere un giudizio. È il segno di una comunità che non è più compatta, ma attraversata da sensibilità diverse.

Eppure, anche questa iniziativa, come la fiaccolata, racconta qualcosa che va oltre il singolo caso. Racconta il rapporto tra una comunità e il proprio punto di riferimento, il modo in cui si reagisce quando quell’equilibrio si incrina.

Il caso giudiziario prosegue, con accertamenti ancora in corso. Ma parallelamente continua anche questo percorso collettivo fatto di gesti, presenze e parole. Non per sostituirsi alla verità dei fatti, ma per affermare un legame che, per molti, resta ancora forte.

In attesa che le indagini facciano il loro corso, il Canavese si scopre diviso ma partecipe. E davanti all’abbazia, tra firme e testimonianze, prende forma un altro capitolo di una vicenda che resta aperta.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori