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25 aprile infiamma la Camera: “Bella Ciao” contro l’Inno, Aula spaccata

Salvini non canta e attacca: “Non è un festival”. Tensioni anche nel centrodestra, FI in corteo a Milano

MATTEO SALVINI

MATTEO SALVINI

Il 25 aprile irrompe in Aula e trasforma la Camera in un campo di scontro politico e simbolico. Negli ultimi 44 minuti di una seduta fiume sul decreto sicurezza, iniziata due giorni prima, succede di tutto: le opposizioni intonano “Bella Ciao”, la maggioranza risponde con l’Inno d’Italia e l’emiciclo si divide.

Non tutti però si alzano. I deputati della Lega restano seduti, così come i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Nicola Molteni. Il gesto diventa subito un caso politico. «Siamo qua per il decreto sicurezza, non è un festival canoro - ha poi commentato il vicepremier e segretario della Lega, Salvini - Rispetto l'inno nazionale, ma quelli cantano Bella ciao, mi sembra una mancanza di rispetto».

Salvini e Piantedosi

La tensione, alla vigilia della Festa della Liberazione, è palpabile e anticipa le polemiche che accompagneranno le celebrazioni in tutta Italia. Non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche dentro gli stessi schieramenti.

Nel centrodestra, infatti, rompe gli schemi la decisione dei giovani di Forza Italia di partecipare al corteo nazionale di Milano. Una scelta criticata dalla Lega. «È sbagliato politicizzare il 25 Aprile andando in piazza con i partiti - ha risposto il responsabile del dipartimento giovani della Lega, Luca Toccalini - dal momento che la Festa della Liberazione è la festa di tutti».

Eppure, tra i nostalgici leghisti, qualcuno ricorda il precedente del 1994, quando Umberto Bossi partecipò a sorpresa al corteo milanese, in un clima segnato dall’arrivo al governo di Silvio Berlusconi.

Sul fronte istituzionale, il centrodestra si prepara a celebrare il 25 aprile con cerimonie ufficiali. La premier Giorgia Meloni sarà all’Altare della Patria con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme ai presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani sarà alle Fosse Ardeatine, mentre Salvini si recherà al cimitero americano di Tavarnuzze, dove sono sepolti i soldati statunitensi caduti nella Seconda guerra mondiale.

Il centrosinistra sarà invece presente in diverse piazze. A Milano ci saranno i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, insieme al segretario di Più Europa Riccardo Magi. A Firenze il leader di Iv Matteo Renzi, mentre in Toscana la segretaria del Pd Elly Schlein sarà a Sant’Anna di Stazzema. Il presidente del M5s Giuseppe Conte parteciperà invece alla commemorazione a Napoli.

Ma è proprio in Aula che si consuma l’anticipazione dello scontro. Il fuori programma parte da un trio inedito: Marco Grimaldi, Chiara Gribaudo e Bruno Tabacci, che intonano “Bella Ciao”, subito seguiti dai banchi delle opposizioni.

Da lì si susseguono interventi accesi. «Il 25 aprile è divisivo solo per chi ha nostalgie che noi non accetteremo mai», afferma la capogruppo Pd Chiara Braga, con il fazzoletto dell’Anpi al collo.

Replica la leghista Laura Cavandoli: «La festa del 25 aprile non è la festa della sinistra, ma dell'Italia liberata».

Duro anche l’intervento di Gianfranco Rotondi (FdI): «Questo centrodestra non deve subire nessun esame sul 25 aprile. Voi cantate per dividere».

A chiudere il botta e risposta è Nicola Fratoianni: «Sentire dire in Aula che cantare Bella Ciao, che viaggia sotto braccio all'Inno, è un atto divisivo rivela l'ipocrisia pelosa del vostro appello all'unità».

Una seduta che si chiude tra canti, accuse e simboli contrapposti. E che conferma come, a distanza di 80 anni, il 25 aprile resti una data capace di unire e dividere, accendere il dibattito e riaprire fratture mai del tutto sanate.

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