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24 Aprile 2026 - 19:08
Carceri al collasso - Foto di repertorio
Le carceri italiane sono sempre più affollate e sempre più in difficoltà. Il sovraffollamento ha raggiunto il 138%, con oltre 17mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili. È il quadro allarmante che emerge dal report analitico “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale” del Garante dei detenuti, aggiornato ad aprile 2026.
I numeri fotografano una situazione critica: i detenuti sono 63.938, a fronte di una capienza regolamentare di 46.331 posti, con uno scarto di 17.607 unità. Su 189 istituti censiti, solo 23 restano sotto la capienza prevista, mentre 101 si collocano tra il 100% e il 150% e ben 61 superano il 150%.
La pressione è particolarmente grave in alcune strutture: a Lucca il sovraffollamento raggiunge il 242%, a Foggia il 220%, a Brescia Canton Monbello il 208% e a Lodi il 206%. Quattro istituti oltre la soglia critica del 200%, simbolo di un sistema ormai al limite.
Nel frattempo, si continua a morire dietro le sbarre. A Rebibbia un detenuto romano di 36 anni si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo: è il sedicesimo suicidio registrato nel 2026.
Il report offre anche uno spaccato della popolazione carceraria: oltre il 95% dei detenuti sono uomini, mentre le donne rappresentano il 4,38%. La componente straniera è pari al 31,47%, con 20.124 persone, in gran parte extracomunitari. Sono inoltre 21 le madri detenute e 25 i bambini che vivono con loro.
Dal punto di vista anagrafico, la fascia più rappresentata è quella tra i 25 e i 44 anni, confermando un’età media relativamente giovane tra chi vive in carcere.

Uno dei nodi centrali riguarda le possibili soluzioni per alleggerire la pressione sul sistema. Quasi un terzo dei detenuti potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione. Le pene brevi, fino a tre anni, riguardano il 19,29% dei casi, mentre quelle medie (da 3 a 10 anni) rappresentano la quota più ampia con il 53,84%. Inoltre, oltre la metà dei detenuti ha una pena residua inferiore ai tre anni.
«Le misure alternative sono lo strumento per consentire la prosecuzione dell'esecuzione della pena al di fuori degli istituti penitenziari e incidere sul sovraffollamento», sottolinea Irma Conti, componente del collegio del Garante dei detenuti.
Un sistema sotto pressione, numeri in crescita e soluzioni ancora da attuare: il report del Garante accende i riflettori su una crisi strutturale che continua ad aggravarsi.
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