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Animali dimenticati dall’Europa: il Consiglio AGRIFISH ignora il benessere mentre cresce la protesta

Riforme ferme, milioni di firme ignorate: attivisti e governi chiedono interventi immediati

Animali dimenticati dall’Europa: il Consiglio AGRIFISH ignora il benessere mentre cresce la protesta

Foto di repertorio - Animal Equality

Il benessere animale resta fuori dall’agenda politica europea e scatena nuove polemiche. A denunciarlo è Animal Equality, che punta il dito contro l’assenza del tema nel prossimo Consiglio Agricoltura e Pesca (AGRIFISH) dell’Unione Europea, in programma il 27 aprile a Bruxelles.

Secondo l’organizzazione, la mancata inclusione rischia di ritardare ulteriormente riforme attese da anni. I ministri dell’Agricoltura dei 27 Stati membri si riuniranno infatti senza affrontare formalmente la questione, nonostante ripetuti appelli all’azione arrivati da governi nazionali, membri del Parlamento europeo e da una crescente pressione dell’opinione pubblica.

Al centro dello stallo c’è la revisione delle leggi europee sul benessere animale, che prevede misure come l’eliminazione graduale delle gabbie e il divieto di abbattimento dei pulcini maschi. Una riforma promessa dalla Commissione europea dopo l’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age”, che ha raccolto 1,4 milioni di firme. Le proposte, inizialmente previste per il 2023, sono però slittate almeno fino alla fine del 2026, senza una data certa.

Diversi Paesi hanno già chiesto un cambio di passo. Una coalizione composta da Slovenia, Germania, Austria, Belgio e Malta ha sollecitato l’inserimento del tema tra le priorità, mentre Danimarca e Paesi Bassi hanno sottolineato la necessità di accelerare il percorso legislativo. Nonostante questo, il benessere animale non compare nell’agenda AGRIFISH da gennaio.

L’ordine del giorno del Consiglio è definito con settimane di anticipo dalla presidenza di turno, attualmente affidata a Cipro. L’esclusione del tema dalla riunione di aprile alimenta il timore che la questione venga deliberatamente declassata proprio in una fase cruciale, nonostante una partecipazione pubblica senza precedenti: una recente consultazione sulla riforma ha registrato una delle più ampie adesioni nella storia dell’Unione Europea, con un forte sostegno a favore di norme più severe.

La pressione politica potrebbe intensificarsi nei prossimi giorni. Un’interrogazione orale firmata da 36 eurodeputati di diversi schieramenti obbligherà la Commissione europea a chiarire quando e come intende presentare la legislazione promessa. Il documento sarà sottoposto durante una sessione plenaria del Parlamento europeo nella stessa settimana del Consiglio, anche se non è ancora stato inserito nell’ordine del giorno definitivo, suscitando ulteriore preoccupazione tra gli attivisti.

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Con solo tre riunioni AGRIFISH ancora previste sotto la presidenza cipriota, Animal Equality chiede che il benessere animale venga inserito formalmente nell’agenda e che venga definito un calendario legislativo chiaro e immediato.

Nel frattempo, secondo i dati riportati, circa 300 milioni di animali continuano a essere allevati in gabbia e milioni di pulcini maschi vengono uccisi appena nati.

«La Commissione ha reso pubblico il suo impegno. Il Parlamento ne sta discutendo. Il Consiglio si riunisce lunedì. Ogni istituzione dell'UE ha ora l'opportunità di garantire che questa legislazione vada avanti senza ripetere i ritardi del passato», ha dichiarato Matteo Cupi, vicepresidente europeo di Animal Equality.

La vicenda si inserisce in un contesto già critico: il 5 marzo 2026 la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha esaminato un caso contro la Commissione per la sua inerzia nell’attuazione dell’iniziativa End the Cage Age, segnando la prima volta in cui un tribunale è chiamato a valutare la responsabilità dell’esecutivo europeo per non aver dato seguito a una richiesta dei cittadini.

Animal Equality, organizzazione internazionale attiva negli Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Italia, Spagna, Messico, Brasile e India, continua a lavorare con istituzioni, aziende e società civile per porre fine alla crudeltà verso gli animali d’allevamento.

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