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22 Aprile 2026 - 09:19
Click day nel caos, sito in tilt e famiglie in attesa per ore
C’è chi alza il telefono verso il cielo in cerca di campo, chi ricarica la pagina decine di volte, chi aspetta in silenzio stringendo tra le mani documenti e speranze. È una scena che racconta più di tante statistiche quella che si è vista martedì 22 aprile nel cortile dei Bagni pubblici di via Agliè, nel quartiere periferico Barriera di Milano, dove il click day per il bonus regionale destinato ai bambini da 0 a 6 anni si è trasformato in una lunga attesa, fatta di connessioni che non arrivano e di una burocrazia che, ancora una volta, corre più veloce delle persone.
Il meccanismo è semplice solo sulla carta: un portale online, una domanda da compilare, un contributo da assegnare fino a esaurimento fondi. Ma nella pratica si è rivelato un percorso a ostacoli. Allo scoccare di mezzogiorno, orario di apertura delle richieste, il sistema è andato in tilt. Pochi minuti e il sito di Vesta ha smesso di rispondere, lasciando decine di famiglie bloccate davanti a uno schermo.
Tra loro c’è Ishraga, 26 anni, arrivata dal Sudan. Tiene in mano il telefono, lo solleva istintivamente verso l’alto, come se qualche centimetro in più potesse fare la differenza. Accanto a lei le due figlie, una di cinque anni e una di appena un anno e mezzo. La più piccola piange, mentre attorno si rincorrono domande: «Il link è giusto?», «A te funziona?», «Sei riuscita a entrare?». Nessuno ha risposte certe.
A fare da argine al disordine ci sono i volontari della Casa di Quartiere, che provano a mettere ordine distribuendo numeri e organizzando una fila improvvisata. Un tentativo di riportare razionalità in una situazione che, minuto dopo minuto, si fa sempre più caotica. La maggior parte delle famiglie presenti è di origine straniera. Per molti, oltre al problema tecnico, si aggiunge quello linguistico e digitale: comprendere le istruzioni, accedere con lo Spid, caricare i documenti richiesti non è un passaggio scontato.
Le domande si moltiplicano. «Serve il permesso di soggiorno?», chiede una madre. «No, basta il codice fiscale dei bambini», rispondono gli operatori, cercando di rassicurare. Ma anche chi è pronto con tutta la documentazione si scontra con lo stesso ostacolo: il sito non si apre. Nei computer messi a disposizione dal centro si procede a rilento. In un’ora si riescono a completare appena due pratiche.
L’attesa si allunga. Nel cortile si fermano una quindicina di famiglie, mentre dentro il centro si cerca di alleggerire la tensione con un caffè, una parola, un sorriso. «Siete degli angeli», sussurra una donna ai volontari. È un ringraziamento che racconta molto: non solo la difficoltà del momento, ma anche il bisogno di punti di riferimento concreti in un sistema sempre più digitalizzato.

Quando finalmente il portale torna a funzionare, la situazione non migliora davvero. Compare una schermata con un omino che avanza lentamente, simbolo di una coda virtuale. Indica i minuti di attesa prima di poter accedere alla compilazione. Ma anche qui la realtà supera la teoria. «Il mio omino non cammina», dice una donna, strappando una risata amara al gruppo. È un’immagine quasi surreale, che diventa il simbolo di una giornata sospesa tra ironia e frustrazione.
Più che rabbia, tra le persone in fila si percepisce una forma di rassegnazione. «È una lotteria», commentano in molti. E in effetti il meccanismo del click day, basato sulla rapidità di accesso, finisce per premiare chi riesce a superare per primo gli ostacoli tecnici, più che chi ha realmente bisogno del contributo. Un sistema che, nelle intenzioni, dovrebbe essere rapido ed efficiente, ma che nella pratica rischia di accentuare le disuguaglianze.
Il tema non è nuovo. Negli ultimi anni i click day sono stati utilizzati per l’assegnazione di diversi bonus e incentivi, ma spesso hanno mostrato gli stessi limiti: piattaforme sovraccariche, difficoltà di accesso, esclusione di chi non ha competenze digitali adeguate. In contesti come quello di Barriera di Milano, dove la presenza di famiglie straniere è significativa, queste criticità emergono con ancora maggiore evidenza.
A pesare è anche il fattore tempo. Le famiglie sanno che i fondi sono limitati e che ogni minuto può fare la differenza. Questo alimenta l’ansia, la pressione, la sensazione di trovarsi in una gara più che in una procedura amministrativa. Alcuni, dopo ore di tentativi, decidono di rinunciare. Escono dal cortile con la stessa cartellina con cui erano entrati, senza aver concluso nulla.
Altri resistono. «Ci proviamo», dice Ishraga, senza distogliere lo sguardo dal telefono. È una frase semplice, ma racchiude la determinazione di chi non può permettersi di mollare. Per molte di queste famiglie, quel bonus rappresenta un aiuto concreto per sostenere le spese legate ai figli: asili, materiali, servizi.
La giornata si chiude senza una vera soluzione, ma con una consapevolezza più chiara: la digitalizzazione dei servizi pubblici, se non accompagnata da strumenti adeguati e inclusivi, rischia di lasciare indietro proprio chi avrebbe più bisogno di supporto. E il click day, da opportunità, si trasforma in una prova di resistenza.
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