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21 Aprile 2026 - 11:36
Sclerosi multipla, la sfida parte dalla bocca: al San Luigi una ricerca apre nuovi scenari
La risposta a una malattia complessa potrebbe nascondersi dove meno ci si aspetta: nel microbiota orale. È da qui che parte una nuova ricerca dell’Azienda ospedaliero-universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano, insieme all’Università di Torino, premiata con un finanziamento della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), tra i più competitivi a livello nazionale.
Un riconoscimento che non è solo formale, ma segna l’avvio di un progetto che punta a cambiare il modo di comprendere e affrontare la sclerosi multipla, una patologia neurologica cronica che colpisce soprattutto giovani adulti tra i 20 e i 40 anni e rappresenta una delle principali cause di disabilità in questa fascia d’età.
La malattia, caratterizzata da sintomi eterogenei – dai disturbi visivi alle difficoltà motorie fino ai deficit cognitivi – è ancora oggi oggetto di studio per le sue cause complesse. Alla base c’è un intreccio di fattori genetici e ambientali, tra cui negli ultimi anni ha assunto sempre più rilievo il ruolo del microbiota, cioè l’insieme dei microrganismi che convivono con il nostro organismo.
Se finora l’attenzione si è concentrata soprattutto sul microbiota intestinale, il nuovo progetto accende i riflettori su quello orale, aprendo un campo di indagine ancora poco esplorato ma ricco di potenzialità. L’obiettivo è capire se esista una correlazione tra la composizione dei microrganismi presenti nel cavo orale e l’evoluzione della malattia, con particolare attenzione agli aspetti cognitivi.
A guidare lo studio è Simona Rolla, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell’Università di Torino, affiancata da un team multidisciplinare che integra competenze cliniche e scientifiche. Il riferimento clinico è rappresentato da Eleonora Virgilio, neurologa del San Luigi Gonzaga, mentre il coordinamento complessivo è affidato a Marinella Clerico, responsabile della struttura di Patologie Neurologiche e Specialistiche e figura chiave nel collegamento tra ricerca e pratica clinica.

Il cuore del progetto è l’analisi della saliva, attraverso la quale verranno studiati sia i microrganismi presenti sia i metaboliti prodotti nel cavo orale. Un approccio innovativo che mira a individuare biomarcatori precoci, cioè indicatori biologici in grado di segnalare la presenza o l’evoluzione della malattia in modo semplice e non invasivo.
L’aspetto più promettente riguarda proprio la possibilità di utilizzare questi biomarcatori per prevedere l’andamento della sclerosi multipla, aprendo la strada a diagnosi più tempestive e a trattamenti sempre più personalizzati. In particolare, i ricercatori si concentreranno sul legame tra disbiosi orale – cioè uno squilibrio nella composizione del microbiota – e declino cognitivo, uno degli aspetti più delicati della malattia.
Il progetto si distingue anche per il forte carattere interdisciplinare. Accanto ai medici e ai ricercatori clinici, partecipano infatti esperti di bioinformatica e biologia computazionale, come il gruppo Quantitative Biology dell’Università di Torino. Un contributo fondamentale per analizzare grandi quantità di dati e individuare correlazioni complesse.
Coinvolto anche il nodo italiano dell’infrastruttura europea MIRRI-ERIC, dedicata allo studio delle risorse microbiche, e il Centro Interdipartimentale Atlantis, a conferma di una rete di collaborazioni che amplia il respiro della ricerca.
Il finanziamento FISM rappresenta un elemento decisivo. I progetti selezionati attraverso questo bando devono superare una rigorosa valutazione internazionale basata sul sistema di peer review, che garantisce qualità scientifica e rilevanza clinica. Essere tra i vincitori significa quindi entrare in un circuito di eccellenza riconosciuto a livello nazionale e internazionale.
Questa ricerca si inserisce nel più ampio percorso di innovazione della sanità piemontese, che punta a integrare sempre più strettamente ricerca e assistenza. L’obiettivo è trasformare i risultati scientifici in strumenti concreti per migliorare la diagnosi, la terapia e la qualità della vita dei pazienti.
In questo senso, il progetto del San Luigi Gonzaga rappresenta un esempio concreto di medicina del futuro: più personalizzata, meno invasiva e basata su una conoscenza sempre più approfondita dei meccanismi biologici.
Se i risultati confermeranno le ipotesi di partenza, il microbiota orale potrebbe diventare una nuova chiave di lettura della sclerosi multipla. Un passo avanti che parte da un dettaglio apparentemente semplice, ma che potrebbe aprire scenari inediti nella lotta a una delle malattie neurologiche più complesse.
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