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Costume e società
21 Aprile 2026 - 13:52
Non è solo una delle sue “letterine”. È qualcosa di più diretto, più politico, più esposto. Nella puntata del 19 aprile di Che tempo che fa, la bosconerese Luciana Littizzetto ha scelto come destinatario Papa Leone, trasformando il consueto spazio comico in una riflessione che tiene insieme ironia, attualità e critica sociale.
L’attacco è quello tipico, leggero solo in apparenza: “unico uomo credibile in tunica oltre ad Achille Lauro”, una battuta che strappa il sorriso e subito dopo prepara il terreno a un passaggio più serio. Perché la domanda che Littizzetto mette sul tavolo è netta: “Mi chiedevo dove fossi mentre il mondo cade a pezzi”. Non è un’accusa, ma una richiesta di presenza, di voce, in un momento storico segnato da tensioni internazionali e conflitti.
Il cuore del discorso arriva poco dopo, quando la comica torinese riconosce al Pontefice una scelta precisa: non gesti eclatanti, ma parole semplici. “Prego per la pace”, una frase che Littizzetto definisce quasi ovvia, ma proprio per questo fondamentale. Tanto da immaginare un ipotetico “manuale per Papi” in cui quella frase starebbe alla pagina uno.
Da lì, il bersaglio si sposta. Perché la lettera non resta confinata al Vaticano, ma si allarga alla politica internazionale. Donald Trump e il suo vice diventano il contraltare di quella posizione: da un lato l’attacco al Papa, dall’altro l’idea che la religione debba limitarsi alla “moralità”. Ed è qui che Littizzetto affonda: “Esiste qualcosa di più morale che rifiutare la guerra?”.
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La forza del monologo sta proprio in questo passaggio. Nel ribaltare una parola – moralità – e nel riportarla al suo significato più concreto: la difesa della vita. E ancora, con il suo stile, smonta le contraddizioni: cosa dovrebbe fare un Papa, si chiede, occuparsi “dei tassi dei mutui o del casting di Ballando con le stelle?”.
Ma è nel finale che il tono cambia definitivamente. Sparisce la satira, resta una presa di posizione. “Ogni giorno leggiamo di politici profondamente cristiani”, dice Littizzetto, mettendo in dubbio che quella dichiarazione valga sempre, soprattutto quando in gioco ci sono vite umane. È una domanda che resta sospesa, ma che colpisce proprio perché non ha bisogno di essere spiegata.
L’ultima immagine è quella più semplice e forse più efficace: il Papa sul balcone non è solo. Sotto, dice, ci sono anche tutti quelli che credono in un futuro di pace, anche senza una fede religiosa. È una chiusura che allarga il discorso oltre la religione, trasformandolo in qualcosa di condiviso.
Ancora una volta, Littizzetto usa il linguaggio della televisione per fare quello che le riesce meglio: partire da una battuta per arrivare a una domanda seria. E in un tempo in cui tutto si polarizza, riesce a tenere insieme pubblico e riflessione, leggerezza e profondità. Proprio come nelle sue letterine, che continuano a sembrare leggere, ma non lo sono mai davvero.
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