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18 Aprile 2026 - 14:55
Michelangelo Pistoletto
In un tempo segnato da conflitti, emergenza climatica e solitudini sempre più diffuse, c’è chi continua a pensare che l’arte non sia un ornamento del mondo, ma uno strumento per cambiarlo. È da questa convinzione che prende forma la nuova puntata di “Petrarca”, in onda su Rai3 sabato 18 aprile, dedicata a Michelangelo Pistoletto: artista, teorico e fondatore di una visione che prova a tenere insieme creatività, responsabilità civile e futuro. Dalla sua Cittadellarte di Biella, Pistoletto rilancia infatti una proposta che ha il respiro dell’utopia, ma anche l’ambizione concreta di un metodo: costruire un mondo migliore mettendo l’arte al centro della società. Un’idea che attraversa tutta la sua riflessione e che oggi, davanti a un presente lacerato da guerre, crisi ambientali e crescente individualismo, assume il tono di una sfida culturale e politica.
Protagonista assoluto del programma è Michelangelo Pistoletto, ideatore del Terzo Paradiso e figura tra le più autorevoli dell’arte contemporanea italiana. Intervistato da Gabriele Russo, il Maestro affronta temi che vanno ben oltre il perimetro artistico in senso stretto: filosofia, politica, tecnologia, partecipazione collettiva. Al centro del racconto ci sono alcuni dei concetti chiave del suo pensiero. Anzitutto la “pace preventiva”, missione che gli è valsa la candidatura al Premio Nobel per la Pace. Non una pace invocata dopo la distruzione, ma un lavoro culturale e sociale da costruire prima che i conflitti esplodano. È una prospettiva che ribalta il consueto approccio emergenziale e chiama in causa la responsabilità di istituzioni, comunità e cittadini. Accanto a questo, emerge l’idea della “demopraxia”, termine che sintetizza una pratica della democrazia fondata sull’azione, sulla partecipazione e sulla corresponsabilità. Non solo rappresentanza, dunque, ma coinvolgimento diretto nella costruzione del bene comune. E poi c’è il Terzo Paradiso, forse il simbolo più noto della visione di Pistoletto: un’armonia costruttiva tra natura e artificio, tra dimensione umana e innovazione, tra ciò che il mondo è stato e ciò che potrebbe diventare. Una formula che non cancella i conflitti del presente, ma prova a offrire una direzione.
La cornice di questo viaggio è Cittadellarte, a Biella, luogo-simbolo del laboratorio culturale e sociale costruito da Pistoletto. È da qui che l’artista auspica la nascita di uno “Statodellarte”, definito come un nuovo paradigma tra creazione e società. L’espressione, volutamente provocatoria, suggerisce un cambio di passo: l’arte non più relegata a spazio separato, ma chiamata a incidere nei processi civili, educativi e politici. Il messaggio è chiaro: se il presente appare dominato dalla frammentazione, l’arte può ancora diventare un linguaggio comune, capace di ricucire legami e immaginare soluzioni. Non è una ricetta semplice, né una formula salvifica. Ma è una proposta che, proprio perché ambiziosa, merita attenzione.

La puntata di “Petrarca” si muove in una continua dialettica tra ieri, oggi e domani, affiancando al pensiero di Pistoletto altre storie forti, diverse tra loro ma unite da una tensione etica evidente. C’è Tullio Pericoli, che da Ascoli Piceno porta in scena le sue “Terremobili”, opere che diventano anche un monito sulle ferite inflitte al pianeta. Il suo sguardo, poetico e inquieto, richiama l’attenzione sulle offese continue che l’uomo riserva alla Terra, trasformando l’arte in denuncia e consapevolezza. C’è poi Julia Hill, simbolo di un ambientalismo radicale e concreto: sul finire degli anni ’90 rimase per 738 giorni su una sequoia per salvarla. Un gesto estremo, diventato emblema di resistenza civile e difesa della natura, che ancora oggi conserva una forza narrativa e morale straordinaria. E c’è Helga Schneider, bolognese d’adozione, che nel libro “Il rogo di Berlino” ripercorre la propria vicenda personale e quella della madre, kapo nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Una testimonianza dolorosa, che riporta al centro il peso della memoria e il dovere di non smarrire il senso della storia, soprattutto in un’epoca in cui il passato rischia troppo spesso di essere semplificato o rimosso.
Lo sguardo della trasmissione si allarga anche alla prima metà del Novecento, periodo drammatico ma al tempo stesso attraversato da una straordinaria energia creativa. In questo contesto trova spazio il Futurismo, raccontato attraverso una mostra a Genova. Movimento tra i più innovativi e controversi dell’era moderna, il Futurismo continua a interrogare il presente proprio per la sua natura ambivalente: slancio verso il nuovo, culto della velocità, rottura con il passato, ma anche ombre storiche e ideologiche che ne rendono complessa l’eredità. La scelta di inserirlo nella puntata rafforza il filo conduttore del programma: l’arte come specchio del proprio tempo, capace di generare visioni, ma anche di esporre contraddizioni.
La forza della puntata sta proprio nell’intreccio tra linguaggi e testimonianze. Pistoletto offre una visione sistemica, quasi programmatica, del ruolo dell’arte nella società; Pericoli richiama la fragilità del pianeta; Julia Hill incarna il coraggio dell’azione individuale; Helga Schneider custodisce la memoria del male; il Futurismo ricorda quanto ogni avanguardia porti con sé promesse e rischi. Ne emerge un racconto culturale denso, che non si limita a celebrare figure e opere, ma prova a porre una domanda più scomoda e più urgente: che cosa può fare davvero l’arte davanti alle grandi fratture del nostro tempo? La risposta suggerita da Pistoletto è netta: può ancora essere un motore di trasformazione, a patto che smetta di parlare solo a se stessa e torni a misurarsi con la vita concreta delle persone. In questo senso, la puntata di “Petrarca” non è soltanto un omaggio a un grande protagonista dell’arte contemporanea, ma anche un invito a guardare la cultura non come rifugio, bensì come campo d’azione. E, di questi tempi, non è poco.
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