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Alluvione a San Raffaele Cimena, un anno dopo: “Se ricapitasse, saremmo davvero pronti?”

I volontari dell'AIB ricordano i giorni dell’emergenza e guardano al futuro

Alluvione a San Raffaele Cimena, un anno dopo: “Se ricapitasse, saremmo davvero pronti?”

Alluvione a San Raffaele Cimena, un anno dopo: “Se ricapitasse, saremmo davvero pronti?”

Un anno dopo. Non è solo una data, è un ricordo che resta addosso. Il 16 aprile 2025 a San Raffaele Cimena non è stato semplicemente un giorno di pioggia durante le festività pasquali: è stato il momento in cui il territorio ha mostrato tutta la sua fragilità. Frane, strade interrotte, fango e paura. Ma anche una macchina di soccorsi che si è attivata senza sosta.

A dodici mesi di distanza, a tornare su quei giorni è Roberto Scalafiotti, presidente dell’AIB di San Raffaele Cimena, che ricostruisce con lucidità quelle ore: «Tutto era iniziato già nei giorni precedenti, con previsioni meteo che non promettevano nulla di buono», ha spiegato. Poi l’allerta arancione e l’attivazione della Sala Operativa Intercomunale, come previsto dalle procedure.

Da lì in poi, è stata una settimana fuori dall’ordinario. «Per una settimana intera, senza sosta, giorno e notte, abbiamo lavorato fianco a fianco», ha ricordato. Non solo interventi sul campo, ma anche coordinamento continuo con i sindaci, aggiornamenti costanti e una gestione dell’emergenza che si è spostata tra territorio e sala operativa. Le notti in bianco, ammette, si sono fatte sentire, ma «era più forte il senso del dovere e la volontà di non lasciare indietro nessuno».

Roberto Scalafiotti

Il racconto non si ferma agli aspetti tecnici. Scalafiotti insiste sul lato umano: «Non è solo memoria di fango, acqua e fatica, ma soprattutto di persone, di cuore, di comunità». I volontari AIB, sottolinea, sono stati «un punto di riferimento per la popolazione», presenti nei momenti più difficili, pronti ad ascoltare e intervenire.

Un ruolo che si è affiancato a quello dei cittadini stessi. Durante e dopo l’emergenza, molti sanraffaelesi si sono messi a disposizione, contribuendo concretamente alle operazioni: «Per giorni, e anche nelle settimane successive, siete stati parte attiva di questa risposta straordinaria», ha detto il presidente, ricordando anche il supporto degli sponsor, che hanno fornito aiuti concreti come materiali, prodotti per la pulizia e generi alimentari.

A distanza di un anno, però, il tema non è solo la memoria. È anche ciò che resta. Perché se è vero che molte criticità sono state affrontate, il territorio continua a mostrare segni evidenti di fragilità. Le frane della primavera 2025 non sono state un episodio isolato, ma l’espressione di un problema strutturale che riemerge ogni volta che il maltempo si intensifica.

Lo si è visto anche nei mesi successivi. A marzo 2026, nuove piogge hanno provocato smottamenti tra San Raffaele Cimena e Rivalba, con l’intervento dell’AIB per liberare le strade da fango e detriti e mettere in sicurezza la viabilità. Un lavoro tempestivo che ha evitato conseguenze peggiori, ma che ha confermato quanto il territorio resti esposto anche a precipitazioni meno eccezionali rispetto a quelle dell’anno precedente.

E ancora, pochi giorni fa, i volontari sono tornati in azione sulla collina. Il sentiero tra via Carpanea e Tetti Dematteis, reso impraticabile da alberi caduti e smottamenti, è stato ripristinato grazie al lavoro del nucleo forestale e del movimento terra. Nella stessa giornata, un secondo intervento a Cimena, con la pulizia della chiesa insieme a don Martino e ad alcuni cittadini. Due cantieri, due contesti diversi, gestiti contemporaneamente.

È proprio questa continuità operativa che racconta meglio il ruolo dell’AIB. Non solo nelle emergenze, ma anche nella gestione quotidiana delle criticità. Interventi meno visibili rispetto a quelli dei giorni dell’alluvione, ma fondamentali per mantenere il territorio sicuro e fruibile.

Scalafiotti guarda avanti: «La domanda vera, oggi, è una sola: se dovesse ricapitare, saremmo davvero pronti?». Un interrogativo che non riguarda solo i volontari, ma tutto il sistema. Amministrazioni, tecnici, cittadini. «Serve continuare a investire nella prevenzione, nella formazione, nell’organizzazione», ha sottolineato.

Perché se c’è una cosa che l’alluvione del 2025 ha insegnato è che la risposta non può essere improvvisata. La sicurezza di un territorio è un lavoro di squadra. E passa dalla capacità di farsi trovare pronti prima ancora che arrivi l’emergenza.

Nel frattempo, sulla collina di San Raffaele Cimena, il lavoro continua. Tra sentieri da liberare, strade da mettere in sicurezza e interventi da coordinare. Sempre lì, ogni volta che serve.

L'alluvione di aprile 2025

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