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Economia

Alstom crolla in Borsa: stime ritirate e investitori in fuga, -27% in un giorno

Il colosso ferroviario frena su margini e cassa: pesano i ritardi nei progetti, allarme sui conti

Un "Tgv" francese di Alstom

Un "Tgv" francese di Alstom

Doccia fredda per Alstom, che a pochi giorni dai 120 anni dello stabilimento di Vado Ligure inciampa sulle previsioni finanziarie e scatena il panico sui mercati. Il gruppo ferroviario mondiale, guidato dal 1° aprile da Martin Sion, ha perso alla Borsa di Parigi oltre il 35% nel corso della seduta, per poi chiudere con un pesante -27,15% a 16,64 euro.

Il crollo arriva dopo la presentazione dei dati preliminari dell’esercizio chiuso il 31 marzo e soprattutto dopo il ritiro delle stime su cassa e margini per il 2026/2027, una mossa che ha spiazzato gli investitori. A pesare sono stati il rallentamento di alcuni progetti e un fabbisogno di liquidità più elevato del previsto, legato a un “avanzamento più lento del previsto di alcuni progetti”, come indicato dalla stessa azienda.

Negli ultimi dodici mesi, Alstom ha comunque registrato ordini in crescita del 39% a 27,6 miliardi di euro e un fatturato in aumento del 4% a 19,2 miliardi. Ma i segnali critici arrivano dai margini e dalla cassa: il margine operativo lordo è sceso dal 6,4% al 6% dei ricavi, mentre la disponibilità di cassa è calata da 502 a 330 milioni di euro, pur restando all’interno delle stime comprese tra 200 e 400 milioni.

Il nodo principale riguarda il futuro. Per l’esercizio 2026/2027 il gruppo prevede un rapporto tra ordini e fatturato superiore a 1, una crescita dei ricavi del 5% e un margine operativo lordo attorno al 6,5%. Tuttavia, il fabbisogno di 1,5 miliardi di euro previsto per il primo semestre impedisce di confermare l’obiettivo di generare 1,5 miliardi di cassa cumulativa tra il 2024 e il 2027. Ritirate anche le previsioni che puntavano a portare il margine operativo lordo tra l’8% e il 10% del fatturato.

Il gruppo mantiene una presenza significativa in Italia, con nove sedi e oltre 4.300 dipendenti distribuiti tra Savigliano, Bari, Bologna, Firenze, Roma, Valmadrera, Nola, Sesto San Giovanni e Vado Ligure. Due i centri d’eccellenza globali: a Savigliano per i treni ad alta velocità e a Bologna per i sistemi di segnalamento.

Secondo gli analisti finanziari, il ritiro delle stime “non era del tutto inaspettato, ma è stato peggiore delle stime”. Deutsche ha tagliato la raccomandazione a “tenere in portafoglio”, riducendo le previsioni sull’utile per azione del 18% e stimando un aumento del debito da 400 a 600 milioni nel prossimo esercizio. Più cautamente ottimista Citigroup, che mantiene la raccomandazione d’acquisto e interpreta la situazione come un ritardo nel rilancio, non come un fallimento.

Un quadro che lascia il mercato in allerta e che segna una brusca frenata per uno dei principali protagonisti globali del settore ferroviario.

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