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Non solo piante: a Vercelli il giardino diventa strumento di inclusione

Il progetto dell’Asl coinvolge persone autistiche nel cuore dell’ospedale

Non solo piante: a Vercelli il giardino diventa strumento di inclusione

Non solo piante: a Vercelli il giardino diventa strumento di inclusione

C’è un giardino che non è solo uno spazio verde, ma un luogo in cui si coltivano relazioni, autonomia e inclusione. A Vercelli, all’interno delle aree dell’ospedale Sant’Andrea, nasce il progetto “Giardino è vita sociale”, un’iniziativa che mette al centro le persone con disturbi dello spettro autistico, trasformando il giardinaggio in uno strumento concreto di integrazione.

Promosso dall’Asl di Vercelli e sostenuto dai Fondi Autismo del Ministero della Salute, il progetto ha coinvolto un gruppo di otto utenti seguiti dal Nucleo disturbi dello spettro autistico della Psichiatria. Non semplici partecipanti, ma veri protagonisti di un percorso che li ha portati a progettare e realizzare un nuovo spazio verde, contribuendo a migliorare un’area frequentata quotidianamente da personale sanitario e cittadini.

Il valore dell’iniziativa va oltre l’aspetto estetico. Il giardino diventa un laboratorio di crescita personale e sociale, in cui ogni fase – dalla scelta delle piante alla cura quotidiana – si trasforma in un’occasione per sviluppare competenze, responsabilità e capacità relazionali. Un percorso guidato dall’équipe riabilitativa, ma costruito passo dopo passo insieme ai partecipanti.

Alla base del progetto c’è una consapevolezza chiara: le persone con disturbi dello spettro autistico vivono spesso una condizione di isolamento sociale, anche quando hanno raggiunto buoni livelli di autonomia. Le occasioni di inserimento nella vita quotidiana del territorio restano limitate, e il rischio è quello di una marginalità silenziosa.

Da qui l’idea di portare la riabilitazione fuori dai contesti tradizionali, creando un’attività che fosse allo stesso tempo concreta e condivisa. Il contatto con la natura, il rispetto dei tempi delle stagioni, il lavoro manuale diventano così strumenti per costruire legami e restituire un ruolo attivo all’interno della comunità.

Il giardino realizzato non è quindi solo un risultato finale, ma il simbolo di un processo. Un luogo aperto, visibile, attraversato da chi vive e frequenta l’ospedale, che racconta una storia diversa: quella di un’inclusione possibile, fatta di piccoli gesti quotidiani.

In un contesto in cui si parla spesso di integrazione in termini astratti, iniziative come questa mostrano invece una strada concreta. Non grandi progetti teorici, ma esperienze reali capaci di incidere sulla qualità della vita delle persone e sulla percezione della disabilità all’interno della società.

Perché, in fondo, il significato più profondo di questo progetto sta proprio qui: nel trasformare uno spazio verde in uno spazio umano, dove la cura non riguarda solo le piante, ma anche le relazioni e la dignità delle persone.

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