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17 Aprile 2026 - 12:58
Aria inquinata e fondi esauriti: il nodo delle stufe in Piemonte torna in Regione
La qualità dell’aria torna al centro del dibattito politico in Piemonte, dove il tema dell’inquinamento si intreccia con quello delle risorse pubbliche insufficienti. A riaccendere l’attenzione è un’interrogazione presentata dal consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Ravinale, che chiede alla Giunta se intenda rifinanziare il bando per la sostituzione delle vecchie stufe a legna e pellet, rimasto senza copertura nonostante l’alto numero di domande.
Negli ultimi mesi, infatti, diversi cittadini piemontesi hanno segnalato una situazione paradossale: pur avendo completato correttamente l’iter e risultando idonei, non hanno ricevuto il contributo previsto. Il motivo è semplice quanto critico: i fondi disponibili sono terminati prima di soddisfare tutte le richieste.
“Abbiamo ricevuto segnalazioni da cittadini risultati idonei ma non finanziati – si legge nell’interrogazione – e per questo abbiamo chiesto alla Regione quante domande siano rimaste escluse e se ci sia l’intenzione di rifinanziare il fondo per esaurire le richieste”.
Il bando, dedicato al cofinanziamento per la sostituzione dei generatori a biomassa legnosa – come stufe, camini e caldaie – rappresentava uno degli strumenti principali per contrastare l’inquinamento domestico. Inizialmente prorogato più volte fino alla scadenza del 1° settembre 2025, è stato poi chiuso anticipatamente il 6 maggio dello stesso anno proprio a causa dell’esaurimento delle risorse.

Una scelta che oggi lascia aperto un fronte critico, sia sul piano ambientale sia su quello sociale. La sostituzione degli impianti obsoleti, infatti, non è solo una questione tecnica, ma un passaggio fondamentale per migliorare la qualità dell’aria, soprattutto in un territorio come la Pianura Padana, storicamente tra le aree più inquinate d’Europa.
I vecchi generatori a biomassa sono tra i principali responsabili delle emissioni di polveri sottili (PM10 e PM2.5) e di composti organici volatili. Si tratta di impianti meno efficienti, che consumano più combustibile e producono livelli di inquinamento significativamente più elevati rispetto ai modelli di nuova generazione.
Al contrario, le tecnologie più recenti consentono una combustione più pulita e controllata, con una drastica riduzione delle emissioni. Un passaggio che, oltre a migliorare l’ambiente, porta benefici anche in termini economici per le famiglie, grazie a una maggiore efficienza energetica e a consumi più contenuti.
È proprio su questo doppio binario – ambientale ed economico – che si gioca la partita del rifinanziamento. Da un lato la necessità di ridurre l’inquinamento, dall’altro il sostegno ai cittadini chiamati a investire in nuovi impianti, spesso con costi iniziali non trascurabili.
Ravinale sottolinea come il bando abbia già dimostrato la propria efficacia negli anni precedenti, rappresentando uno strumento concreto per migliorare la qualità dell’aria. “Speriamo che la Giunta e l’assessore Marnati prendano sul serio il tema e confermino uno strumento che ha funzionato”, è il senso dell’intervento politico.
La questione si inserisce in un contesto più ampio, dove il Piemonte continua a confrontarsi con livelli di inquinamento elevati e con le pressioni europee per il rispetto dei limiti sulle emissioni. In questo scenario, interventi strutturali come la sostituzione degli impianti domestici diventano sempre più centrali.
Resta ora da capire quale sarà la risposta della Regione. Il nodo principale riguarda le risorse: rifinanziare il bando significherebbe non solo dare seguito alle domande già presentate, ma anche rilanciare una politica ambientale che punta sulla riduzione delle emissioni alla fonte.
Intanto, tra i cittadini esclusi dal contributo cresce l’attesa. Per molti di loro, la sostituzione dell’impianto è già stata effettuata confidando nel sostegno pubblico. Una situazione che rende ancora più urgente una decisione politica, in un equilibrio delicato tra sostenibilità ambientale e fiducia nelle istituzioni.
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