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17 Aprile 2026 - 12:26
Dal dolore alla speranza: al Mauriziano un prelievo multiorgano salva vite in tutta Italia
Dal dramma improvviso di un arresto cardiaco alla possibilità concreta di salvare più vite. È una storia che attraversa dolore, decisioni difficili e una macchina sanitaria complessa quella che arriva dall’ospedale Mauriziano di Torino, dove nei giorni scorsi è stato effettuato un prelievo multiorgano che ha coinvolto diversi centri trapianto italiani.
Il donatore, soccorso in strada dopo un arresto cardiaco, era stato ricoverato in Rianimazione in condizioni gravissime, con una compromissione cerebrale irreversibile. Una situazione clinica che, nonostante tutti i tentativi dei medici, non ha lasciato margini. Ma proprio in quel momento, quando ogni possibilità di cura si è esaurita, si è aperta un’altra strada: quella della donazione degli organi.
In assenza di una dichiarazione formale, sono stati i familiari a prendere una decisione cruciale. Hanno scelto di rispettare quella che, secondo il loro racconto, era la volontà del loro caro: donare. Un passaggio delicato, spesso carico di emotività, che ha trasformato una perdita in un gesto di solidarietà concreta.
Da quel momento si è attivata una macchina organizzativa complessa e altamente specializzata. Il prelievo ha riguardato cuore, polmoni, fegato e reni, destinati rispettivamente ai centri trapianto di Siena, Bologna e Torino. Un’operazione che ha richiesto il coordinamento di un’ampia rete di professionisti e servizi, secondo protocolli rigorosi e tempistiche serrate.
Al centro di questo sistema c’è il Coordinamento ospedaliero per le donazioni, guidato dall’anestesista Paola Garrino. Attorno a questa figura ruotano competenze diverse: medici e infermieri della Rianimazione, personale delle sale operatorie e del pronto soccorso, cardiologi, pneumologi, radiologi, tecnici di laboratorio, fino agli addetti ai trasporti e alle pulizie. Un lavoro corale, spesso invisibile, ma fondamentale per garantire il buon esito di procedure così delicate.

Ogni organo, infatti, deve essere valutato, prelevato e trasportato in tempi rapidissimi, nel rispetto di standard rigorosi. Il cuore, ad esempio, può essere trapiantato solo entro poche ore, mentre per altri organi i margini sono leggermente più ampi ma comunque limitati. È in questa corsa contro il tempo che emerge la capacità organizzativa del sistema sanitario e la sua integrazione a livello nazionale.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, che trova un momento simbolico nella Giornata nazionale per la donazione di organi, in programma il 19 aprile. Un’occasione per riflettere su un tema che riguarda tutti, non solo come potenziali donatori ma anche come possibili pazienti.
I dati del Mauriziano confermano un impegno costante in questo ambito. Nei primi mesi del 2026 si registrano 17 donazioni di cornee nel primo trimestre e un donatore multiorgano effettivo. Numeri che, pur contenuti, rappresentano vite salvate o migliorate grazie alla disponibilità di chi ha scelto di donare.
“La donazione è un indicatore di qualità del sistema sanitario e di fiducia dei cittadini”, sottolinea il direttore generale Franca Dall’Occo. Un’affermazione che evidenzia il legame tra organizzazione sanitaria e partecipazione civica. Senza il consenso dei cittadini, infatti, la medicina dei trapianti non potrebbe esistere.
La questione centrale resta quella della scelta consapevole. In molti casi, come quello avvenuto al Mauriziano, la decisione ricade sui familiari, chiamati a esprimersi in momenti di grande sofferenza. Per questo gli esperti invitano a dichiarare in vita la propria volontà, ad esempio al momento del rinnovo della carta d’identità o attraverso il Sistema Informativo Trapianti.
Si tratta di un gesto semplice, ma con un impatto enorme. Un singolo donatore può salvare o migliorare la vita di più persone, offrendo una seconda possibilità a chi è in lista d’attesa per un trapianto. In Italia, migliaia di pazienti attendono un organo compatibile, spesso per mesi o anni.
La medicina dei trapianti rappresenta oggi una delle frontiere più avanzate della cura, ma resta strettamente legata alla disponibilità di organi. “Ciascuno di noi, nel corso della vita, potrebbe aver bisogno di un trapianto”, ricorda Dall’Occo. Un richiamo che invita a considerare la donazione non come un tema lontano, ma come una possibilità che riguarda tutti.
La storia del Mauriziano, in questo senso, è emblematica. Mostra come, anche nei momenti più difficili, sia possibile generare speranza e continuità. Dietro ogni trapianto ci sono storie che si intrecciano: quella di chi dona, quella di chi riceve e quella di chi, ogni giorno, lavora per rendere possibile questo passaggio.
È una catena di responsabilità e umanità che attraversa ospedali, città e regioni, unendo professionisti e cittadini in un obiettivo comune. E che, in occasione della Giornata nazionale per la donazione di organi, torna a ricordare quanto una scelta individuale possa trasformarsi in un bene collettivo.
Perché dire sì alla donazione non è solo un atto sanitario, ma un gesto che parla di fiducia, consapevolezza e solidarietà, capace di dare senso anche ai momenti più difficili.
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