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Turismo, "Guerra e caro carburante preoccupano, ma l’Italia regge"

Federalberghi: meno prenotazioni dall’estero e incognita Usa, ma il turismo interno traina. “Nessun catastrofismo”

Turismo a rischio

Turismo a rischio

Un equilibrio fragile, sospeso tra timori globali e segnali di tenuta. Il turismo italiano non crolla, ma osserva con attenzione le tensioni internazionali e il caro carburante. A tracciare il quadro è Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, alla vigilia della 76ª assemblea nazionale a Roma e dell’incontro al Quirinale con il presidente Sergio Mattarella.

«E' un momento di sana preoccupazione ma anche di sano ottimismo, nessun catastrofismo, continuiamo a lavorare sodo in vista dell'estate, le previsioni sul 2026 erano in crescita e l'Italia è un Paese bellissimo e sicuro», afferma Bocca, sintetizzando lo stato d’animo di un settore che coinvolge oltre 4 milioni di lavoratori, pari al 14,4% del totale.

BERNABO’ BOCCA, PRESIDENTE FEDERALBERGHI

Dopo due anni da record e un primo trimestre 2026 molto positivo, trainato anche dal boom delle Olimpiadi di Milano-Cortina, il comparto entra ora in una fase di “tenuta”. Le tensioni legate alla guerra e all’aumento dei costi energetici iniziano però a pesare sulle dinamiche di mercato.

«Non hanno creato un danno immediato, non è che la gente ha cancellato ma sta prenotando di meno, aspetta di vedere come andrà», spiega Bocca, sottolineando come il rallentamento riguardi soprattutto i mercati più importanti, quelli ad alta capacità di spesa. Il rischio maggiore, infatti, non è tanto il calo delle presenze quanto quello del fatturato.

Particolare attenzione è rivolta agli Stati Uniti: «Se ci fosse un rallentamento di mercato americano (dopo la perdita di quello russo e di quello mediorientale), potremmo avere dei contraccolpi non tanto sul numero delle presenze ma sul fatturato, le teste contano fino a un certo punto, più importante è la capacità di spesa».

Un altro segnale arriva dalle tempistiche di prenotazione, sempre più ridotte: «La finestra tra la prenotazione e l'arrivo che solitamente era una finestra intorno ai 45 giorni quest'anno si è sicuramente ristretta». Un fenomeno legato all’incertezza globale, che rende determinante l’evoluzione del conflitto: «Se si risolve nell'arco di pochissime settimane, i danni sono molto limitati, se viceversa la guerra dovesse andare avanti mesi, bisognerà capire la reazione del mercato americano».

Non mancano riflessioni anche sul fronte politico internazionale. Sui recenti attriti tra Donald Trump e Giorgia Meloni, Bocca è netto: «Quello che ha detto il presidente del Consiglio è stato sacrosanto e comunque difendere quella che è l'identità nazionale non preclude il fatto di essere amici degli americani». E aggiunge: «Meloni non ha messo in discussione l'amicizia tra i due paesi, ha messo in discussione alcune affermazioni del presidente americano, ma questo sicuramente non va a influenzare i rapporti, soprattutto turistici».

Sul fronte carburanti, il timore riguarda le possibili ripercussioni sui viaggi aerei: «Certo se si continua a leggere sul giornale che non si sa se ci sarà benzina sufficiente per gli aerei per i viaggi di quest'estate, non viene voglia di comprare biglietti in anticipo».

A sostenere il settore, però, è il turismo interno: «Per noi il mercato italiano è il primo in termini di presenze e quindi non dobbiamo mai dimenticarci dei nostri connazionali».

Bocca guarda anche alla politica nazionale del turismo. Dopo le dimissioni della ministra Daniela Santanchè, esprime apprezzamento: «è stata un ottimo ministro e ha sempre ascoltato le categorie». Fiducia anche nel successore Gianmarco Mazzi: «è una persona che io stimo, molto valida e concreta».

Tra le priorità per il settore, la questione energetica resta centrale: «Gli alberghi sono imprese energivore, quindi quello che oggi più ci spaventa è un possibile calo dei ricavi dovuto a meno presenze di turismo altospendente unito a un eventuale aumento dei costi 'violento' della bolletta. Bisogna scongiurare che accada».

E poi la richiesta di strumenti fiscali strutturali: «Non chiediamo soldi a fondo perduto ma chiediamo strumenti strutturali (non spot) che consentano a un imprenditore di programmare un piano di investimenti negli anni a venire».

Infine, il nodo dell’abusivismo: «Il Cin è stato un passo avanti di cui siamo grati ma la sindaca di Firenze che mi diceva che ce ne sono già molti 'abusivi'. Io continuo a dire che il migliore strumento sarebbe il cambio di destinazione, però ci accontentiamo del cin a patto che i cin siano reali...».

Tra incertezze globali e segnali di resilienza, il turismo italiano resta in equilibrio. E mentre l’estate si avvicina, il settore guarda avanti, senza illusioni ma anche senza cedere al pessimismo.

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