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15 Aprile 2026 - 15:12
Petronas, 70 esuberi nel Torinese: allarme per gli stabilimenti di Villastellone e Santena
La crisi dello stabilimento Petronas di Villastellone entra in una fase più concreta e, per certi versi, più preoccupante. Dopo settimane di indiscrezioni, è arrivata la conferma ufficiale: la perdita della commessa Selenia per Stellantis avrà un impatto diretto sull’occupazione, con l’avvio della procedura per circa 70 esuberi.
A sollevare il tema in Consiglio regionale è stata la consigliera del Partito Democratico Laura Pompeo, che ha interrogato la Giunta chiedendo chiarimenti su una vicenda che tocca uno dei poli industriali più rilevanti del territorio.
Il quadro che emerge dalla risposta dell’esecutivo regionale è netto. La perdita della commessa ha costretto l’azienda ad avviare una riorganizzazione interna, tradotta in una procedura di licenziamento collettivo. Una scelta motivata, secondo quanto riferito, dalla necessità di adeguare la struttura produttiva a condizioni di mercato cambiate negli ultimi anni.
Si tratta di un passaggio che pesa non solo sui numeri, ma anche sul ruolo dello stabilimento. Il sito di Villastellone conta circa 430 dipendenti tra produzione, ricerca e funzioni direzionali ed è uno dei punti di riferimento del gruppo su scala internazionale. Qui, nel 2018, era stato inaugurato anche un centro di ricerca globale, frutto di un investimento superiore ai 52 milioni di euro, a conferma di una presenza industriale tutt’altro che marginale.

Laura Pompeo
Proprio per questo, la vicenda assume un valore che va oltre il singolo stabilimento. In gioco c’è un pezzo della filiera industriale piemontese, già alle prese con le trasformazioni del settore automotive e con le ricadute legate alle scelte dei grandi gruppi.
La procedura è ora nella fase sindacale. Un primo confronto tra azienda e organizzazioni dei lavoratori è già stato avviato e, secondo quanto riferito dalla Regione, ci sarebbe disponibilità da parte di Petronas a trovare un accordo. Parallelamente, la Giunta ha assicurato l’attivazione degli strumenti a tutela dell’occupazione.
Ma è proprio su questo punto che si concentra la critica politica. Pompeo parla di una situazione che richiede interventi immediati e concreti, sottolineando come la Regione non possa limitarsi a un ruolo di osservatore. «La tutela dei lavoratori e la difesa di un presidio industriale così rilevante devono essere una priorità», afferma.
Il nodo, ora, è tutto nei prossimi passaggi. Da un lato il confronto sindacale, che dovrà chiarire margini e strumenti per ridurre l’impatto occupazionale; dall’altro il ruolo delle istituzioni, chiamate a capire se e come intervenire per accompagnare una fase delicata.
Perché il rischio, in casi come questo, non è solo la perdita di posti di lavoro, ma l’indebolimento progressivo di un pezzo di sistema produttivo. E in un territorio come quello piemontese, dove la transizione industriale è già in corso, ogni segnale in questa direzione pesa più degli altri.
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