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La Voce degli animali
01 Aprile 2026 - 18:48
Sarah Disabato dei cinquestelle
“Ogni anno migliaia di animali vengono immessi sul territorio e, vaganti, diventano bersagli mobili per i cacciatori oppure finiscono nei centri di recupero della fauna selvatica: siamo davanti a un controsenso”. È da qui che bisogna partire per capire il senso – e soprattutto le contraddizioni – dell’ennesima modifica al regolamento regionale sulla tutela della fauna.
La dichiarazione è della capogruppo del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato e fotografa, senza giri di parole, ciò che accade ogni stagione: animali allevati in cattività che vengono liberati senza un adeguato percorso di adattamento e che, nel giro di poco tempo, diventano facile preda o finiscono in difficoltà. Un meccanismo che dovrebbe servire al cosiddetto “ripopolamento”, ma che in realtà è inefficace e, per molti aspetti, anche crudele.
Lo sanno tutti ma la Regione sceglie ancora una volta di intervenire con una proroga. La terza Commissione, coordinata dal vicepresidente vicario Marco Protopapa, ha infatti dato parere favorevole alla modifica del regolamento che consente di allungare i tempi per le operazioni di preambientamento della fauna. In pratica, si permette agli Ambiti territoriali di caccia (Atc) e ai Comprensori alpini (Ca) di continuare a operare anche senza aver completato le strutture necessarie previste dalla normativa.
A spiegare la scelta è stato l’assessore alla Caccia Paolo Bongioanni. Ha parlato di “difficoltà operative, carenza di personale e risorse limitate” che hanno impedito finora di adeguarsi completamente. Da qui la necessità di una proroga, presentata come misura transitoria per garantire continuità alle attività e accompagnare il sistema verso l’autosufficienza faunistica prevista dalla legge.
Ma è proprio questa narrazione che le opposizioni contestano. Perché quelle difficoltà non sono nuove e, soprattutto, perché le proroghe si susseguono da anni senza che il sistema arrivi mai davvero a regime. “Non c’è omogeneità tra Atc e Ca sui territori – osserva Monica Canalis (Pd) – non si può andare avanti a proroghe, serve mettere mano alle riforme”.
Il tema, però, non è solo organizzativo. È anche – e forse soprattutto – di merito. Perché mentre si continua a parlare di ripopolamento, resta aperta la domanda sull’efficacia di questo modello. Disabato lo dice chiaramente: liberare animali senza un vero preambientamento significa spesso condannarli a diventare “bersagli mobili” nel giro di pochi giorni. E quando non vengono abbattuti, finiscono comunque in difficoltà, tanto da richiedere l’intervento dei centri di recupero.

Una dinamica che, secondo il Movimento 5 Stelle, rende il sistema un vero e proprio controsenso rispetto agli obiettivi di tutela ambientale. Non a caso, la stessa Disabato parla di una deroga che “strizza l’occhio alla lobby delle doppiette” e accusa la maggioranza di aver voluto forzare la mano, approvando il provvedimento nonostante le criticità evidenziate nelle scorse settimane.
Dubbi condivisi anche da altre forze di opposizione. Nadia Conticelli (Pd) sottolinea come si sia “davanti alla proroga di una deroga”, in un contesto in cui “non ci sono dati certi” e in cui si rischia di modificare le regole senza un vero confronto. Laura Pompeo (Pd) evidenzia invece la “dipendenza dagli allevamenti privati” e il mancato raggiungimento dell’autosufficienza faunistica, mentre Alberto Unia (M5s) parla apertamente della “prova del mancato completamento del percorso e della non uniformità della governance del territorio”.
Sul fronte della maggioranza, invece, si rivendica il lavoro di sintesi svolto anche attraverso il tavolo tecnico che ha preceduto il voto. Annalisa Beccaria (Forza Italia) sottolinea l’importanza del confronto e difende un percorso che, a suo dire, ha permesso di evitare strumentalizzazioni su un tema complesso.
Resta però un dato difficilmente aggirabile: il sistema continua a funzionare grazie a deroghe temporanee che diventano di fatto strutturali. E tutto questo avviene in una Regione che non aggiorna il piano faunistico-venatorio dal 2014. Undici anni senza una revisione complessiva, mentre si continua a intervenire per singoli pezzi, senza affrontare il quadro generale.
È qui che la critica politica diventa più pesante. Perché, al di là delle giustificazioni tecniche, la sensazione è che si stia scegliendo consapevolmente di non cambiare davvero le cose. Di mantenere in vita un sistema che fatica a reggersi da solo, rinviando ancora una volta il momento delle decisioni.
E allora la domanda torna inevitabile, la stessa che sta dietro alle parole di Disabato: ha senso continuare a chiamarlo “ripopolamento”, quando gli animali liberati diventano nel giro di poco tempo cibo per i cacciatori?
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