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15 Aprile 2026 - 12:47
Cyber attacchi sempre più sofisticati: Torino rafforza lo scudo digitale tra Polizia e Politecnico
La minaccia è invisibile, ma sempre più concreta. Attacchi informatici, furti di dati, intrusioni nei sistemi pubblici e privati rappresentano oggi una delle sfide più complesse per la sicurezza. In questo scenario, Torino rafforza la propria difesa digitale con il rinnovo del protocollo d’intesa tra il Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Piemonte e Valle d’Aosta e il Politecnico.
L’accordo, firmato in Questura alla presenza del questore Massimo Gambino, della dirigente Assunta Esposito e del rettore Stefano Corgnati, dà continuità a una collaborazione già avviata negli anni scorsi, puntando a un obiettivo preciso: prevenire e contrastare i crimini informatici attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni e mondo accademico.
Il cuore del protocollo è la protezione delle infrastrutture sensibili del territorio, sempre più esposte a minacce digitali. Dalle reti pubbliche ai sistemi strategici, la sicurezza informatica non è più un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori, ma una questione che riguarda direttamente il funzionamento dei servizi essenziali.
In questo contesto, la collaborazione tra Polizia e università diventa uno strumento strategico. Lo scambio tempestivo di informazioni e l’analisi congiunta dei rischi rappresentano infatti elementi chiave per anticipare le minacce e rispondere in modo efficace. Non si tratta solo di intervenire dopo un attacco, ma di costruire un sistema capace di prevenirlo.
Un altro pilastro dell’accordo è la formazione congiunta. Esperti della Polizia postale e ricercatori del Politecnico lavoreranno insieme per sviluppare competenze sempre più avanzate, in un settore dove le tecniche di attacco evolvono con rapidità. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza e migliorare la capacità di risposta, riducendo i tempi di intervento e limitando i danni.
Il rinnovo del protocollo arriva in un momento in cui la cybersecurity è diventata una priorità a livello globale. Gli attacchi informatici non colpiscono più solo singoli utenti o aziende, ma possono mettere in crisi interi sistemi, con ripercussioni economiche e sociali significative.

Proprio per questo, la dimensione della sicurezza digitale si sta progressivamente spostando verso un modello integrato, in cui istituzioni, università e centri di ricerca collaborano in modo strutturato. Il caso torinese si inserisce in questa direzione, cercando di costruire una rete locale capace di dialogare anche con i livelli nazionali e internazionali.
Un segnale concreto di questo rafforzamento è rappresentato dall’arrivo, previsto per l’estate, degli ispettori cibernetici, una nuova figura altamente specializzata. Si tratta di professionisti formati per affrontare le sfide più avanzate del crimine informatico, in grado di supportare le attività investigative e operative con competenze specifiche.
Il primo corso in Italia per questa figura si concluderà nei prossimi mesi e segna un passaggio importante nell’evoluzione delle forze di polizia. La crescente complessità degli attacchi richiede infatti un livello di preparazione sempre più elevato, capace di stare al passo con le tecnologie utilizzate dai criminali.
Il Centro operativo per la sicurezza cibernetica, attivo su Piemonte e Valle d’Aosta, rappresenta il presidio territoriale di questa attività. Collegato al Centro nazionale anticrimine informatico, opera anche a livello internazionale e dispone di una sala operativa attiva 24 ore su 24. Un sistema che consente di monitorare costantemente le minacce e intervenire in tempo reale in caso di attacchi.
La sfida, tuttavia, resta aperta. La natura stessa del cyberspazio rende difficile tracciare confini e responsabilità, mentre le tecnologie utilizzate dagli attaccanti diventano sempre più sofisticate. In questo contesto, la conoscenza rappresenta la prima linea di difesa.
Il protocollo rinnovato a Torino si muove proprio in questa direzione: costruire competenze, condividere informazioni, rafforzare la capacità di risposta. Un lavoro silenzioso, spesso invisibile, ma essenziale per garantire la sicurezza di dati, servizi e infrastrutture. Perché, in un mondo sempre più connesso, la sicurezza non passa più soltanto dalle strade o dai confini fisici, ma anche – e soprattutto – dalla capacità di difendere ciò che non si vede.
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