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14 Aprile 2026 - 13:28
Fiume Po, acqua a due velocità: Piemonte in equilibrio, Lombardia già in difficoltà (immagine di repertorio)
Il bacino del Po si presenta oggi con un equilibrio fragile e disomogeneo. Da una parte le regioni occidentali, tra cui il Piemonte, che registrano una disponibilità idrica sostanzialmente nella norma; dall’altra la Lombardia, dove i livelli risultano già significativamente inferiori alla media stagionale. È il quadro che emerge dal primo aggiornamento stagionale dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, riunito a Parma dall’Autorità di Bacino del fiume Po.
La fotografia che ne esce è quella di un sistema che, almeno per ora, regge ma mostra segnali di squilibrio. Il dato più evidente riguarda proprio la distribuzione delle risorse: Valle d’Aosta, Piemonte ed Emilia-Romagna possono contare su accumuli nevosi nella norma e precipitazioni abbondanti, mentre la fascia centro-orientale del distretto si trova già in una condizione più critica.
Il caso della Lombardia è il più significativo. Nelle prime settimane di aprile, le temperature sopra la media e le scarse precipitazioni hanno accelerato lo scioglimento di una copertura nevosa già ridotta. Il risultato è un calo netto delle riserve: l’equivalente in acqua della neve risulta inferiore di circa il 45% rispetto alla media del periodo. Una dinamica che ha portato a classificare la severità idrica dei sottobacini lombardi come “bassa con precipitazioni”, un livello che, pur non essendo ancora emergenziale, segnala una tendenza da monitorare con attenzione.
Nel resto del distretto, invece, la situazione resta classificata come “normale”, anche se il quadro generale invita alla prudenza. Le portate del Po, infatti, si mantengono al di sotto della media stagionale, pur rientrando nei valori tipici del periodo. Alla sezione di Pontelagoscuro, uno dei punti di riferimento per il monitoraggio del fiume, i livelli attuali escludono al momento rischi di intrusione salina, uno degli indicatori più critici nei periodi di magra.
Un elemento positivo arriva dai Grandi Laghi, che presentano volumi invasati superiori alla media, con l’eccezione dei laghi d’Iseo e d’Idro. Si tratta di una riserva importante, soprattutto in vista dei mesi estivi, quando la pressione sulle risorse idriche tende ad aumentare per effetto combinato di agricoltura, consumo civile e temperature più elevate.
Il dato che emerge con maggiore chiarezza è però un altro: la disponibilità idrica non è più uniforme, nemmeno all’interno dello stesso bacino. La differenza tra aree geografiche, che in passato poteva essere contenuta, oggi si accentua rapidamente sotto l’effetto delle condizioni climatiche. Bastano poche settimane di caldo anomalo e scarse piogge per modificare in modo significativo gli equilibri.
Nei prossimi giorni è atteso il ritorno dell’alta pressione, con un moderato aumento dei deflussi lungo l’intera asta del fiume. Un segnale che potrebbe contribuire a stabilizzare temporaneamente la situazione, ma che non modifica la tendenza di fondo. La gestione dell’acqua, sempre più, si gioca sulla capacità di prevedere e bilanciare squilibri che si manifestano in tempi rapidi.
Il prossimo aggiornamento dell’Osservatorio, previsto per l’inizio di maggio, sarà un passaggio importante per capire se il divario tra le diverse aree del bacino tenderà a ridursi oppure ad ampliarsi. Per ora il Po resta in una condizione di relativa tenuta, ma con un’evidenza sempre più chiara: la disponibilità idrica è diventata una variabile instabile, e il suo equilibrio dipende da fattori che cambiano velocemente.

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