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Tumore e povertà: in Piemonte un paziente su tre si impoverisce durante le cure

Dallo studio su 359 malati emerge il peso della “tossicità finanziaria”: spese private, farmaci e trasporti mettono a rischio qualità della vita e accesso alle terapie

Tumore e povertà: in Piemonte un paziente su tre si impoverisce durante le cure

Tumore e povertà: in Piemonte un paziente su tre si impoverisce durante le cure

Una diagnosi di tumore non porta con sé soltanto un impatto clinico, ma sempre più spesso anche un contraccolpo economico pesante. In Piemonte, secondo i dati diffusi dall’Ordine dei medici di Torino, oltre un paziente oncologico su tre vede ridursi le proprie risorse finanziarie durante il percorso di cura. Un fenomeno che ha un nome preciso: “tossicità finanziaria”, definita come uno degli effetti collaterali meno visibili ma più incisivi della malattia.

Il dato emerge da uno studio condotto tra ottobre e dicembre 2024 presso la Città della Salute e della Scienza di Torino, su un campione di 359 pazienti oncologici. Numeri che restituiscono una fotografia chiara: il 35,2% degli intervistati ha dichiarato un peggioramento delle proprie condizioni economiche, mentre circa un terzo teme che le difficoltà finanziarie possano incidere sulla possibilità di accedere a cure adeguate.

Il punto centrale è proprio questo: il tumore non colpisce tutti allo stesso modo, non solo dal punto di vista clinico ma anche economico. Lo studio evidenzia come la condizione di partenza giochi un ruolo determinante. I soggetti più fragili risultano essere disoccupati e persone separate o divorziate, che registrano livelli di difficoltà molto più elevati rispetto, ad esempio, ai pensionati.

Non si tratta solo di grandi spese, ma di una somma di costi quotidiani che si accumulano nel tempo. Il 32,1% dei pazienti ha dichiarato di aver ridotto spese considerate “non essenziali” come vacanze, ristoranti o attività culturali. Un segnale che racconta come la malattia modifichi profondamente anche lo stile di vita.

Uno degli elementi più significativi riguarda il ricorso alla sanità privata. Il 46% degli intervistati ha sostenuto spese per visite ed esami fuori dal sistema pubblico. In alcuni casi per scelta, ma molto più spesso per necessità: i tempi di attesa del servizio sanitario non sempre risultano compatibili con le esigenze di chi è in cura.

Accanto a questo, si aggiungono altre voci di spesa spesso inevitabili. Oltre la metà dei pazienti (56%) ha dichiarato di sostenere costi per farmaci integrativi e supplementi, mentre il 40% affronta spese per psicoterapia, fisioterapia o cure dentali, talvolta conseguenza diretta delle terapie oncologiche. Anche i trasporti rappresentano un costo costante, soprattutto per chi deve spostarsi frequentemente per visite ed esami.

Ridurre la questione a un semplice disagio economico sarebbe però limitante. Gli specialisti sottolineano come la tossicità finanziaria abbia effetti diretti anche sul piano sanitario. «Non è solo un problema economico: è un problema clinico», spiega Massimo Di Maio, oncologo e presidente dell’Aiom. «Può influenzare la qualità della vita, l’aderenza alle terapie e, in alcuni casi, persino la sopravvivenza».

Il rischio è concreto: quando le risorse diminuiscono, i pazienti possono essere costretti a rinviare esami, ridurre spese sanitarie o affrontare con maggiore difficoltà un percorso già complesso. La malattia, in questo senso, diventa un fattore che amplifica disuguaglianze già esistenti.

Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere solo sanitaria. Secondo il presidente dell’Ordine dei medici di Torino, Guido Giustetto, la chiave sta in una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, capace di intercettare le fragilità e accompagnare pazienti e famiglie lungo tutto il percorso di cura. Sulla stessa linea anche il direttore generale della Città della Salute, Livio Tranchida, che richiama la necessità di un approccio basato su ascolto e supporto, non solo clinico ma anche umano e sociale.

La tossicità finanziaria resta, ancora oggi, un fenomeno in gran parte invisibile. Non sempre emerge nei numeri ufficiali, ma incide profondamente nella vita quotidiana delle persone. È fatta di rinunce, di scelte obbligate, di preoccupazioni che si sommano a quelle legate alla malattia.

Il dato che emerge dallo studio piemontese è chiaro: il tumore non si combatte solo in corsia. E se il sistema sanitario vuole davvero essere universale, dovrà iniziare a considerare anche questo aspetto. Perché curare non significa soltanto guarire, ma mettere le persone nelle condizioni di affrontare la malattia senza dover pagare un prezzo troppo alto, anche fuori dall’ospedale.

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