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Sanità e guerra, Ravinale attacca: “Basta farmaci Teva negli ospedali piemontesi”

La consigliera regionale di AVS rilancia la campagna “Teva? No grazie”: “Non è una scelta neutrale. Dai farmaci più comuni come Paracetamolo e Omeprazolo fino alle terapie oncologiche, il sistema sanitario rischia di essere complice”

Sanità e guerra, Ravinale attacca: “Basta farmaci Teva negli ospedali piemontesi”

In occasione della Giornata Mondiale della Sanità (7 aprile), Alice Ravinale (Alleanza Verdi e Sinistra), consigliera regionale in Piemonte, è tornata a puntare il dito contro Teva Pharmaceutical Industries Ltd e contro il silenzio delle istituzioni.

“Mentre si celebra a parole il diritto universale alla salute – denuncia Ravinale – nei fatti si continua a morire anche perché si è medici, infermieri, soccorritori”.

A Gaza, secondo le reti sanitarie internazionali, sarebbero oltre 1.700 gli operatori sanitari uccisi. In Libano, dall’inizio di marzo 2026, altri 57. “Numeri che non possono essere archiviati come effetti collaterali, ma che raccontano una violazione sistematica del diritto internazionale umanitario”.

Da qui il rilancio della campagna “Teva? No grazie”, promossa dal movimento BDS insieme a Sanitari per Gaza.

“Acquistare farmaci Teva non è un gesto neutrale – attacca Ravinale – è una scelta politica, etica, e ha conseguenze”.

Parliamo di medicinali di uso quotidiano: Paracetamolo Teva, Ibuprofene Teva, Omeprazolo Teva, Amoxicillina Teva, Atorvastatina Teva, Ramipril Teva, Sertralina Teva, Alprazolam Teva. Ma anche di farmaci più complessi e salvavita: Imatinib Teva per le leucemie, Carboplatino Teva per le terapie oncologiche, Copaxone per la sclerosi multipla, Ajovy per l’emicrania.

“Non si tratta di prodotti marginali – prosegue – ma di un colosso che entra ogni giorno nel sistema sanitario pubblico italiano”.

Il punto, per la consigliera regionale, è politico: “Teva non è una società qualsiasi. È parte di un sistema che trae vantaggio dall’occupazione dei territori palestinesi. L’accesso ai farmaci in Cisgiordania e a Gaza è controllato dal governo israeliano: vengono ostacolati quelli a basso costo e quelli di produzione palestinese, mentre vengono favoriti quelli delle aziende israeliane”.

Un meccanismo che, secondo Ravinale, “limita concretamente il diritto alla salute e trasforma le cure in uno strumento di controllo”.

Alice Ravinale

Alice Ravinale

“Continuare ad acquistare questi farmaci – insiste – significa accettare tutto questo. Significa essere complici”.

A settembre 2025, in concomitanza con le mobilitazioni per la Freedom Flotilla, Ravinale ha depositato un’interrogazione alla Giunta regionale per conoscere i dati sugli appalti relativi alla fornitura di farmaci Teva alle aziende sanitarie piemontesi.

“Nessuna risposta. I termini sono scaduti da mesi. Questo silenzio pesa come un macigno”.

Per la consigliera di Alleanza Verdi e Sinistra, non si tratta solo di trasparenza amministrativa: “È una scelta politica. E rende anche il Piemonte corresponsabile”.

L’impegno è quello di riportare il tema in Consiglio regionale: “I farmaci Teva non dovrebbero entrare nel sistema sanitario piemontese finché quell’azienda continuerà a operare dentro un sistema che viola diritti fondamentali”.

E conclude con una domanda netta: “Siamo davvero disposti a curarci con farmaci che arrivano da un sistema che, altrove, la salute la nega?”.

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