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Cronaca
11 Aprile 2026 - 16:48
Luigi Patracchini
Ci sono persone che non hanno bisogno di grandi palcoscenici per lasciare un segno. Luigi Patracchini era una di queste. A Caselle, il suo nome non era solo legato al calcio: era intrecciato alla vita stessa del paese, ai suoi volti, alle sue storie, ai suoi valori.
Se n’è andato a 77 anni, come annunciato dalla famiglia — la moglie Carla Vietti Niclot, le figlie Cristina e Chiara, i generi e le amate nipoti — lasciando un vuoto che non si colma facilmente. Perché Luigi Patracchini non era soltanto un ex calciatore, un allenatore o un dirigente: era, come molti lo hanno definito, “la storia del Caselle Calcio”.
Difensore “di altri tempi”, di quelli che non arretravano mai, Luigi Patracchini aveva fatto della passione e del senso di appartenenza il suo modo di stare in campo. Non era solo tecnica, la sua. Era carattere. Era dedizione. Era quel legame profondo con i colori rossoneri che non si insegna, ma si vive.
Ma è lontano dal terreno di gioco che Luigi Patracchini ha lasciato l’impronta più forte. Perché il calcio, per lui, non finiva al novantesimo. Continuava negli spogliatoi, negli allenamenti dei ragazzi, nelle parole dette al momento giusto. Allenatore “vecchio stampo”, capace di parlare ai più giovani con semplicità e autorevolezza, trasmetteva valori prima ancora che schemi.
E poi dirigente. Sempre presente, sempre disponibile. Luigi Patracchini non è mai stato sopra le righe. Uno di quelli che lavorano in silenzio, ma senza i quali nulla starebbe in piedi. Una figura che sapeva tenere insieme persone, generazioni, idee.
A ricordarlo con parole cariche di affetto è anche la USD Caselle Calcio, che in queste ore ha voluto rendere omaggio a una figura simbolo:
«Ci sono persone che non vestono soltanto una maglia, ma diventano parte stessa della sua storia. Luigi Patracchini è stato questo per il Caselle Calcio».
Un ricordo che restituisce tutta la sua essenza:
«Difensore di altri tempi, di quelli che non arretravano mai, ha portato in campo passione, grinta e soprattutto senso di appartenenza ai colori rossoneri. Ma è fuori dal rettangolo di gioco che ha lasciato il segno più profondo: una presenza costante, autentica, sempre pronta a tendere una mano».
Parole che trovano eco in chi lo ha conosciuto davvero. «Luigi c’era sempre», si ripete oggi. Nei momenti belli, certo. Ma soprattutto in quelli difficili. Con discrezione, rispetto e una umanità rara che oggi resta il suo insegnamento più grande.
La società sottolinea anche il suo ruolo educativo:
«Allenatore “vecchio stampo”, capace di parlare ai più piccoli come ai ragazzi delle giovanili, trasmettendo valori prima ancora che schemi. Per tanti è stato un punto di riferimento, per tutti un amico sincero».
E infine, il saluto più semplice e più vero:
«Ciao Luigi, ci mancherai».
Anche fuori dal mondo sportivo, il cordoglio è profondo. L’ANPI Caselle-Mappano, sezione “Santina Gregoris”, lo ricorda come «un caro amico, una brava persona», stringendosi attorno alla moglie Carla e alla famiglia.
Il suo nome, dunque, non appartiene solo al calcio. Luigi Patracchini era parte del tessuto umano e associativo di Caselle e Mappano, un uomo che viveva il paese, che partecipava, che costruiva relazioni. Un punto di riferimento silenzioso, uno di quelli che non cercano visibilità ma diventano indispensabili.
Anche la malattia, affrontata negli ultimi anni, Luigi Patracchini l’ha vissuta con la stessa dignità con cui aveva affrontato ogni sfida: senza clamore, senza mai perdere la sua forza interiore.
L’ultimo saluto si terrà lunedì 13 aprile 2026 al crematorio di Mappano, con partenza dalla sua abitazione di via Ada Gobetti a Caselle. Un momento che vedrà riunita un’intera comunità.
Oggi restano i ricordi. Restano i racconti di chi lo ha avuto come compagno, come mister, come dirigente. Restano i ragazzi cresciuti sotto lo sguardo di Luigi Patracchini, i campi calcati, le strette di mano, i consigli dati senza chiedere nulla in cambio.
Restano, soprattutto, i valori.
Perché figure come Luigi Patracchini non appartengono solo al passato. Continuano a vivere nei gesti quotidiani, nei campi di provincia, nei giovani che porteranno avanti ciò che lui ha insegnato.
E a Caselle, tra una partita e una panchina consumata dal tempo, il suo nome continuerà a risuonare ancora a lungo.
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