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La Voce degli Animali

Cavalli dopati finiscono nei piatti: lo scandalo che scuote l’Italia

Sostanze vietate e cocaina: almeno 180 casi, ma alcuni animali restano nella filiera alimentare

Cavalli

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Un sistema che mostra crepe profonde tra controlli insufficienti, sostanze vietate e rischi per la salute pubblica. È questo il quadro che emerge dall’analisi di Animal Equality, che ha incrociato i dati del Ministero dell’Agricoltura e del Servizio Veterinaria e Benessere Animale, portando alla luce numeri che riaprono il dibattito sulla macellazione degli equidi in Italia.

Dal 2022 al 2025 sono almeno 180 i cavalli risultati positivi a sostanze dopanti, tra cui farmaci antinfiammatori, stimolanti come la caffeina e perfino sostanze vietate o illegali come cocaina e dermorfina. Ma il dato più allarmante riguarda il destino di questi animali: circa il 10% risultava ancora, all’inizio del 2026, registrato come DPA, cioè destinato alla produzione alimentare.

A portare la questione in Parlamento è stata l’On. Carmen Di Lauro, che ha presentato un’interrogazione scritta al Ministero della Salute denunciando le criticità emerse e chiedendo chiarimenti. Nel suo intervento ha sottolineato: «Sappiamo che il Ministero dell’Agricoltura dispone periodicamente controlli antidoping nel settore ippico, tuttavia questi controlli avvengono a campione e quasi esclusivamente sui cavalli che si posizionano alti all’interno competizioni. Un’impostazione che non garantisce dei controlli realmente efficaci e diffusi».

Il tema si inserisce in un dibattito più ampio: sono già quattro le proposte di legge presentate alla Camera per vietare la macellazione degli equidi, firmate dagli onorevoli Brambilla, Susanna Cherchi, Luana Zanella ed Eleonora Evi. A sostegno, oltre 250mila cittadini hanno sottoscritto la petizione promossa da Animal Equality Italia.

L’indagine dell’organizzazione evidenzia anche criticità nella gestione dei dati e nella tracciabilità degli animali, con informazioni discordanti tra database e difficoltà nel monitoraggio dei cavalli nati all’estero. Un sistema che, secondo l’associazione, favorirebbe illegalità e abusi.

A preoccupare è soprattutto la presenza di sostanze non ammesse nella filiera alimentare. Tra i casi segnalati figurano positività alla dermorfina, potente oppiaceo, e al principale metabolita della cocaina, con animali che, nonostante ciò, risultavano ancora inseriti nel circuito alimentare anche anni dopo i controlli. In un altro caso, un cavallo positivo al fenilbutazone nel novembre 2025 è stato escluso dalla filiera solo nel marzo 2026.

Secondo Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, il problema è strutturale: «Le gravi problematiche che abbiamo riscontrato dimostrano ancora una volta che la filiera della carne di cavallo in Italia è tutt’altro che un’eccellenza ultra controllata, come sostenuto da alcuni. L’investigazione che abbiamo condotto per sette mesi sotto copertura in un macello equino in Emilia Romagna rivela che gli abusi e le violazioni delle norme sul benessere animale sono una costante. Alla luce delle criticità strutturali di tracciabilità e dei controlli nuovamente emersi, l’abolizione della macellazione equina è l’unica soluzione realmente efficace per tutelare questi animali e contrastare la criminalità organizzata, che lucra sulla macellazione clandestina degli equidi».

Un sistema sotto pressione, tra sicurezza alimentare, tutela animale e necessità di riforme, che ora torna al centro dell’agenda politica e istituzionale.

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