La solidarietà può avere forme molto diverse, ma quando prende corpo nelle storie concrete diventa qualcosa che si può toccare, osservare, perfino imitare. È da qui che parte il senso degli Attestati d’onore di Alfiere della Repubblica, conferiti dal Presidente della repubblica Sergio Mattarella la mattina di sabato 11 aprile, a riconoscimento dell’impegno dimostrato nel corso del 2025.
Tra i 28 giovani premiati in tutta Italia, due arrivano dal territorio torinese: Leonardo Figello, classe 2008, di Torino, e Mariasole Di Biase, classe 2011, di Nichelino. Due percorsi diversi per età, esperienze e modalità, ma uniti da un filo comune: l’idea che aiutare gli altri non sia un gesto straordinario, bensì una pratica quotidiana.
L'Ape solidale di Leonardo
Nel caso di Leonardo Figello, la solidarietà ha preso la forma di un oggetto ben visibile nello spazio urbano. Il suo progetto si chiama “CondividApe” ed è, letteralmente, una Apecar trasformata in punto solidale mobile. Ogni giorno il mezzo viene parcheggiato davanti al liceo classico Cavour, in corso Tassoni, diventando un piccolo presidio di condivisione. Sul retro, due casse di legno: una per i libri, secondo la logica del bookcrossing, e una per beni di prima necessità – cibo, vestiti, oggetti utili. Il principio è semplice e immediato: chi ha bisogno può prendere, chi può lascia qualcosa.
Non si tratta di un’idea nata dall’oggi al domani, ma di un percorso graduale. All’inizio c’erano gesti individuali, piccoli aiuti distribuiti lungo il tragitto verso scuola. Poi un primo tentativo più strutturato, con un cestino e un cartello, che però non ha funzionato come previsto. Infine l’evoluzione: l’Ape rossa, riconoscibile, stabile, capace di attirare l’attenzione e di coinvolgere le persone. È in questo passaggio che il progetto cambia natura: da iniziativa personale diventa spazio condiviso, un punto di incontro dove la solidarietà non è più solo donazione, ma relazione.
Il valore dell’esperienza sta proprio qui. “CondividApe” non impone regole rigide, non filtra l’accesso, non distingue tra chi dà e chi riceve. Costruisce invece un equilibrio efficace basato sulla fiducia. Ed è questa dimensione, più ancora dell’idea in sé, ad aver attirato l’attenzione del Quirinale: la capacità di trasformare un mezzo quotidiano in uno strumento sociale, visibile e replicabile.

Il volontariato di Mariasole per i ragazzi con sindrome di Down
Se Leonardo rappresenta una solidarietà che si manifesta nello spazio pubblico, il percorso di Mariasole Di Biase si sviluppa invece dentro le relazioni. Nata nel 2011 e residente a Nichelino, è una delle premiate più giovani di questa edizione. Il riconoscimento arriva per il suo impegno come volontaria con A.I.R. Down, associazione attiva nel sostegno alle persone con sindrome di Down e alle loro famiglie. Il suo contributo riguarda attività concrete: affiancamento nei compiti, partecipazione ai momenti educativi, supporto nei soggiorni estivi. Un lavoro paziente, spesso invisibile, che si misura nel tempo e nella continuità.
La sua esperienza non si esaurisce però nel volontariato. Mariasole è stata anche nel 2024 sindaca del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Nichelino, un organismo pensato proprio per coinvolgere i più giovani nella vita civica. Un ruolo che, per età, potrebbe sembrare simbolico, ma che in realtà rappresenta un primo esercizio di responsabilità e partecipazione. È in questo intreccio tra impegno sociale e cittadinanza attiva che si coglie il senso più profondo del suo percorso: non solo aiutare gli altri, ma contribuire a costruire una comunità più inclusiva.

La solidarietà non aspetta l'età adulta
La distanza anagrafica tra i due premiati – tre anni che, a quell’età, pesano molto – rende ancora più interessante il confronto. Leonardo è alla soglia della maggiore età, con un progetto già definito e riconoscibile. Mariasole, è un'adolescente, ma già inserita in un contesto di responsabilità e relazione. Eppure, al di là delle differenze, le loro storie convergono su un punto essenziale: la solidarietà non è un gesto isolato, ma un processo che si costruisce nel tempo, attraverso scelte quotidiane.
Gli Alfieri della Repubblica vengono scelti ogni anno tra giovani che si distinguono per senso civico, altruismo e capacità di incidere, anche in modo semplice, sulla realtà che li circonda. Non servono imprese eccezionali: basta un gesto capace di generare valore per gli altri. Nel 2025, il tema individuato è stato quello della solidarietà vissuta e comunicata, e le storie di Leonardo e Mariasole si inseriscono perfettamente in questa prospettiva.
C’è un aspetto che colpisce più di altri. Nessuno dei due ha aspettato di diventare adulto per agire. Non c’è una soglia da superare, un momento preciso in cui iniziare. Le loro esperienze dimostrano che l’impegno può nascere presto, spesso dentro contesti quotidiani: la scuola, il quartiere, un’associazione. Ed è forse questo il messaggio più forte che arriva da queste storie: la cittadinanza non è un traguardo, ma un esercizio continuo.
Nel racconto pubblico, gli adolescenti vengono spesso descritti come distanti, disinteressati, ripiegati su se stessi. I percorsi di Leonardo Figello e Mariasole Di Biase raccontano invece qualcosa di diverso. Senza retorica e senza enfasi, mostrano che esiste una generazione capace di costruire, di prendersi cura, di immaginare soluzioni. Una generazione che non ha bisogno di grandi palcoscenici per lasciare un segno, ma che trova nella quotidianità il proprio spazio d’azione.
Il riconoscimento del Quirinale arriva all'interno di questo percorso, non all’inizio. È una fotografia di ciò che è già stato fatto, più che una promessa per il futuro. Ma proprio per questo assume un valore particolare: restituisce visibilità a esperienze che spesso restano ai margini dell'attenzione pubblica. E, nel farlo, suggerisce una direzione possibile. Non quella delle grandi parole, ma quella dei gesti concreti.