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11 Aprile 2026 - 00:14
Non è solo una medaglia. È il riconoscimento di un lavoro che ha scavato dentro una delle tragedie più dolorose degli ultimi anni. Il viceispettore della Polizia di Stato Calogero Lo Bello è stato insignito di un encomio per le indagini sulla strage ferroviaria di Brandizzo, durante la cerimonia per il 174esimo anniversario della Polizia di Stato, a Verbania. Un riconoscimento che, nelle parole della motivazione ufficiale, fotografa il senso di quell’impegno: “spiccate qualità professionali e non comune determinazione operativa”, messe al servizio di un’indagine che ha consentito una ricostruzione puntuale e precisa dei fatti, fino all’individuazione delle responsabilità penali. Parole che pesano, perché Brandizzo non è stato un incidente qualsiasi, ma uno spartiacque.
La notte tra il 30 e il 31 agosto 2023, cinque operai persero la vita mentre lavoravano sui binari. Un evento che ha imposto subito una domanda: come è stato possibile? Ed è proprio su questa domanda che si è innestato il lavoro investigativo della polizia giudiziaria, fatto di rilievi, testimonianze, ricostruzioni tecniche e analisi dei protocolli. Un lavoro che ha portato a ricostruire non solo la dinamica dell’impatto, ma l’intera catena di decisioni, comunicazioni e omissioni che hanno reso possibile quella tragedia. È qui che si misura il valore dell’encomio: non un gesto isolato, ma un’indagine capace di trasformare lo sgomento in un quadro chiaro, utilizzabile in sede processuale, passando dal dolore alla responsabilità.

La strage di Brandizzo è entrata nella memoria collettiva non solo per il numero delle vittime, ma per le modalità con cui è avvenuta. Cinque operai travolti da un treno mentre lavoravano su una linea che avrebbe dovuto essere messa in sicurezza. Il punto più drammatico è proprio questo: non l’imprevedibilità, ma l’evitabilità. Il sistema ferroviario italiano prevede protocolli rigorosi per i lavori in linea, ma quella notte qualcosa si è spezzato nella catena della sicurezza. Le indagini hanno evidenziato passaggi critici: comunicazioni non verificate, tempi non rispettati, valutazioni errate sullo stato della linea. Elementi che, presi insieme, hanno creato le condizioni per l’impatto.
Una tragedia che ha riportato al centro il tema della sicurezza sul lavoro, soprattutto nei contesti ad alto rischio. Dopo Brandizzo si è riaperto un dibattito profondo sulla distanza tra norme e realtà operativa. I protocolli esistono, ma la loro efficacia dipende da come vengono applicati. Sindacati, istituzioni e aziende si sono trovati davanti a una domanda inevitabile: quanto sono davvero sicuri i cantieri ferroviari? E quanto incidono fattori come tempi, pressioni produttive e organizzazione del lavoro?
La strage ha acceso i riflettori su un sistema spesso invisibile, quello dei lavori notturni sui binari, fatto di coordinamenti complessi e responsabilità distribuite. Ma ha anche mostrato quanto fragile possa essere l’equilibrio tra sicurezza e operatività, quanto basti poco — un errore, una sottovalutazione, una comunicazione mancata — per trasformare il lavoro in tragedia. In questo contesto, il ruolo delle indagini diventa centrale: non solo per accertare responsabilità, ma per capire cosa non ha funzionato e prevenire nuovi incidenti.
È qui che si inserisce il lavoro del viceispettore Lo Bello, capace di andare oltre la superficie e leggere il sistema nelle sue dinamiche profonde. L’encomio consegnato a Verbania non è solo un riconoscimento personale, ma il segno di un passaggio: dalla tragedia alla verità, e dalla verità, almeno nelle intenzioni, alla prevenzione. Perché Brandizzo resta una ferita aperta, ma anche un punto di partenza. Un monito che va oltre le aule di tribunale e chiama in causa una responsabilità collettiva.
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