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25 Febbraio 2026 - 10:08
Matteo Chiantore e Alberto Cirio
Ce l’ha detto così, quasi fuori programma. Lunedì scorso, incontro convocato per parlare d’altro. E invece Alberto Cirio, governatore del Piemonte, a un certo punto decide che no, non si può più girarci intorno.
«A Ivrea c’è un bravo sindaco. Il tribunale? Lo stiamo portando a casa anche grazie al suo lavoro…». Silenzio. Poi la stoccata, inevitabile: «Guarda che è del Pd».
E lui, senza scomporsi, quasi divertito, alla sua maniera, sarcastica seriosa: «E questo che cosa significa… Se è bravo è bravo!». Sipario. E messaggio politico chiarissimo: quando si tratta del tribunale di Ivrea, le bandierine restano nel cassetto. Oppure l'esatto contrario: "E' partita la corsa per mettere la bandierina..."
Il progetto, per la verità, non nasce oggi. Ma oggi prende forma. Perché le ipotesi alternative sono state definitivamente archiviate. Morta quella del Meeting Point. Morta anche la soluzione del fabbricato nel cortile. Fine delle suggestioni.
Si va sul concreto: svuotare l’immobile che oggi ospita Ivrea Parcheggi e Aci e trasformarne il piano terreno in una vera aula per i grandi processi. Una sala da 120-130 posti, con bagni, area detenuti con le sbarre, spazi adeguati. Non una toppa. Una struttura degna di questo nome.
Per i lavori, almeno sulla carta, i conti sembrano tornare. La Regione ha messo sul piatto 500 mila euro. Soldi già contabilizzati a bilancio. Non promesse, ma risorse.
Il nodo, però, resta quello degli affitti. Perché il Ministero della Giustizia ha promesso di contribuire, ma non di coprire l’intero canone. E qui si gioca la partita vera.
Il sottosegretario Andrea Delmastro avrebbe garantito la disponibilità del dicastero a farsi carico, se non dell’intero importo, di una quota rilevante del futuro affitto. Una disponibilità importante. Ma finché non diventa impegno formale, resta una rassicurazione politica.
Il sindaco Matteo Chiantore, intanto, non arretra di un passo. «Chiederemo un aiuto ai sindaci delle città più grosse: Ciriè, Chivasso, Volpiano, Settimo, Leinì. Alla fine anche loro hanno interesse al servizio».
Tradotto: il tribunale non è un lusso eporediese. La nuova aula del tribunale è indispensabile per i grandi processi, a cominciare da quello sulla strage di Brandizzo. È un presidio per un territorio intero. E se serve, si costruisce una rete di sindaci.
E poi c’è l’altro tassello, tutt’altro che secondario. Perché se Ivrea Parcheggi deve lasciare l’attuale sede, bisogna trovare un’alternativa.
Qui entra in scena RFI. L’interlocuzione è in corso per destinare a nuova sede i locali della vecchia stazione ferroviaria: circa 130 metri quadrati. Non solo uffici. Si parla di bike sharing, car sharing. E, con tutta probabilità, anche di un locale da destinare a presidio permanente delle forze dell’ordine: polizia e vigili urbani.
Un pezzo di città che cambia funzione. L’accordo farebbe riferimento a una concessione gratuita degli spazi per vent’anni. Venti anni. Un orizzonte lungo, che dà stabilità.
I lavori di recupero, stimati in circa 120 mila euro, potrebbero essere coperti attraverso una transazione legata a un vecchio contenzioso su un terreno vicino alla stazione. L’amministrazione sarebbe pronta a chiudere quella partita e destinare le somme proprio a questo progetto.
Un incastro finanziario e amministrativo che, se regge, sistema più di una casella.
Giovedì si entra nel vivo. È in programma la Conferenza permanente del tribunale, allargata alla Procura generale e alla Corte d’Appello di Torino. Non un semplice incontro tecnico. Un passaggio politico-istituzionale cruciale.
Insomma, tra fondi regionali già messi a bilancio, aperture ministeriali sugli affitti, collaborazione tra sindaci e trattativa con RFI, la sensazione è che la vicenda del tribunale stia uscendo dalla palude degli annunci.
E se a dirlo, con tanto di endorsement bipartisan, è il governatore in persona, forse stavolta non siamo davanti all’ennesima promessa. Forse.

Mettiamoci nei loro panni.
Sei all’opposizione. Fai il tuo mestiere. Studi le carte, cerchi la crepa, limi la frase, prepari il comunicato: “L’amministrazione non è all’altezza”. È un lavoro serio, richiede disciplina.
Poi arriva il governatore. Che non è uno qualsiasi. È il tuo governatore. Stessa coalizione, stesso campo, stesso lessico.
E cosa fa?
Dice che il sindaco del Pd di Ivrea "è bravo".
Non “simpatico”. Non “collaborativo”. Non “educato”. No. Bravo.
È un colpo basso istituzionale.
Il problema non è il tribunale. Il problema non sono i 500 mila euro regionali. Il problema non è neppure l’aula da 130 posti con le sbarre per i detenuti. Il problema è l’aggettivo.
In politica locale esiste una regola semplice: il tuo avversario non è bravo. È, al massimo, fortunato. Se ottiene un risultato, è perché qualcuno glielo ha regalato. Se sblocca una pratica, è merito della Regione. Se la Regione mette i soldi, è merito del governatore. Che infatti è tuo.
Ma se il governatore dice che il merito è anche del sindaco? È un terremoto semantico.
A quel punto restano tre strade.
La prima: minimizzare. “Ha fatto un complimento istituzionale”. Traduzione: parole di circostanza, non valgono. Come quando a un matrimonio dici che la sposa è raggiante.
La seconda: interpretare. “Era un modo per spronarlo”. Geniale. L’elogio come pressione psicologica.
La terza, la più audace: far finta di niente. Andare avanti come se nulla fosse. Continuare a dire che l’amministrazione naviga a vista, che i conti non tornano, che sugli affitti il Ministero paga solo una parte, che il vero nodo è lì.
E in effetti il nodo c’è. Gli affitti restano un problema. Il sottosegretario promette una quota rilevante, non tutto. I sindaci dei comuni più grandi dovranno essere coinvolti. La partita è ancora aperta. C’è materiale per fare opposizione, eccome.
Ma resta quella frase. «Se è bravo è bravo».
È una frase che non si presta a troppe torsioni. È lineare, quasi disarmante. E soprattutto introduce un’idea pericolosa: che la competenza non abbia un’etichetta.
Per un’opposizione è più facile fronteggiare un avversario arrogante che uno elogiato dal tuo stesso campo. È più semplice combattere un nemico che un amministratore che viene certificato “bravo” dal governatore.
Il tribunale forse tornerà davvero. Forse no. I 500 mila euro ci sono. Gli affitti si vedranno. La Conferenza permanente dirà.
Ma nel frattempo, a Ivrea, qualcuno deve fare i conti con un fatto inatteso: l’avversario che riceve un applauso dal tuo palco.
E non c’è aula da 130 posti che possa contenere l’imbarazzo.
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