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10 Aprile 2026 - 23:51
Il giornalista Mattia Feltri
Non è solo una replica. È una presa di posizione netta, durissima, che apre un nuovo fronte tra magistratura e informazione. La giunta piemontese dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) interviene contro gli articoli pubblicati nei giorni scorsi da La Stampa, firmati da Mattia Feltri, sul caso dei due magistrati torinesi colpiti da un provvedimento disciplinare, e lo fa con parole che non lasciano spazio a interpretazioni. Nel mirino c’è una narrazione che, secondo l’Anm, sarebbe “strumentalmente orientata a gettare discredito sull’ordine giudiziario”, un’accusa pesante che ribalta completamente la lettura del caso proposta dal quotidiano. Perché, sottolineano i magistrati, la vicenda dimostrerebbe l’esatto opposto: non una “casta intoccabile”, ma un sistema capace di autocorreggersi e sanzionare, anche in presenza di questioni giuridiche complesse.
Il punto centrale della contestazione è proprio questo. I due magistrati sono stati raggiunti da una sanzione disciplinare severa, adottata al termine di un procedimento regolato da norme precise, e per l’Anm questo rappresenta la prova del funzionamento dei meccanismi di controllo interni. La ricostruzione giornalistica, invece, avrebbe insistito su un’immagine opposta, alimentando l’idea di una corporazione impermeabile alle responsabilità. Ma lo scontro non si ferma qui. Nel comunicato, la giunta entra nel merito del procedimento disciplinare, accusando il giornalista di ignorarne regole e significato: le sanzioni devono rispondere a criteri di proporzionalità e adeguatezza, e il trasferimento di un magistrato non è una misura neutra, ma una conseguenza particolarmente gravosa, perché incide sul principio costituzionale dell’inamovibilità.
È un richiamo tecnico, ma anche politico, perché dietro la polemica emerge una questione più ampia: il rapporto tra giustizia e opinione pubblica e il ruolo dell’informazione nel raccontarlo. Un altro punto di attrito riguarda la mancata pubblicazione dei nomi dei magistrati coinvolti. Anche su questo l’Anm è netta: il giornalista, si legge nella nota, avrebbe ignorato l’articolo 52 del decreto legislativo 196 del 2003, che tutela la privacy in procedimenti di questo tipo. Un passaggio che apre un tema delicato, quello del confine tra diritto di cronaca e tutela delle persone coinvolte.
L’affondo finale è ancora più duro. La giunta piemontese respinge con fermezza quella che definisce una strumentalizzazione della vicenda, accusando gli articoli di esporre i magistrati a una “incontrollata gogna mediatica” e di alimentare sfiducia nelle istituzioni. Parole che segnano un punto di rottura evidente. Da una parte, la magistratura che difende il proprio sistema disciplinare e respinge ogni tentativo di delegittimazione; dall’altra, il diritto di critica e di analisi giornalistica, che resta uno dei cardini del controllo democratico. Nel mezzo, ancora una volta, un equilibrio fragile tra poteri e informazione, che casi come questo riportano inevitabilmente sotto tensione.

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