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Cronaca
09 Aprile 2026 - 23:01
Rete di spie e dossier illegali: 94 indagati, spiati politici, imprenditori e vip
Non solo Equalize, l’agenzia investigativa con sede a due passi dal Duomo di Milano e riconducibile a Enrico Pazzali, emersa con gli arresti dell’ottobre 2024, ma una vera e propria rete diffusa di società operative in tutta Italia, in grado di scambiarsi informazioni riservate “esfiltrate” da banche dati strategiche. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe alimentato un mercato parallelo di dossieraggi illegali, strutturato e orientato al profitto.
L’inchiesta della Procura di Milano delinea infatti un quadro molto più ampio rispetto al singolo caso Equalize: una filiera organizzata di accessi abusivi, acquisizione illecita di dati e loro successiva commercializzazione, spesso mascherata come attività investigativa lecita o come informazioni provenienti da fonti aperte.
Nel nuovo sviluppo investigativo emergono ulteriori indagati, tra cui anche un generale della Guardia di Finanza, e tornano alla luce episodi già noti, come il presunto spionaggio ai danni del velocista olimpico Marcell Jacobs o quello che sarebbe stato commissionato da ambienti legati al settore legale di Eni. A questi si aggiunge un elenco sempre più ampio di persone finite sotto osservazione: tra i nomi spuntano Christian Vieri, Ricky Tognazzi, Fabrizio Corona e Selvaggia Lucarelli.
Ne emerge un vero e proprio “mare magnum” di contestazioni, che spaziano dall’accesso abusivo a sistemi informatici alle intercettazioni illegali, fino alla corruzione finalizzata all’ottenimento di dati coperti da segreto. Il tutto nell’ambito della doppia mossa della Procura guidata da Marcello Viola, che sta portando avanti più filoni paralleli su un sistema di cyber-spionaggio che presenta analogie con altre inchieste, come quelle sulle cosiddette “Sos” e sulla “squadra Fiore” romana.
Sul piano giudiziario, i pm Francesco De Tommasi ed Eugenio Fusco, insieme ai magistrati della Direzione nazionale antimafia Antonello Ardituro e Barbara Sargenti, hanno chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone, tra cui lo stesso Pazzali, ritenuto dagli inquirenti il promotore e vertice dell’associazione per delinquere. Contestualmente è stata notificata una seconda maxi chiusura indagini a carico di 81 indagati, in un filone che punta soprattutto a chiarire il ruolo dei “clienti” del sistema Equalize.
Secondo l’accusa, Pazzali avrebbe gestito un’attività caratterizzata da richieste continue di report illeciti, anche con l’obiettivo di influenzare settori della politica e dell’imprenditoria, sfruttando dati sottratti illegalmente dalle banche dati pubbliche.
Le indagini descrivono inoltre un’organizzazione articolata in più livelli. Accanto al nucleo principale di Equalize, sarebbe stata individuata un’ulteriore “cellula” guidata da Luca Cavicchi, amministratore di una società con sede a Ferrara, che operava attraverso uno scambio reciproco di informazioni ottenute grazie a operatori infedeli delle forze dell’ordine, anch’essi indagati.
Tra gli episodi più rilevanti, emerge quello relativo al presunto hackeraggio dei dispositivi di Marcell Jacobs: secondo gli atti, il tecnico Gabriele Pegoraro sarebbe riuscito ad accedere ai telefoni dell’atleta e del suo entourage per acquisire informazioni su un ipotetico uso di sostanze dopanti. L’operazione sarebbe stata commissionata, nell’estate 2021, da Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, con un pagamento di circa 10mila euro in contanti.
Non solo: pur di soddisfare i clienti e ottenere compensi, il gruppo avrebbe anche manipolato o alterato contenuti di comunicazioni, incluse chat, come nel caso di un incarico riconducibile a Leonardo Maria Del Vecchio.
Tra gli indagati figurano anche manager e professionisti di primo piano, tra cui Stefano Orsini (security manager di Luxottica) e Stefano Speroni, direttore affari legali di Eni, quest’ultimo accusato anche di calunnia per un report reputazionale finalizzato – secondo l’accusa – a screditare un imprenditore del settore petrolifero. Compaiono inoltre dirigenti legati a grandi gruppi industriali come Erg, Heineken e Barilla, oltre al caso delle chat manipolate dell’architetto Stefano Boeri, indicato come persona offesa.

Un ulteriore filone riguarda l’utilizzo illecito delle banche dati istituzionali: il generale della Guardia di Finanza Cosimo Di Gesù avrebbe acquisito, su richiesta, informazioni riservate dalla banca dati Serpico, mentre un ispettore di polizia in servizio all’aeroporto di Orio al Serio avrebbe effettuato accessi alla banca dati Sdi sui precedenti penali, svolgendo – secondo gli investigatori – una funzione cruciale per l’intera rete.
Il numero delle presunte vittime ha ormai superato quota 650 tra persone e società, includendo nomi noti come Paolo Scaroni e Alex Britti, a cui si aggiungono quelli emersi più di recente.
Parallelamente, proseguono altri filoni d’indagine, in particolare quello relativo alle società clienti. Intanto alcuni indagati, tra cui i tecnici Camponovo e Cornelli, avrebbero manifestato l’intenzione di patteggiare, aprendo possibili sviluppi anche sul piano probatorio.
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