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09 Aprile 2026 - 10:05
Benzina e diesel salgono ancora, anche se il petrolio crolla: scoppia la polemica su rincari
I prezzi dei carburanti continuano a salire, anche mentre il petrolio crolla. È il paradosso che emerge dagli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, che segnalano nuovi rincari su tutta la rete nazionale, sia ordinaria che autostradale. Una dinamica che accende lo scontro tra associazioni dei consumatori e operatori del settore, con accuse sempre più esplicite di speculazione.
Nel dettaglio, il prezzo medio della benzina in modalità self service si attesta a 1,792 euro al litro, in aumento rispetto a 1,789 euro del giorno precedente. Ancora più evidente il rincaro del gasolio, che sale a 2,184 euro al litro contro i 2,178 euro registrati ieri. Sulla rete autostradale, i valori risultano ancora più elevati: 1,829 euro al litro per la benzina e 2,203 euro per il diesel.
Numeri che, presi singolarmente, possono sembrare variazioni contenute, ma che nel loro insieme delineano una tendenza chiara e soprattutto controintuitiva. Nelle stesse ore, infatti, le quotazioni del petrolio hanno registrato un crollo del 16%, un dato che in teoria dovrebbe tradursi in un alleggerimento dei prezzi alla pompa. E invece accade il contrario.
A denunciare con forza questa dinamica è il Codacons, che parla apertamente di “doppia velocità” nel mercato dei carburanti: i prezzi salgono rapidamente quando il petrolio aumenta, ma non scendono con la stessa velocità quando le quotazioni calano. Un meccanismo che, secondo l’associazione, rappresenta una delle principali anomalie del sistema italiano.
Il fenomeno è evidente anche a livello territoriale. In diverse regioni il prezzo del gasolio ha già superato la soglia dei 2,2 euro al litro. A Bolzano si registrano punte di 2,213 euro, in Calabria 2,202 euro, mentre Sicilia e Lombardia si attestano poco sotto, rispettivamente a 2,199 e 2,197 euro. Incrementi significativi si segnalano anche in Abruzzo, Emilia Romagna e Molise, dove i rialzi giornalieri risultano tra i più marcati.

Le conseguenze per i consumatori sono immediate. Secondo le stime dell’Unione nazionale consumatori, un pieno da 50 litri può costare fino a 80 centesimi in più rispetto al giorno precedente, con impatti che si moltiplicano nel tempo per famiglie e lavoratori che utilizzano quotidianamente l’auto. Un aggravio che pesa soprattutto in un contesto economico già segnato dall’aumento del costo della vita.
Il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona, parla senza mezzi termini di situazione “scandalosa”, sottolineando come i prezzi avrebbero dovuto iniziare a scendere già nelle ultime ore, proprio in seguito al calo del petrolio. Una mancata corrispondenza che alimenta dubbi sulla trasparenza del mercato e sulla formazione dei prezzi.
Il nodo centrale resta quello della filiera: tra il prezzo del greggio e quello alla pompa intervengono diversi passaggi – raffinazione, distribuzione, accise e Iva – che contribuiscono a determinare il costo finale. Tuttavia, secondo le associazioni, questi fattori non giustificano completamente la lentezza con cui i ribassi vengono trasferiti ai consumatori.
Il Codacons annuncia una nuova serie di esposti in tutta Italia, ipotizzando reati come manovre speculative se i prezzi non registreranno una rapida inversione di tendenza. Una presa di posizione che potrebbe aprire nuovi fronti giudiziari e aumentare la pressione sul settore.
Sul piano economico, il tema dei carburanti resta strategico. I rincari non incidono solo sui bilanci delle famiglie, ma hanno effetti a catena su trasporti, logistica e prezzi dei beni di consumo. Ogni aumento alla pompa si traduce, nel medio periodo, in un possibile rialzo dell’inflazione.
In attesa di capire se e quando i prezzi inizieranno a scendere, resta una certezza: la distanza tra andamento del petrolio e costi alla pompa continua ad alimentare polemiche e sfiducia. E per milioni di automobilisti italiani, ogni pieno diventa sempre più caro.
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