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05 Aprile 2026 - 18:19
– Un appello forte, diretto, senza mediazioni. Nella solennità della Pasqua, Papa Leone XIV torna a rivolgersi ai potenti della terra chiedendo di fermare le guerre e scegliere la pace.
Dalla Loggia delle Benedizioni, durante la tradizionale benedizione Urbi et Orbi, il Pontefice ha pronunciato parole nette: «Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l'altro, ma di incontrarlo!».
Un messaggio ascoltato da circa 50mila fedeli riuniti in piazza San Pietro, arrivati da tutto il mondo per la celebrazione più importante del calendario cristiano.
Nel suo intervento, Leone XIV ha insistito sul significato autentico della pace, spiegando che non si tratta solo di mettere a tacere le armi, ma di un cambiamento più profondo. «La pace che Gesù ci consegna non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!». Un invito a superare logiche di potere e dominio per aprirsi all’incontro e al dialogo.
Il Papa ha quindi annunciato un momento concreto di preghiera collettiva: «Invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo nella basilica di San Pietro il prossimo sabato, 11 aprile».
Il tema della guerra ha attraversato tutta la celebrazione pasquale, dall’omelia alla benedizione finale. Il Pontefice ha descritto un mondo segnato da ingiustizie, violenze e sofferenze, sottolineando come la morte sia presente nelle dinamiche di oppressione, nelle disuguaglianze e nei conflitti. «La morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell'oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili». E ancora: «La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l'idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge».
Accanto a questo quadro drammatico, Leone XIV ha indicato anche una via di speranza: «Il Signore è vivo e rimane con noi. Attraverso fessure di risurrezione che si fanno spazio nelle oscurità, Egli consegna il nostro cuore alla speranza».
Nel suo discorso, il Papa ha ricordato anche Papa Francesco, citando le parole pronunciate proprio durante la Pasqua dell’anno precedente. «C'è una sempre più marcata “globalizzazione dell'indifferenza”», aveva denunciato allora Bergoglio, sottolineando come nei conflitti si manifesti ogni giorno una diffusa volontà di morte.

ROBERT FRANCIS PREVOST CARDINALE, PAPA FRANCESCO JORGE MARIO BERGOGLIO
La celebrazione si è conclusa con gli auguri di Pasqua rivolti ai cristiani di tutto il mondo, pronunciati da Leone XIV in dieci lingue, tra cui arabo e cinese, a testimonianza dell’universalità del messaggio.
Un appello che arriva in un momento storico segnato da tensioni e conflitti, e che rilancia con forza il ruolo del dialogo e della responsabilità globale.
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