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“Meglio le bombe che la fame”: il ritorno disperato delle famiglie ucraine

Crisi economica e solitudine riportano oltre 1,6 milioni di persone nelle zone di guerra

Ucraina, fuga al contrario: milioni tornano nelle case sotto attacco

Ucraina, fuga al contrario: milioni tornano nelle case sotto attacco

A più di quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, migliaia di famiglie stanno facendo una scelta estrema: tornare nelle proprie case lungo la linea del fronte, nonostante i bombardamenti e i combattimenti ancora in corso. Secondo Save the Children, oltre 1,6 milioni di ucraini sono rientrati nelle regioni più pericolose del Paese, in particolare nelle aree di Kharkiv, Donetsk, Kherson e Sumy.

Alla base di questa decisione, spiega l’Organizzazione, ci sono soprattutto difficoltà economiche e solitudine. Dalla ricerca condotta su 172 genitori e caregiver emerge che il 74% ha indicato la nostalgia di casa e della propria comunità, insieme al senso di isolamento nei luoghi di rifugio, come fattori determinanti per il ritorno. Quasi un genitore su due (45%) ha inoltre dichiarato di essere rientrato perché i figli erano infelici, stressati o soli.

A pesare è anche il costo della vita nelle aree più sicure del Paese: circa il 55% degli intervistati ha citato l’alto costo degli affitti e le difficoltà nel trovare lavoro. Gli affitti possono variare tra 7.000 e 15.000 UAH al mese (160–340 dollari), spesso equivalenti all’intero reddito familiare.

Il ritorno avviene in un contesto ancora drammatico: dopo quattro anni di guerra su vasta scala, circa 3,4 milioni di persone restano sfollate all’interno dell’Ucraina e 5,9 milioni hanno cercato sicurezza all’estero. Nelle zone di rientro, le famiglie devono affrontare raid aerei, combattimenti, difficoltà di accesso all’istruzione e la mancanza di spazi sicuri per i bambini, oltre a un forte stress psicologico legato agli allarmi continui e alla presenza dei droni.

La testimonianza di Volodymyr*, 47 anni, racconta la realtà di molte famiglie. Fuggito dalla regione di Sumy con la moglie e il figlio Bohdan* nel marzo 2022, ha deciso di tornare dopo mesi di difficoltà: «Ritornare qui è stato un rischio, perché nella nostra città ci sono bombardamenti continui – ha detto Volodymyr - Sentiamo costantemente il rumore dei droni che sorvolano la nostra casa. Non possiamo stare tranquilli, dormire, viviamo perennemente sotto forte stress»*.

La ricerca evidenzia una situazione complessa: se da un lato il ritorno consente alle famiglie di evitare i costi degli affitti e di riavvicinarsi alle proprie reti sociali, dall’altro aumenta i rischi per i bambini. Diventa più difficile trovare luoghi sicuri per giocare e molti minori si ammalano più spesso. Allo stesso tempo, quasi otto bambini su dieci (77%) affermano che è più facile fare amicizia nelle comunità di origine.

A sottolineare la gravità della situazione è Sonia Khush, direttrice di Save the Children in Ucraina: «È difficile pensare che famiglie con bambini scelgano di tornare alle loro case sulla linea del fronte in Ucraina, nonostante il rischio molto reale che questa decisione comporta per la loro sicurezza, oltre al pesante impatto psicologico del vivere tra continui allarmi aerei e il rumore dei droni, ma questo fa capire quanto sia grande il peso dello sfollamento e della vita lontani dalla propria casa».

«Anche se trovano condizioni di maggiore sicurezza nei luoghi in cui sono state costrette a fuggire, molte scoprono di non riuscire a sopravvivere finanziariamente, lontane da opportunità di reddito e reti di supporto, e allo stesso tempo soffrono profondamente la mancanza delle comunità e dei legami lasciati indietro. Tornare in una zona di guerra non è mai una scelta facile. Sono necessari fondi internazionali costanti per garantire che le famiglie sfollate in Ucraina abbiano i mezzi finanziari e i servizi necessari per poter rimanere al sicuro. Abbiamo bisogno anche di fondi per garantire che i bambini colpiti dalla guerra ricevano protezione, cure e opportunità per ricostruire le loro vite ovunque decidano di farlo, e per evitare che un’intera generazione porti per tutta la vita le cicatrici invisibili del conflitto», ha concluso.

Save the Children chiede a tutte le parti in conflitto di cessare immediatamente gli attacchi contro civili e infrastrutture, comprese case, scuole e ospedali, e di porre fine alle gravi violazioni contro i bambini.

L’organizzazione opera in Ucraina dal 2014 e, dall’inizio dell’invasione su larga scala il 24 febbraio 2022, ha ampliato le proprie attività, raggiungendo oltre 4,7 milioni di persone, tra cui circa 1,9 milioni di bambini, con aiuti essenziali, istruzione, protezione e supporto alla salute mentale.

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