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02 Aprile 2026 - 11:44
Bambini sfollati. Crediti: Save The Children
Il numero dei minori palestinesi costretti a lasciare le proprie case in Cisgiordania è esploso nel 2026, segnando un drammatico aumento della violenza. A lanciare l’allarme è Save the Children, che denuncia come il fenomeno degli sfollamenti sia cresciuto in modo esponenziale nei primi mesi dell’anno.
Secondo l’analisi dell’organizzazione, basata su dati delle Nazioni Unite, nei primi tre mesi del 2026 sono stati 685 i minori palestinesi sfollati a causa della violenza dei coloni, contro una media di 63 nello stesso periodo dei tre anni precedenti. Il confronto è netto: 122 bambini sfollati nei primi mesi del 2025, 17 nel 2024 e 51 nel 2023.
Solo a gennaio, circa 350 minori facevano parte dei quasi 700 palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case in nove comunità. Una situazione aggravata da episodi di violenza spesso “agevolata o facilitata dalle forze di sicurezza israeliane”, con interi villaggi svuotati.
Il bilancio si aggrava anche sul fronte delle vittime: nel 2026 sette minori palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania, mentre 35 sono rimasti feriti tra attacchi militari e aggressioni dei coloni, di cui 22 proprio da questi ultimi. Numeri che si avvicinano al totale dei feriti registrati negli anni precedenti: 37 nel 2023 e 33 nel 2024.
Le famiglie vivono sotto una pressione costante. Secondo Save the Children, i coloni hanno incendiato abitazioni, veicoli e terreni agricoli, distrutto o rubato bestiame e compiuto aggressioni e intimidazioni armate. A questo si aggiunge il deterioramento generale della sicurezza, aggravato dall’escalation in Medio Oriente, che ha portato a un aumento delle operazioni militari, dei checkpoint e delle chiusure stradali, oltre al rischio di caduta di detriti dovuti alle intercettazioni missilistiche.
La quotidianità dei più giovani è segnata dalla paura. Bambini e adolescenti raccontano di molestie e aggressioni lungo il tragitto verso la scuola, con una conseguente riduzione della frequenza scolastica e un aumento del disagio psicologico.
Kareem*, 16 anni, descrive il suo percorso verso la scuola come «il sentiero della paura», raccontando episodi in cui viene picchiato, derubato dello zaino e privato dei libri.
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Ancora più drammatica la testimonianza di Khalid, 15 anni, colpito da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni nel suo villaggio, dopo essere già stato ricoverato in passato per un’aggressione. Il ragazzo ha raccontato «di avere visto questa volta la morte con i suoi occhi».
Il padre, Abedalrahman, ha aggiunto: «La prima cosa che ho pensato quando l'ho visto è stata: 'È finita, il mio ragazzo non c'è più'».
Le restrizioni alla circolazione stanno inoltre isolando sempre più le comunità palestinesi, creando condizioni definite simili a un assedio, soprattutto nelle aree vicine agli insediamenti e agli avamposti.
Secondo l’organizzazione, il peggioramento della situazione segue anche l’approvazione da parte del governo israeliano di misure che consentono ai coloni di acquisire o occupare terreni con una supervisione minima, nonostante la Corte Internazionale di Giustizia e le risoluzioni delle Nazioni Unite abbiano dichiarato illegali gli insediamenti.
A denunciare con forza la situazione è Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale: «Siamo solo a tre mesi dall'inizio del 2026 e la violenza dei coloni ha raggiunto livelli sconvolgenti. Questi attacchi hanno lasciato i minori palestinesi senza casa e li hanno terrorizzati con un'impunità pressoché totale. Bambini e adolescenti delle comunità rurali e beduine, così come quelli che si spostano tra le città per andare a scuola o al lavoro, sono ripetutamente in pericolo. Nel corso degli anni i minori palestinesi sono stati uccisi, feriti, molestati e intimiditi dai coloni israeliani. Hanno assistito alla distruzione e al danneggiamento delle loro case e scuole, oltre ad essere stati separati con la forza dai genitori e dai parenti. Ora sono minacciati da nuove leggi oltraggiose che violano il diritto internazionale. Il nostro team segnala dei bambini a cui è stato diagnosticato un disturbo da stress tossico, dovuto al trauma continuo e persistente. Questo ambiente, caratterizzato da violenza supportata dallo Stato, discriminazione razziale, perdita di persone care, detenzione e distruzione di case e scuole, sta distruggendo le aspirazioni e il futuro dei bambini palestinesi e devastando la loro salute mentale. Tutto questo deve finire. Il mondo non può distogliere lo sguardo dal Territorio Palestinese Occupato».
Save the Children, attiva nel Territorio Palestinese Occupato dal 1953 e con presenza permanente dal 1973, chiede ai governi di esercitare pressioni sulle autorità israeliane per porre fine alle politiche e pratiche discriminatorie e garantire responsabilità per le violenze subite dalle comunità palestinesi.
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