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La Voce degli Animali

Elefante rosa muore dopo lo shooting: bufera globale sulla fotografa, accuse e minacce di morte (VIDEO)

Sui social è rivolta contro Julia Buruleva, ma lei si difende: «Nessun danno all’animale». Indagano le autorità indiane

Un elefante dipinto di rosa, diventato simbolo di uno shooting fotografico virale, è morto cinque mesi dopo. E ora la vicenda esplode sui social, tra accuse, indignazione e minacce. Al centro della polemica c’è la fotografa russa Julia Buruleva, finita nella bufera dopo la morte di Chanchal, elefantessa di 65 anni protagonista di un servizio realizzato a Jaipur, nello Stato indiano del Rajasthan.

Le autorità forestali indiane hanno avviato un’indagine per verificare il rispetto delle norme sul benessere animale durante lo shooting, mentre la rete si divide tra chi parla di abuso e chi invita alla prudenza. L’animale è morto a febbraio e, secondo il proprietario Shadik Khan e la stessa fotografa, il decesso sarebbe avvenuto per cause naturali legate all’età.

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Buruleva respinge con fermezza ogni accusa e sostiene che «non è stato arrecato alcun danno all’elefante in nessun momento», precisando che «è stata utilizzata una vernice naturale, non tossica, applicata per un periodo molto breve e facilmente lavabile». La fotografa aggiunge che «l’intera sessione è stata breve e svolta sotto la supervisione del custode dell’animale» e che Chanchal appariva «calma, rilassata e reattiva» durante lo shooting.

Il progetto, realizzato lo scorso novembre, secondo l’artista mirava a «riflettere realtà già presenti nel contesto culturale locale», dove gli elefanti vengono talvolta decorati durante eventi tradizionali. Buruleva ha anche denunciato una campagna di disinformazione: «C’è stata molta disinformazione su questo progetto con l’elefante rosa. Non so chi l’abbia iniziata, ma da quanto mi è stato detto, l’elefante è morto recentemente per vecchiaia ed è triste, ma il servizio fotografico è avvenuto più di quattro mesi prima e non ha nulla a che fare con questo». E ha aggiunto: «Per favore, controllate le vostre fonti prima di condividere informazioni false!».

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Secondo il racconto della fotografa, l’idea del progetto è nata durante un soggiorno di sei settimane in Rajasthan: «Probabilmente valeva la pena venire in India solo per questo servizio». E ancora: «Dopo la prima settimana, quando il mio cervello era già sovraccarico di tutti i colori e le immagini della città, è nata questa idea: un elefante rosa davanti ai classici cancelli del Rajasthan». Sottolineando il valore simbolico dell’animale, ha spiegato: «Gli elefanti sono ovunque lì – strade, ornamenti, architettura. Praticamente il simbolo principale del Rajasthan. Non potevo ignorarli senza includerne uno» e «sono spesso decorati per festival e celebrazioni – la gente del posto li dipinge in tutti i colori. Ho scelto un elefante rosa acceso uniforme, il colore più popolare nel Rajasthan».

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Anche il proprietario Shadik Khan ha confermato che lo shooting è durato pochi minuti e che è stato utilizzato «kaccha gulal», una polvere colorata naturale, aggiungendo che «la vernice rosa acceso è stata lavata immediatamente dopo». Ha inoltre ribadito che l’elefante non era più utilizzato per le corse turistiche e viveva in condizioni normali, confermando che la morte è avvenuta per vecchiaia.

Nonostante le spiegazioni, le immagini diffuse online — che mostrano una modella dipinta di rosa sulla schiena dell’elefante dello stesso colore davanti a un tempio hindu abbandonato — hanno scatenato una reazione durissima. Tra i commenti più condivisi si legge: «Questa non è arte, è puro abuso animale» e «La libertà creativa non giustifica un’espressione irresponsabile».

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La vicenda ha avuto conseguenze personali pesanti per la fotografa, che ha denunciato di aver ricevuto «odio, minacce e perfino auguri di morte» rivolti a lei e ai suoi collaboratori. Nel frattempo, le organizzazioni per la tutela degli animali chiedono regole più severe sull’utilizzo degli elefanti in cattività e denunciano il rischio di sfruttamento a fini estetici.

Sarà ora l’inchiesta delle autorità indiane a stabilire eventuali responsabilità. Ma il caso continua ad alimentare un dibattito globale sul confine tra espressione artistica, tradizioni culturali e tutela degli animali.

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