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Libano, oltre 290mila bambini costretti alla fuga in due settimane

L’allarme di Save the Children: 850 vittime nel Paese, tra cui 103 minori. Famiglie in fuga nella notte con pochi oggetti e rifugi sovraffollati mentre l’accesso alle cure mediche viene interrotto

Libano, oltre 290mila bambini costretti alla fuga in due settimane

Libano, oltre 290mila bambini costretti alla fuga in due settimane

Oltre 290.000 bambini costretti a lasciare le proprie case in appena due settimane. Numeri che raccontano una fuga improvvisa, fatta di valigie incomplete, strade congestionate e notti attraversate dalla paura. In Libano l’escalation del conflitto ha già provocato almeno 850 vittime, tra cui 103 minori, secondo i dati diffusi dalle autorità locali. Una crisi umanitaria che si consuma rapidamente e che, ancora una volta, colpisce soprattutto i più piccoli.

Molti di loro scappano stringendo tra le braccia ciò che hanno potuto afferrare prima di uscire di casa: un peluche, una macchinina, la gabbietta con un uccellino o il proprio gatto. Oggetti fragili che diventano ancore emotive mentre intere famiglie fuggono con lo stretto necessario, spesso senza documenti, vestiti o medicine. A raccontarlo è Save the Children, organizzazione che da oltre un secolo lavora per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Gli operatori sul campo descrivono una fuga precipitosa. Famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni senza il tempo di prepararsi, mentre il conflitto interrompe anche l’accesso a cure mediche essenziali. In molti casi i pazienti non riescono più a raggiungere trattamenti salvavita, come dialisi o terapie oncologiche. In mezzo al caos delle strade paralizzate di Beirut, una donna ha persino dovuto partorire in auto durante la corsa verso un luogo più sicuro.

Nel frattempo, oltre 130.000 persone hanno trovato riparo in scuole trasformate in rifugi improvvisati o negli stadi della capitale. Spazi sovraffollati dove più di cinquanta persone condividono un solo bagno e dove spesso mancano cucine, tappeti, stufe e coperte, mentre l’inverno avanza. Le famiglie dormono per terra, con pochissima privacy, cercando di ricostruire una quotidianità minima tra le pareti di edifici pensati per tutt’altro.

La crisi non si ferma ai confini del Paese. Dal 2 marzo, circa 118.590 persone hanno attraversato il confine entrando in Siria. Gli operatori di Save the Children segnalano genitori costretti a separarsi dai familiari e lunghe attese ai posti di blocco tra Siria e Libano. Intanto, secondo le Nazioni Unite, fino a 3,2 milioni di persone sono state sfollate in Iran e circa 1.700 afghani al giorno stanno tornando in Afghanistan dall’Iran dall’inizio delle ostilità.

In Libano l’organizzazione umanitaria sta distribuendo beni di prima necessità – coperte, materassi, cuscini, kit igienici, acqua, articoli per neonati – e offrendo un primo sostegno psicologico alle famiglie. Ma dietro l’emergenza immediata c’è anche una ferita più profonda: molte persone stanno vivendo il secondo o il terzo sfollamento della loro vita. Alcune famiglie si ritrovano negli stessi rifugi dove avevano cercato protezione già nel 2024. Tra loro ci sono anche circa 20 membri dello staff di Save the Children, costretti a lasciare le proprie case mentre continuano ad assistere gli altri.

“Molte famiglie sono state costrette a fuggire nel cuore della notte senza nulla, e i bambini sentono la mancanza delle loro case, dei loro villaggi, dei loro amici e delle loro scuole. Un bambino che ho incontrato stringeva a sé la sua macchinina blu, perché era l’unica cosa che era riuscito a portare da casa. Altri hanno portato con sé i loro animali domestici, da cui non possono separarsi. Ho incontrato una famiglia che aveva con sé la gabbia con l’uccellino e un’altra il proprio gatto, perché i figli non riuscivano a stare lontani da loro. Ho visto un padre in un rifugio che ha comprato a sua figlia un monopattino di seconda mano, solo per distrarla dall’orrore che si sta consumando fuori. Vedere un bambino che gioca è raro in questi rifugi, dove le persone cercano di riprendersi da una vita completamente sconvolta. Un altro giovane mi ha detto di non aver avuto il tempo di preparare i documenti per l’università e ora teme per il suo futuro. Ognuno ha la sua storia da raccontare, una storia di ansia e dolore. I minori si sentono intrappolati in rifugi collettivi con accesso limitato a servizi igienici di base, istruzione o spazi per giocare. Le ostilità devono finire e i più piccoli devono essere protetti a tutti i costi. Sappiamo che i bambini sono sempre i più colpiti in qualsiasi conflitto e che le conseguenze psicologiche persistono a lungo anche dopo la fine del conflitto”, ha dichiarato Nora Ingdal, Direttrice di Save the Children Libano.

Di fronte a una crisi che continua ad allargarsi, Save the Children chiede con urgenza la cessazione delle ostilità e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti coinvolte, per proteggere i bambini da ulteriori sofferenze. L’organizzazione è attiva in tutta la regione con programmi in Libano, nel Territorio Palestinese Occupato, in Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. Nel Territorio Palestinese Occupato continua a fornire sostegno economico di emergenza dove i mercati lo consentono e mantiene attivi i centri per madri e bambini dedicati alla nutrizione. In Siria sta intensificando la distribuzione di cibo, il sostegno economico, i programmi di protezione dell’infanzia, il supporto alla salute mentale, l’istruzione e i servizi sanitari e nutrizionali per le persone in fuga dal Libano.

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