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02 Aprile 2026 - 10:56
Dopo 54 anni dalla fine del programma Apollo, l’uomo torna a guardare la Luna non più come un miraggio lontano, ma come una meta concreta. È partita la missione Artemis II, segnando un passaggio storico che riaccende uno dei sogni più profondi dell’umanità.
Il gigantesco razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente, portando nello spazio la navetta Orion diretta verso l’orbita lunare. A bordo quattro astronauti: il comandante Reid Wiseman, insieme a Victor Glover, primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna, e Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese, primo non americano a spingersi così lontano nello spazio.
Un equipaggio simbolo di una nuova era, destinato a restare per dieci giorni in viaggio attorno al satellite della Terra, lavorando a bordo della navetta Orion, alimentata da un modulo costruito dall’Agenzia Spaziale Europea.
Il viaggio è iniziato con precisione millimetrica. Circa otto minuti dopo il lancio, i motori del primo stadio del razzo si sono spenti, seguiti dalla separazione dallo stadio superiore. In quel momento Orion ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari e ha iniziato a navigare nello spazio, entrando nella sua orbita intorno alla Terra.
Dopo 49 minuti dal lancio, il motore si è acceso per portare la navetta al perigeo, a circa 160 chilometri dalla Terra. Un’ora più tardi, una nuova accensione ha spinto Orion su un’orbita ellittica più alta, dove resterà per circa 23 ore: una fase cruciale in cui l’equipaggio sta testando tutti i sistemi di bordo. È previsto anche un momento chiave, la cosiddetta dimostrazione di operazioni di prossimità, durante la quale gli astronauti piloteranno manualmente la navetta per circa due ore.
Nelle prime ore di missione non sono mancati gli imprevisti. Durante la salita verso un’orbita più alta, una spia ha segnalato un guasto alla toilette di bordo. «Lavorando a stretto contatto con il centro di controllo, l'equipaggio è riuscito a ripristinare il normale funzionamento della toilette», ha comunicato la Nasa. Dopo l’intervento, gli astronauti si sono concessi una pausa di quattro ore di riposo, con la sveglia fissata alle 13 italiane per preparare le manovre verso l’orbita lunare.
La missione Artemis II rappresenta un test fondamentale: per la prima volta il razzo Space Launch System porta un equipaggio umano nello spazio e, sempre per la prima volta, la navetta Orion, chiamata Integrity, accompagnerà astronauti fino all’orbita lunare. Non è previsto l’allunaggio, ma il viaggio servirà a testare ogni fase in vista delle missioni future.
La Nasa punta infatti a riportare l’uomo sulla superficie lunare con Artemis IV, prevista per il 2028, dopo aver rivisto il programma, sospendendo il progetto della stazione spaziale Gateway e concentrandosi sulla costruzione di una base sulla Luna. In questo progetto, i moduli italiani Mph sono diventati parte integrante del programma.
Il lancio è stato preceduto da ore di tensione e preparativi. Il caricamento del propellente è avvenuto regolarmente, mentre le condizioni meteo sono state monitorate costantemente: l’ultimo bollettino indicava un 80% di condizioni favorevoli, con attenzione particolare a nubi cumuliformi e venti al suolo.
«Previsioni meteorologiche accurate sono essenziali - scrive la Nasa - per proteggere l'equipaggio e le apparecchiature, poiché anche piccole variazioni possono influenzare le decisioni relative al conto alla rovescia e le dinamiche di volo».
Anche l’Europa è protagonista di questo ritorno storico. «Ci troviamo sulla soglia di un ritorno storico: l'umanità si dirige nuovamente verso la Luna, più di mezzo secolo dopo Apollo 17. La Nasa scriverà di nuovo la storia, ma questa volta la missione Artemis è un'impresa veramente internazionale e l'Europa ha un ruolo centrale», ha dichiarato Josef Aschbacher, direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea. «L'Esa - ha proseguito Aschbacher - è orgogliosa di essere un partner fondamentale della Nasa e, Fornendo il Modulo di Servizio Europeo (Esm), non si limita a rendere possibile questa missione, ma la alimenta».
Quel modulo, posizionato al centro della navetta, garantisce propulsione, acqua e controllo termico: è il cuore silenzioso che rende possibile il viaggio.
E mentre Orion si allontana dalla Terra, c’è qualcosa che va oltre la tecnologia e la scienza. È il ritorno di un sogno collettivo. Non ancora un passo sulla superficie lunare, ma il primo, decisivo battito verso quel momento.
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