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Il sindaco del Canavese e i permessi retribuiti: scattano le verifiche della Corte dei Conti e della Procura

Oltre 70 mila euro, 148 sabati e verifiche in corso: sotto la lente l’utilizzo dei permessi del sindaco

Permessi facili e soldi pubblici

Permessi facili e soldi pubblici: il caso Valperga fa tremare il municipio

Numeri, date, cifre. E poi una domanda che resta sospesa: quei permessi erano davvero giustificati? A Valperga il caso esplode dentro documenti, richieste di rimborso e atti amministrativi. Non è solo una questione tecnica, ma un nodo che intreccia spesa pubblica, trasparenza e fiducia.

Al centro della vicenda c’è il sindaco Walter Sandretto e l’utilizzo dei permessi retribuiti previsti dall’articolo 79 del Testo unico degli enti locali. Secondo quanto reso noto dai consiglieri comunali Giuliano Arimondo e Davide Brunasso, tra il 2020 e il 2025 l’importo complessivo dei permessi fruiti supererebbe i 60 mila euro, con una proiezione che potrebbe arrivare oltre i 70 mila entro la fine del 2025.

Una cifra significativa, che ha portato all’apertura di verifiche da parte della Procura regionale della Corte dei Conti del Piemonte e della Procura della Repubblica. Il punto non è il diritto ai permessi, previsto dalla legge per consentire agli amministratori locali di svolgere il proprio mandato, ma il modo in cui questi sono stati utilizzati e documentati. È qui che emergono le criticità.

La prima riguarda la motivazione. Secondo i consiglieri, le richieste sarebbero state accompagnate quasi sempre dalla stessa dicitura: “funzioni istituzionali”. Una formula generica, che — alla luce della recente giurisprudenza della Corte dei Conti — non sarebbe sufficiente.

La legge, infatti, richiede che l’attività sia specificata e verificabile: incontri, riunioni, sopralluoghi. Senza questi elementi, diventa difficile stabilire se il permesso sia realmente collegato al mandato. Il secondo elemento riguarda i tempi. L’analisi della documentazione evidenzia un dato che colpisce: 148 sabati coperti da permessi per l’intera giornata lavorativa, pari a circa sei ore e mezza.

Un numero che apre interrogativi, considerando che il Comune di Valperga al sabato risulta operativo per una fascia limitata, dalle 9 alle 11.30. Due ore e mezza contro sei ore e mezza di permesso: uno scarto che i consiglieri definiscono “difficilmente spiegabile”.

A questo si aggiungono i permessi richiesti in giorni festivi e prefestivi, come le vigilie di Natale e Capodanno o altre date non sempre compatibili con attività istituzionali ordinarie. Anche in questi casi, le ore dichiarate supererebbero l’effettiva apertura degli uffici.

Municipio di Valperga

Un ulteriore elemento riguarda la consecutività. In diversi episodi, i permessi risulterebbero distribuiti su più giorni consecutivi, includendo weekend e festivi. Sequenze di due, tre o quattro giorni che, secondo i rilievi, pongono interrogativi sulla natura e sulla continuità delle attività svolte. Il quadro che emerge è quello di un utilizzo che, almeno sulla carta, presenta incongruenze rispetto ai criteri fissati dalla normativa.

La Corte dei Conti, con una recente sentenza, ha chiarito che la legittimità dei permessi retribuiti dipende da tre condizioni fondamentali: la specificità della motivazione, la verificabilità dell’attività e la proporzionalità tra tempo utilizzato e impegno effettivo. In assenza di questi requisiti, si può configurare un possibile danno erariale, con conseguente obbligo di restituzione delle somme.

Le verifiche in corso dovranno ora stabilire se queste condizioni siano state rispettate. Tra gli aspetti oggetto di indagine: la legittimità delle giustificazioni, la corrispondenza tra ore dichiarate e attività svolte, e l’eventuale impatto economico per l’ente pubblico.

Sul piano politico, la vicenda apre un fronte delicato. I consiglieri che hanno sollevato il caso parlano di un tema che va oltre il singolo episodio. “Chi ricopre un ruolo pubblico — sottolineano — deve garantire correttezza e trasparenza. Quando la fiducia si incrina, viene meno la credibilità”.

Un passaggio che richiama il rapporto tra amministrazione e cittadini. Perché la questione dei permessi retribuiti non riguarda solo norme e procedure, ma il modo in cui vengono utilizzate le risorse pubbliche.

In un contesto locale, dove il legame tra istituzioni e comunità è diretto, ogni scelta assume un peso maggiore. E ogni dubbio si amplifica. Resta ora il tempo delle verifiche. Saranno le autorità competenti a chiarire se si tratti di irregolarità o di pratiche comunque riconducibili alla normativa vigente.

Nel frattempo, a Valperga il caso è già diventato tema di confronto pubblico. Tra documenti, cifre e interrogativi, la vicenda segna un passaggio che va oltre i numeri: riguarda il rapporto tra potere, responsabilità e fiducia. E, soprattutto, il modo in cui viene esercitato un mandato pubblico.

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